«Non candidate gli inquisiti». «Se vivessimo in un Paese normale…»

Alessandro Biancardi

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Dibattito surreale e grottesco quello delle ultime ore sull'invito di non candidare inquisiti al Parlamento. In un paese normale è scontato che chi ha avuto problemi con la giustizia non amministri la cosa pubblica, ma in Italia...

«Non candidate gli inquisiti» è l'accorato appello lanciato dal procuratore Pietro Grasso ai partiti politici. Un appello esplicito, senza mezzi termini alla vigilia della campagna elettorale. «Candidare indagati può significare lanciare un segnale gradito alla mafia o un messaggio di impunità, di una sfida alla giustizia», ha spiegato Grasso, « Forse sarebbe il caso di allegare alle schede elettorali un certificato di carichi pendenti. Il ritorno al proporzionale espropria gli elettori della facoltà di scegliere il proprio candidato. E per questo cresce la responsabilità politica dei partiti, così ognuno potrà decidere di votare chi meglio fa i propri interessi». Non si sa quanto le parole del procuratore verranno prese in considerazione dai nostri politici, ma stando alle prime dichiarazioni sembra di intuire che sarà come se Grasso non avesse mai parlato.

IL VICEPREMIER FINI
Gianfranco Fini non ritiene giusta l'idea di non ricandidare un politico indagato: «Se vivessimo in un Paese normale», dichiara il vicepremier a Omnibus, su La7, «ciò sarebbe corretto, ma da noi si rimane per anni sulla graticola e non candidare chi è inquisito dalla magistratura, può essere lesivo del principio di innocenza fino all' ultimo grado del giudizio", come accaduto nella vicenda di Andreotti».

ROMANO PRODI «Un'osservazione saggia, su cui riflettere profondamente». Romano Prodi commenta l'appello del procuratore antimafia, Grasso, a non candidare indagati per mafia e afferma che l'argomento e' tema su cui ragionare, anche, pero', con una "riflessione giuridica precisa" sul limite del termine 'indagati'.

LORENZO CESA:
Il segretario dell'Udc non sembra aver gradito il monito. «L'esortazione di Grasso a non candidare politici indagati ci pare fuori luogo»

GIANCARLO CASELLI
Giancarlo Caselli approva quanto detto da Grasso e va anche oltre sostenendo che anche alcuni assolti, per insufficienza di prove o per prescrizione, dovrebbero rimanere fuori dalle liste elettorali e si domanda: «Se un personaggio pubblico non viene condannato perché nel frattempo quei reati si sono prescritti, come lo si deve considerare da un punto di vista politico e morale?». LUIGI BOBBIO
Luigi Bobbio di An dice basta «ai magistrati-censori che vogliono moralizzare la politica. Sebbene il problema esista non si possono accettare diktat dei magistrati.


LA PROPOSTA DI BEPPE GRILLO
Qualche mese fa era stato Beppe Grillo dalle pagine del suo blog www.beppegrillo.it a lanciare il medesimo appello che oggi vede protagonista Grasso. (VEDI ).
Anche per Grillo, che nei mesi scorsi aveva raccolto fondi per pubblicare l'appello sull'Harald Tribune  la strada è ancora in salita, e nessuno di quelli che cantano sembrano dare corda alle sue parole.
«Basta!», grida il comico genovese da parecchi mesi. «Parlamento pulito. Chi è stato condannato in via definitiva non deve più sedere in Parlamento. E se la legge lo consente, va cambiata la legge. E' profondamente immorale che sia loro consentito di rappresentarci». Tra i deputati condannati che non potrebbero sedere in Parlamento ci sarebbero anche numerosi esponenti politici che attualmente ricoprono cariche importanti. Tra gli altri Alfredo Biondi (FI) Umberto Bossi, Paolo Cirino Pomicino (Udeur), Marcello dell'Utri, (FI), Gianni De Michelis, Roberto Maroni, Vittorio Sgarbi.

31/1/2006 14.02