Coop del verde. La minoranza: «subito un consiglio comunale per chiarire»

Alessandro Biancardi

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Coop del verde. La minoranza: «subito un consiglio comunale per chiarire»
PESCARA. Il centrodestra chiede chiarimenti ed un confronto pubblico per discutere dei fatti venuti alla luce dall'inchiesta della magistratura. Il Consiglio comunale potrebbe essere il luogo adatto. Inoltre è stata chiesta l'istituzione di una commissione di indagine per "rileggere" le carte. Tutto regolare per la minoranza che ha fornito cifre e chiarimenti.   L'INDAGINE DELLA MAGISTRATURA   LA DIFESA DELL'ASSESSORE D'AMICO  
Dopo il clamore suscitato dall'inchiesta della magistratura, denominata “Green connection”, si fa sempre più dura la contrapposizione fra opposizione e maggioranza al Comune di Pescara.
Dopo l'arresto di quattro persone (che per la verità non avevano nulla a che fare con le cooperative) e le accuse tutte da chiarire a carico dell'ex assessore comunale Rudy D'Amico e del dipendente comunale Pierpaolo Pescara, hanno creato scalpore le pubblicazioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno contribuito a dipingere nell'opinione pubblica un quadro molto preoccupante della gestione della cosa pubblica.
Ma l'inchiesta è appena alle battute iniziali e anche se le accuse sono gravi (associazione a delinquere) sarà la magistratura a valutare il peso delle prove raccolte.
Se è vero che le parti politiche si sono affrettate a chiarire di non voler entrare nel merito «di esclusiva competenza della magistratura» è anche vero che, a livello amministrativo, uno stallo «tipico dello struzzo» sarebbe inammissibile, così come rimanere a guardare.

Oggi sono finiti di nuovo sotto la lente d'ingrandimento i rapporti intessuti tra il Comune e le cooperative sociali che gestivano il verde sin dal 2001, quando una legge dello Stato ha aperto la strada alle cooperative di persone svantaggiate le quali, attraverso il lavoro, potevano riconquistare una dignità ed un ruolo sociale.
In una conferenza stampa convocata da Pescara Futura, alla quale hanno partecipato i capigruppo di minoranza di centrodestra, è stato chiesto un consiglio comunale straordinario per approfondire le ragioni che avrebbero portato alla distorsione delle procedure paventata anche dalla magistratura.
Inoltre si è chiesta una commissione speciale di indagine, più «seria e credibile».
«La vicenda legata alla gestione del verde pubblico della nostra città ci mostra un aspetto della amministrazione su cui è doveroso concentrare una particolare attenzione per evitare che possa radicarsi nel tessuto pubblico il convincimento che l'obiettivo da raggiungere è prioritario anche rispetto alle regole», ha detto Guerino Testa (Fi).
Il rispetto delle regole è, infatti, il fulcro centrale del documento presentato al presidente del consiglio comunale Gianni Melilla, nel quale si fa chiaro riferimento ad un certo gruppo di persone «più furbe delle altre» che «cercano comode scorciatoie», proprio per raggiungere certi risultati considerando, spesso, le regole soltanto «ostacoli da aggirare piuttosto che un percorso da seguire a garanzia della collettività».
«Ogni amministratore pubblico ha l'onere di affrontare una riflessione profonda quando accadono episodi che mettono in discussione la credibilità delle istituzioni ed il naturale rapporto di fiducia su cui si basa la democrazia rappresentativa», ha detto Carlo Masci riferendosi evidentemente al primo cittadino, Luciano D'Alfonso, che sulla vicenda, a differenza di altre occasioni, è rimasto volutamente nelle retrovie.
I consiglieri di minoranza hanno perciò oggi ribadito che «se crea un certo imbarazzo trattare un argomento all'esame della magistratura è anche vero che la politica ha l'obbligo di aprire un dibattito, analizzare i fatti, cercare le ragioni».
Il duro attacco del centrodestra prende di mira direttamente anche lo staff del sindaco denominato «simbolo e braccio operativo di questa filosofia», il quale eserciterebbe un controllo continuo sulla struttura comunale anche sui più semplici atti dell'amministrazione quotidiana.
L'obiettivo è, dunque, quello di aprire un serrato e approfondito dibattito nel consiglio comunale –che è il massimo organo rappresentativo dei cittadini- senza limitarsi a svolgere il compito di notaio per la ratifica di decisioni «prese in luoghi e da soggetti estranei a quelli legittimati a manifestare la volontà collettiva».
«E' sintomatico», conclude l'opposizione, «che il verde pubblico, motivo di vanto per questa amministrazione, si sia rivelato caso degno di attenzione da parte della magistratura per i meccanismi poco trasparenti e fuori dalle regole che lo hanno caratterizzato».
La parola ora passa al presidente Melilla.

ASSESSORE MASSIMO LUCIANI

Intanto una prima risposta arriva dall'assessore Massimo Luciani.
«Quella della istituzione di una Commissione di indagine per leggere tutte le carte e gli atti che riguardano i lavori pubblici è richiesta pienamente lecita ed ammissibile in democrazia, dato che la trasparenza è una condizione necessaria per la pubblica amministrazione. Bisogna tuttavia precisare», sostiene Luciani, «che esiste il diritto alla lettura da parte degli organi consiliari delle carte dell'Amministrazione. Masci, invece, ci chiede un diritto di rilettura che ha qualche connotato di anomala originalità. Come tutti sanno, infatti, incluso il Consigliere Masci, ogni giorno si riuniscono a Palazzo di Città le Commissioni Consiliari per leggere, esaminare, vagliare, discutere, giudicare gli atti dell'Amministrazione. Almeno tre commissioni, quella bilancio, quella lavori pubblici e quella di vigilanza, quest'ultima presieduta da un esponente del Centrodestra, hanno passato al vaglio le carte dei lavori pubblici, come risulta indiscutibilmente alla Ragioneria del Comune».
E' pur vero che qualcosa possa sempre sfuggire quando un compito diventa routine, come pure accade.
«Diamo, quindi, per scontato che Masci abbia già letto tutto», conclude l'assessore, «quello che ora chiede di indagare con la nuova commissione, né possiamo credere che i suoi ripetuti ed annuali impegni elettorali lo abbiano distolto da questo dovere tipico del Consigliere comunale. Da parte nostra siamo i primi a promuovere la trasparenza e la compiuta conoscenza su quanto fa l'Amministrazione e come Giunta Comunale terremo una puntuale conferenza stampa nei prossimi giorni presentando annualità, fatti, contesti, circostanze, persone, denominazioni, cifre, voci di lavoro, opportunità, normative di riferimento sui rapporti con le Cooperative sociali e più in generale sui lavori pubblici».

I CONSIGLIERI DI MINORANZA

Concetti ripetuti anche in una conferenza stampa dei capigruppo di maggioranza nella quale si sono elencati uno per uno gli appalti delle cooperative sociali e fatte le diverse cifre girate.
«Erano fondamentalmente due le cooperative che lavoravano di più con il Comune», ha spiegato il consigliere Enzo Del Vecchio, «cioè la Cometa e la Edil Pennese; questo semplicemente perché le altre tre cooperative non avevano i requisiti».
Si tratta delle cooperative il Solco, la Urbis e la Progetto lavoro.
I consigli di maggioranza hanno poi chiarito come tutti i lavori affidati alle cooperative sociali non fossero doppioni rispetto a quelli già affidati, con altro appalto, alla società municipalizzata Attiva, soggetto principale responsabile della tenuta e cura del verde e della pulizia urbana, ma «dal capitolato erano stati estrapolati diversi compiti ed affidati alle cooperative».
In sostanza secondo i consiglieri di centrosinistra le cooperative intervenivano soprattutto nei casi di somma urgenza (i frequenti allagamenti di Porta Nuova per esempio), o per quei compiti specifici per i quali non era chiamata la società Attiva.
In sostanza si trattava di piccoli lavori di manutenzione del verde che «le grandi imprese non avrebbero mai accettato perché non economicamente convenienti. Un fatto dimostrato dalla rinuncia di quella società che pure aveva vinto l'appalto del verde pubblico qualche anno fa».
Dunque, per il centrosinistra tutto rispetterebbe la norma e le procedure, almeno fino a prova contraria. Tutto collimerebbe con l'interesse del Comune e le spese improntate alla oculata gestione dei soldi pubblici.
Restano tuttavia le cifre enormi girate alle cooperative.
La Edil Pennese nelle diverse annualità ha totalizzato un ammontare di € 1.511.000 per appalti suddivisi in € 996.000 per la gestione del verde pubblico, 889.000 euro per la gestione degli impianti sportivi, 25.800 per la segnaletica stradale.
Alla coop Cometa sono, invece, andati € 1.032.000, 107.000 euro per la gestione del verde, 161.800 euro per i servizi di falegnameria, 129.800 euro per servizi di opere murarie, 86.000 per progetti sociali con altre amministrazioni, € 141.600 per i servizi sulle spiagge libere, oltre € 200.000 per i servizi di pulizia di “caditoie” e € 200.000 per lavori presso la stazione marittima.
Solo briciole alle altre cooperative: il Solco € 273.000, Progetto Lavoro € 589.000, Urbis 186.000.

31/05/2006 14.13