«Le ferrovie come 100 anni fa per lo sviluppo regionale»

Alessandro Biancardi

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«La questione ferroviaria come tema centrale dello sviluppo regionale».
A pensarla così è Goffredo Palmerini capogruppo consiliare della Margherita al Comune dell'Aquila, che spiega come la questione della strada ferrata dovrebbe servire per rilanciare l'intero Abruzzo.
Se con il passare degli anni la costa è diventata un importante crocevia del trasporto nazionale, le zone interne risultano ancora “isolate” dal resto d'Italia.
«Occorre che l'attenzione sul problema non venga posta episodicamente», sottolinea Palmerini, «bensì esso venga affrontato come vera e propria "questione ferroviaria" dell'Abruzzo interno. Che riguardi, certo, la linea Pescara-Sulmona-Avezzano-Roma, ma anche - direi soprattutto - la Castel di Sangro-Sulmona-L'Aquila-Rieti-(Terni)».

Anche la nuova tratta Rieti-Passo Corese (circa 50 km.) in corso di progettazione, inserita nella legge obiettivo per le Grandi Opere porterebbe L'Aquila alla distanza di 135-140 km da Roma, «con ingresso nella direttrice di sviluppo della capitale destinata alla massima crescita nei servizi terziari, nelle funzioni direzionali ed anche nelle attività produttive», sottolinea Palmerini. «La riqualificazione strutturale e funzionale del servizio ferroviario sulla linea Sulmona-L'Aquila-Rieti, dunque, risolverebbe l'antico handicap nel collegamento ferroviario dell'Aquila e dell'interno aquilano con la Capitale, oggi praticamente inesistente, date le distanze per Roma via Terni (216 km.) e via Sulmona (233 km.). C'è da dire», sottolinea ancora il capogruppo della Margherita, «che il Lazio, sulle infrastrutture ferroviarie, da almeno 20 anni scommette fortemente per migliorare la mobilità regionale e di lunga distanza, a differenza dell'Abruzzo che ha visto sempre il sistema ferroviario come cenerentola, se si eccettua un qualche interesse sulla linea adriatica, il più delle volte per riflessi urbanistici piuttosto che sistemici».
«In una Regione come la nostra», sottolinea Palmerini, «a grandi valenze ambientali, con un territorio al 35% protetto, la modalità su rotaia dovrebbe essere naturalmente scelta per una mobilità compatibile e non impattante. Stride invece questo limite culturale».
24/02/2006 12.36