Ecco come la politica si muove ora sul versante delle ferrovie

Alessandro Biancardi

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Il consigliere del gruppo Ds del Consiglio regionale Gianni Melilla ha presentato una Mozione per impegnare la Giunta regionale a compiere passi propedeutici a un iter amministrativo che permetta la conservazione, la tutela e la riqualificazione delle numerose stazione abruzzesi dismesse.
Nelle premesse della Mozione Melilla afferma che «con l'introduzione della tecnologia tesa a ridurre i costi attraverso il regime di gestione in telecomando della rete ferroviaria, moltissime stazioni delle linee ricadenti nella nostra Regione sono inutilizzate e, salvo le poche che ospitano attività commerciali, chiuse».
«Queste stazioni, che per un lunghissimo periodo hanno rappresentato uno dei luoghi in cui si svolgeva una parte non secondaria della vita civile ed economica di tanti piccoli e medi centri abruzzesi, si stanno trasformando, di fatto, in luoghi di degrado»
Dunque, per evitare lo stato di abbandono e un loro ulteriore degrado è necessario che la Regione, in accordo con gli Enti interessati, preveda un percorso amministrativo affinché tali strutture possano tornare nella disponibilità delle comunità sul cui territorio insistono. Per questo Melilla vuole impegnare la Giunta regionale «a prendere contatti con la Rete ferroviaria Italiana SpA, proprietaria degli immobili, al fine di pervenire all'adozione di ogni utile atto per la tutela, la riqualificazione e la riutilizzazione per interessi generali delle comunità interessate delle stazioni ferroviarie dismesse ricadenti nelle Regione Abruzzo».

E sempre in tema di Ferrovie il consigliere di Forza Italia, Giuseppe Tagliente ha presentato un progetto di legge che stanzia un milione di euro in favore degli enti locali interessati all'acquisto delle aree di risulta delle Ferrovie dello Stato, a condizione che siano destinate a verde pubblico attrezzato.
«L'arretramento della linea ferroviaria adriatica – prosegue Tagliente – ha lasciato disponibili aree di grande interesse e di grande pregio per gli enti territoriali, Comuni in primis, che a mio avviso devono essere però destinate a verde pubblico attrezzato – e non a riserva o parco come si accinge a proporre la Giunta regionale - proprio per consetirne la massima fruibilità da parte dei cittadini. La destinazione a riserva o parco - conclude Tagliente - imporrebbe soltanto il gravame di vincoli e divieti che complicherebbero il flessibile utilizzo di tali aree, soprattutto nel caso di manifestazioni ed iniziative di vario genere, senza peraltro nulla aggiungere in termini di tutela».

19/01/2006 8.23