Rispetta la Costituzione la legge anti-sindaci varata dal centrodestra

Alessandro Biancardi

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Rispetta la Costituzione la legge anti-sindaci varata dal centrodestra
La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di costituzionalità sollevata in ordine alla legge regionale 51/2004, quella definita dalla sinistra, di volta in volta, "antisindaci" o "anti D'Alfonso", a dimostrazione della legittimità della norma approvata sotto il governo regionale di centrodestra.
«Nell´esprimere il mio compiacimento – ha commentato Nazario Pagano (Fi) - non posso non sottolineare quanto si siano rilevate sterili e pretestuose tutte le furibonde polemiche montate dal centrosinistra che, ancora oggi, coltiva il maldestro proposito di abrogare questa legge, dimostrando, in assenza di idee, di ragionare più con la pancia che con la testa».

«Ho preso atto della sentenza depositata ieri dalla Corte Costituzionale (ed emessa lo scorso 22 febbraio)», spiega il sindaco di Pianella Giorgio D'Ambrosio, «in merito al ricorso da me presentato contro la legge regionale anti-sindaci. La Corte ha di fatto giudicato ‘inammissibile' il mio ricorso per un puro fatto procedurale. Tale decisione non ha però scalfito l'autentico significato della mia battaglia: personalmente non volevo provocare la ‘caduta' del Governo regionale, e infatti avevo già dato mandato al mio legale di ritirare il ricorso al Tar. Piuttosto chiedevo la cancellazione di una legge ritenuta ingiusta da tutti, in quanto limitativa di un diritto».
La legge aveva di fatto sancito l'incandidabilità alle ultime elezioni regionali di pubblici amministratori, tra cui sindaci dei comuni al di sopra dei 5 mila abitanti.
«La Corte Costituzionale – ha puntualizzato l'avvocato Amicarelli, legale di D'Ambrosio – ha giudicato inammissibile l'impugnazione diretta della norma, come da noi proposto. Questo perché il ricorrente D'Ambrosio ha solo manifestato ‘l'intenzione' a candidarsi: in altre parole il ricorrente avrebbe dovuto impugnare un atto concreto, in questo caso le elezioni stesse».
O, in alternativa, solo dopo essersi candidato e aver subito un danno (la decadenza dalla carica di sindaco o l'esclusione dalla competizione elettorale), D'Ambrosio avrebbe potuto impugnare la norma.
«Esprimiamo massimo rispetto per la decisione della Corte – ha ancora precisato l'avvocato Amicarelli – e per il relatore del ricorso, il dottor Cassese, tuttavia debbo rilevare che forse la Corte non ha colto in pieno il significato del ricorso, ossia la tutela di un diritto fondamentale per la vita democratica di un paese, il diritto di candidarsi a delle elezioni. Di fatto, sulla base della decisione della Corte, se domani venisse approvata una nuova legge regionale che sancisce il diritto a candidarsi solo a uomini e non alle donne, in sostanza prima dovrebbero svolgersi le elezioni e solo dopo le donne escluse potrebbero impugnare la competizione elettorale».
«Il rigetto – ha ribadito il sindaco D'Ambrosio – riguarda, di fatto, solo un cavillo procedurale. Ribadisco, tuttavia, la legittimità della battaglia da me condotta e da molti condivisa».
04/03/2006 9.37