Del Turco: «Le politiche del lavoro frenate dal buco di 200 mln della sanità»

Alessandro Biancardi

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Del Turco: «Le politiche del lavoro frenate dal buco di 200 mln della sanità»
Nel giorno della discussione sulla “Vertenza Abruzzo” l'intervento del presidente della Regione è forse quello più atteso.
Ti aspetti promesse, analisi, certezze, risposte. Non arriva niente di tutto questo.
Parla con onestà, invitando anche gli astanti a soprassedere «da riunioni del genere, che durano molte ore e che non risolvono niente».
E' cosciente di essere il responsabile unico della Regione e dei suoi problemi, il bersaglio di critiche («legittime») da molti mesi.
Ma lo accetta con dignità e con ironia.
«I giornali dicono che la Giunta fa schifo ma l'assessore al lavoro Fabbiani è forte. Lo invidio un pò».
Poi torna serio, il tono è pacato, più pacato del solito.
«Non ho mai cercato la strada di una facile popolarità. Non sono il Presidente populista. Nel mio passato ero molto bravo a creare slogan. Li avrei potuti fare anche ora, per acquistare consensi. Non l'ho fatto. Non ho mai invocato tavoli per scaricare le responsabilità, fino a quando non si fossero davvero determinate le possibilità di fare un concreti
passi avanti».
Di tutto questo Del Turco ne va fiero, anche se cosciente che probabilmente l'atteggiamento che utilizza al momento non paghi.
«Dal 2 aprile scorso tutte le colpe sono mie», ammette del Turco, «è giusto che sia così perché dal quel giorno sono io il Governatore».
Non vorrebbe parlare male della “passata amministrazione”, ma proprio non si trattiene, soprattutto davanti al buco delle casse delle Asl: «duecento milioni di deficit».
«I dirigenti prima delle elezioni regionali», ricorda il presidente, «hanno speso tutto quello che avevano, comprato di tutto, attivato una serie infinita di concorsi e il deficit è salito alle stelle».
Così la Vertenza Abruzzo è l'occasione per dire, ancora una volta, «basta agli sprechi, basta con la mentalità imperante di una regione che non riesce nemmeno ad attivare una politica di lavoro, una regione “isolata”, che ha bisogno di mentire per concludere affari», ricordando una gaffe del presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, che cercava di “vendere” il porto di Ortona ad un grosso imprenditore
che doveva trasportare grano con navi che non potevano in realtà nemmeno avvicinarsi all'imboccatura dello scalo.
E soprattutto si ritorna sul tema, imperante della campagna elettorale, “della Compagnia della buona morte”, così la chiama quella lunga schiera di militanti politici («credete che non vi siano pure nel centrosinistra?, ve ne sono e come») che utilizzano la logica del “divide et impera” nel senso di sperperare i fondi della Regione ai diversi amici così da accontentare tutti i possibili futuri elettori con la conseguenza di «non realizzare nulla».
«Cosa ci fa il sindaco di Penne con 20mila euro? Giusto un marciapiede. Credete che questi problemi non si ripresenteranno in sede di variazioni di bilancio anche quest'anno? Sono contrario a questa logica della politica che ha portato l'Abruzzo nel punto esatto in cui è. Non sono venuto qui a distribuire posti o poltrone. Questo tipo di politica non paga e non mi appartiene».
Del Turco ne ha per tutti: per le ferrovie e «per le inaccettabili 3 ore e 50 per Roma, tempi da vecchio West», per i porti, «tutti per velisti, nessuno in grado di farci competere sul mercato».
(Eppure c'è un grosso stridore che pare nessuno voglia mettere in risalto con un altro amministratore molto noto -e pure della stessa coalizione- che fa l'esatto contrario: esalta il porto di Pescara come un grande scalo capace di accogliere anche «navi da crociera»).

Il passo fondamentale, e da compiere a stretto giro, è creare lavoro, sviluppo e ricerca.
Il Governatore parla chiaro: «Nei prossimi mesi dovrò affrontare una battaglia difficile e sanguinosa. Chiedo ai lavoratori, agli imprenditori, ai sindacati di decidere. Decidere da che parte volersi schierare. Da parte mia ci sarà la piena volontà di trovare una soluzione».
Secondo il Governatore non serve un nuovo Crel ma uno strumento «agile, snello, che dia la possibilità di pesare davvero sulle scelte da compiere, che ci consenta di fare le cose in tempo reale. In sostanza, un tavolo di lavoro che ci permetta di fotografare la realtà, di confrontarci su di essa e di trovare delle risposte concrete».
Il presidente della Regione ha ricordato, inoltre, quando, dopo che il Governo nazionale aveva bocciato un emendamento in tema di ammortizzatori sociali, proposto da centrodestra e centrosinistra, «si faticò non poco per cambiare l'ordine del giorno di un Consiglio regionale convocato per discutere sui Giochi del Mediterraneo ed evitare così all'Abruzzo di mettere in secondo piano i temi del lavoro. Eppure quella decisone ha prodotto un effetto politico importante poichè, all'unanimità, il Consiglio regionale decise di avviare un braccio di ferro con il Governo nazionale».
Del Turco dice ancora basta «alla politica dei campanili che, in passato, ha portato alle distribuzioni a pioggia delle risorse ai vari Comuni. Occorre privilegiare l'unità della regione. Questo è un percorso complesso e difficile ma ho il dovere di assumere questa responsabilità».
Alla fine del suo discorso si ha l'impressione che anche lui abbia perso di vista il
tema del convegno che voleva ascoltare da lui progetti ed azioni ben precise da intraprendere per risolvere i nodi del lavoro.
Invece, sembra di essere ritornati esattamente a 12 mesi fa quando in campagna elettorale il governatore utilizzava stessi toni e argomentazioni. Come non essere d'accordo con l'accurata analisi socio-politica-economica?
Ma da quasi 12 mesi Del Turco è al governo.

27/02/2006 12.44