Animalisti e Verdi: «Lotta al randagismo non significa lotta al cane randagio»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il difensore civico Nicola Sisti propone l’abbattimento dei randagi. Caporale: «la legge nazionale lo vieta»
«Sono esterrefatto dalle dichiarazioni del difensore civico abruzzese, Nicola Sisti», tuona Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi», che propone la soppressione dei cani randagi.
Una frase dei giorni scorsi che per quanto non condivisibile cozza con la Legge nazionale n. 281 del 1991 (sul randagismo) e della Legge n. 189 del 2004 (contro i maltrattamenti agli animali) che vietano espressamente in Italia la soppressione dei randagi.
«Mi ritengo preoccupato», continua Caporale, «per quella che spero sia stata solo una esternazione improvvisata, proprio per il ruolo e la competenza giuridica dell'avvocato Sisti: egli non può richiamarsi al solo articolo 14 della legge regionale sul randagismo: è troppo comodo menzionare solo questo articolo che stabilisce, in casi estremi, l'abbattimento dei cani inselvatichiti o di comprovata pericolosità».
Secondo Caporale, Sisti, nel suo ruolo di difensore civico, dovrebbe sollecitare le amministrazioni pubbliche, le Asl «all'applicazione delle Leggi nazionali e regionali, che propongono di risolvere il problema del randagismo all'origine, attraverso una seria politica che miri alla corretta detenzione del cane: anagrafe canina, sterilizzazione e di sensibilizzazione della cittadinanza».
Ma in questi giorni emergono anche altre polemiche contro gli animali: «leggiamo, dalle cronache aquilane», dichiara Cristiana Graziani, Medico Veterinario degli Animalisti Italiani ed esponente dei Verdi alla Regione Abruzzo, «che per il dirigente Asl Imperiale la lotta al randagismo è, per sua specifica fattispecie, lotta contro gli animali. Ma lui dimentica», continua Graziani, «che il suo compito dovrebbe essere, in primis, quello di rispettare le leggi (legge nazionale n. 281/'91 "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, legge regionale 86/99 sul randagismo, legge nazionale 189/04 contro i maltrattamenti agli animali, ecc.) e di collaborare con chi lavora per ridurre l'impatto del randagismo».
Una circolare del Consiglio di Stato - Sez. III, 1997, Sentenza 883 - definisce del tutto regolare la possibilità di alimentare i cani o gatti per strada o comunque in libertà, rispettando naturalmente le condizioni igieniche: «nessuna norma di legge, né statale né regionale», sottolinea ancora l'esponente dei Verdi, «fa divieto di alimentare gatti randagi nel loro "habitat", cioè nei luoghi pubblici o privati, e comunque il randagismo non è generato dai cittadini Aquilani che li alimentano. Sarebbe ora che l'encomiabile lavoro dei volontari che accudiscono i cani, fosse sostenuto e rispettato».

25/05/2006 10.43