Un nuovo Garante in Regione. L'opposizione attacca: clientelismo e spese pazze

Alessandro Biancardi

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Ieri Alleanza Nazione ha denunciato l'istituzione di un nuovo ufficio, di cui si sa ancora molto poco, dai costi ingenti e dai poteri ancora da chiarire.
«E' passata a maggioranza in 1° Commissione un progetto di Legge denominato “Istituzione dell'ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale”», ha annunciato il consigliere regionale Fabrizio Di Stefano(AN).
«Questo Ufficio», ha spiegato, «prevede l'individuazione di un Garante e di due Coadiutori che dovrebbero garantire i diritti fondamentali delle persone sottoposte a vari regimi di restrizione di libertà. Quel che balza agli occhi in maniera evidente è che ho fatto anche rilevare in commissione, è che nella legge è prevista per il Garante un'indennità annuale pari al 50% dell'indennità di carica dei consiglieri regionali e per i due Coadiutori un'indennità pari al 40% di quella dei consiglieri regionali».
Oltre a questo costo sembra che l'Ufficio potrà avvalersi di non quantificati esperti esterni e consulenti vari; «il tutto per un costo complessivo annuo», annuncia Di Stefano, «quantificato in 300.000 euro. Nonostante il sottoscritto abbia fatto rilevare l'enormità delle indennità previste, il provvedimento è passato con i voti favorevoli della maggioranza. Questa è la coerenza della sinistra, questo è il metodo del Presidente Del Turco, che dopo i fotografi, i vignettisti, i sottosegretari e gli “ambasciatori”, adesso ha bisogno anche di garanti e coadiutori. Tutto questo sempre a spese del contribuente abruzzese».

DEL TURCO: «BENE MA TAGLIARE I COSTI»
Il presidente Ottaviano Del Turco in risposta alle considerazioni espresse dal consigliere Di Stefano ribadisce la bontà e l'opportunità del DDLR. Infatti, «la figura del garante, già istituita in diverse regioni italiane, rappresenta - secondo Del Turco - un presidio di enorme valenza sociale». Il Presidente comunque, pur esprimendo pieno rispetto per la autonomia decisionale dei singoli consiglieri e dell'intero Consiglio, tiene a ribadire «la linea di rigore e di risparmio già espressa dal governo regionale e, pertanto, ritiene necessario separare il contenuto della proposta dalle implicazioni di natura economica».

RIFONDAZIONE COMUNISTA
«Dopo anni di disinteresse per una situazione particolarmente problematica per la nostra regione, come quella della condizione carceraria, la Regione Abruzzo inizia a mettere in campo strumenti concreti per affrontarla», spiega Daniela Santroni, presidente Gruppo Consiliare P.R.C. della Regione Abruzzo, «è con estremo rammarico che vediamo strumentalizzare questo importante risultato politico con le solite polemiche elettoralistiche del centro-destra che, invece di contestare il merito della proposta, si limita ad accuse ridicole di “sperpero di denaro pubblico”. Speravamo che, almeno questa volta, non si riproducesse il solito teatrino che va solo a discapito di un'iniziativa legislativa che riteniamo socialmente e politicamente rilevante e che negli anni passati ha già trovato attuazione in altre regioni, come Emilia Romagna, Lombardia e Lazio».
Tuttavia sembra esserci margine di discussione per economizzare icosti.
«Siamo, altresì, disponibili a discutere di come abbassare ulteriormente i costi della politica con tutti i partiti dell'arco costituzionale», aggiune Santroni, «ma senza strumentalizzare una questione così grave come quella della condizione carceraria nella nostra regione. É per questo che il Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista, sulla scia di quanto recentemente fatto dalla Regione Lazio, sta già lavorando ad una proposta complessiva per attuare misure in favore del reinserimento dei detenuti e della riqualificazione delle carceri che verrà presentata nelle prossime settimane».
16/02/2006 10.25