Angius sceglie l’Abruzzo ma non c’è unità nei Ds

Alessandro Biancardi

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«Sono onorato di rappresentare gli abruzzesi in Parlamento e mi impegnerò al massimo per sostenere le istanze di questa regione nei confronti del Governo». Lo ha dichiarato il senatore Gavino Angius, eletto anche in Umbria, accettando l'invito della segreteria nazionale DS ad optare per l'Abruzzo.
«Questo evento», dichiara Misticoni, «cambia lo schema sul quale la segreteria regionale ha lavorato, ma rafforza l'idea di squadra sulla quale abbiamo puntato con risultati vincenti. Una squadra in cui Giovanni Lolli e Arnaldo Mariotti sono esponenti di primo piano e in cui proseguiranno il loro lavoro a favore dell'Abruzzo. In questo quadro rientra anche la richiesta dei DS abruzzesi al vertice nazionale del partito di perorare, presso il Presidente incaricato, l'esigenza di avere un rappresentante abruzzese nella squadra di Governo. Una causa per cui sarà preziosa l'autorevole presenza del senatore Angius per il ruolo nazionale che ricopre».


LA SINISTRA DS GIOVANILE: «NON SI PUÒ TIRARE TROPPO LA CORDA».

«La maggioranza DS viola continuamente le regole del partito. Mentre sono iscritti come noi ai DS, in barba allo statuto che prevede fedeltà con la propria iscrizione, costruiscono un altro partito, cosiddetto Democratico senza il rispetto delle regole democratiche, cioè senza un mandato congressuale. Mandato quantomeno necessario in quanto si scioglie qualcosa per costruirne un'altra, alternativa, e si deve chiedere l'adesione a chi ne vuole fare parte, senza darla per scontata».
Lo dice il Coordinatore regionale Sinistra DS, Antonio D'Orazio, che si scaglia contro l'ala del suo partito che secondo il suo parere starebbe violando le regole “democratiche” interne al partito stesso.
La sinistra DS dunque si dichiara non d'accordo sulla prospettiva di creare una alternativa e chiede una occasione per approfondire il disagio dei giovani iscritti.
«C'è bisogno di grande unità per consentire una buona partenza del governo Prodi senza correre il rischio di creare nuove ragioni di conflitto», aggiunge D'Orazio, «La maggioranza DS, con i propri dirigenti, sembra poco sensibile a questa situazione, nonostante si richiami sempre al concetto dell'unità, evidentemente senza regole e senza contenuti. E continua imperterrita nella fase “costituente”, organizzativa, strutturale del Partito Unico. E' un errore politico perché si anticipa una fusione con la Margherita che tra l'altro allo stato non esiste, come dimostrano vari problemi. E' una forzatura sul piano della democrazia. Ciò con riferimento sia agli elettori (che al Senato hanno votato per eleggere dei parlamentari Ds), sia agli iscritti del partito, i quali hanno diritto di decidere loro se e quando costituire un nuovo partito nel quale sciogliere i Ds, e non di trovarsi di fronte alla politica dei fatti compiuti: niente gruppi Ds in Parlamento, ma anche, come sta accadendo in questi giorni, niente liste uniche alle elezioni amministrative e quindi scioglimento di fatto del partito. Non è giusto che, attraverso proclami», conclude, «si metta il corpo degli iscritti di fronte al fatto compiuto per impedire che una discussione democratica congressuale si svolga serenamente parlando di valori e contenuti di adesione».

29/04/2006 10.25