Quote immigrati: «Non rispecchiano le esigenze dell’Abruzzo. Norme da rivedere»

Alessandro Biancardi

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  OPERAZIONE PIRAMIDE   LAVORO NERO E SICUREZZA

 
OPERAZIONE PIRAMIDE


 
LAVORO NERO E SICUREZZA


«Le vicende giudiziarie che negli ultimi giorni hanno portato all'arresto di trenta persone sul territorio abruzzese per questioni legate allo sfruttamento ed alla clandestinità, nell'operazione Piramide, fanno riemergere l'annoso problema delle quote regionali per l'immigrazione regolare».
L'intervento e del capogruppo dell'Italia dei Valori, Bruno Evangelista, riferendosi alla operazione della polizia che ha portato all'arresto di numerosi extracomunitri e del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro di Pescara, insieme ad un suo amico ed ex dipendente.

«Le norme vigenti – spiega il capogruppo dell'Italia dei valori, Bruno Evangelista, già promotore nei mesi scorsi di un'interpellanza per l'aumento delle quote immigrati per i lavoratori agricoli nel territorio - non rispondono alle reali necessità della regione, che risente soprattutto nei periodi di maggiore attività agricola di una grave carenza di maestranze, spesso reclutate tra lavoratori immigrati. Lo stesso fenomeno coinvolge anche i settori turistico e alberghiero. La verità è – continua Evangelista - che le quote di immigrazione a disposizione delle aziende sono troppo limitate. Si pensi che nella sola provincia di Chieti, la più produttiva della Regione in termini di coltivazioni agrarie, il numero di lavoratori stranieri a cui è possibile offrire un regolare contratto di lavoro stagionale è ridotta a 100 unità annue. Cifra palesemente insufficiente», secondo evangelista, «che causa, appunto, due tipologie di problemi: l'impossibilità di far fronte alle richieste delle aziende e la necessità di ricorrere a lavoro nero che favorisce l'immigrazione clandestina e l'evasione fiscale. Purtroppo – dichiara Evangelista -siamo stati facili profeti e oggi con questa operazione che ha visto invischiati anche alti funzionari degli uffici di immigrazione, non possiamo che registrare un fallimento per l'Abruzzo».
Questo insuccesso per l'Italia dei Valori deve però servire per continuare a chiedere con maggior pressione l'aumento delle quote indispensabili di manodopera per le attività di impresa e turistiche. «La mia insistenza – conclude il capogruppo di IDV- sarà più reiterata nei riguardi dei vertici istituzionali abruzzesi, assessorati competenti e presidenza, perché insistano con la massima determinazione, in sinergia con le altre regioni, a far comprendere al Governo la inderogabilità di un serio intervento atto a ripristinare in questo settore la regolarità a favore delle imprese e dei lavoratori».

Un problema, quello delle quote di immigrazione, di sicuro molto serio, che deve trovare un adeguamento più consono alle specificità del territorio di riferimento.
C'è anche da dire tuttavia che lo sfruttamento, in quanto tale, di manodopera non è proprio una causa diretta del primo problema e che dovrebbe essere sempre biasimato e mai giustificato.
Se, invece, il lavoro nero è la normalità e la regolarizzazione invece l'eccezione questo capita per ragioni anche strutturali che dipendono dalla impossibilità oggettiva degli organi preposti al controllo sui luoghi di lavoro.
La quasi certezza di non subire un controllo genera irregolarità sia per la regolarizzazione del rapporto di lavoro sia per il rispetto della sicurezza dei medesimi luoghi.

21/02/2006 9.56