Si riapre il dibattito su amnistia e indulto. Per Melilla occorre una riforma

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1186

PESCARA. Gianni Melilla, Presidente del Consiglio Comunale si schiera a favore di «un atto di clemenza» a favore dei detenuti per reati non gravi dei penitenziari italiani.

L'attuale riapertura del dibattito in favore di questi provvedimenti ha riscosso consensi da parte di numerosi esponenti di forze politiche, della Chiesa e di associazioni per i diritti umani. A queste si associa anche il pensiero del presidente del consiglio comunale Gianni Melilla: «penso che i tempi siano finalmente maturi per un serio atto di clemenza e la prossima Festa della Repubblica possa rappresentare la giusta occasione».
«Attualmente», continua Melilla, «abbiamo da un lato condoni selvaggi e amnistie per personaggi privilegiati (basti pensare alla famosa "salva Previti") mentre dall'altra parte abbiamo il popolo e le cifre dell'esclusione sociale, dei senza avvocati e senza difesa, degli immigrati e dei tossicodipendenti».
Anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha sposato interamente la causa dell'amnistia, sottolineando come nelle carceri, a causa del sovraffollamento, i detenuti subiscano «un aggravio di pena rispetto a quella loro comminata dalla magistratura».
Contrario invece Antonio Di Pietro (Idv): «Usare l'amnistia e l'indulto come strumenti contro il sovraffollamento non risolve i problemi, se prima non si mette in pratica una riforma».
A motivare la necessità di amnistia, secondo Gianni Melilla, «ci sono i dati concreti circa il sovraffollamento delle carceri, la lentezza dei processi e l'alta percentuale dei recidivi. La macchina della giustizia è attualmente ingolfata dalla mole dei processi pendenti, che ammontano a circa nove milioni (di cui circa sei milioni penali) e dalla lentezza degli stessi, la cui durata media varia tra i 35 e 65 mesi. Coloro che finiscono in carcere sono attualmente una minima parte degli autori di reato e sono in maggioranza appartenenti a fasce sociali svantaggiate o immigrati. L'amnistia e l'indulto», continua il presidente del consiglio comunale, «oggi non sarebbero solo atti di clemenza, ma anche e soprattutto atti di giustizia. Non rappresentano un gesto di debolezza, bensì la volontà politica di riequilibrare pene eccessive, lontane dall'essere occasioni per il recupero sociale delle persone condannate».
16/05/2006 10.02