Abruzzo for Africa: i programmi della nostra Regione

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO (15.10)


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I 24 PROGETTI

Nell'ambito del convegno "L'Abruzzo per l'Africa" sono stati presentati i 24 progetti che compongono il programma regionale di cooperazione internazionale per l'anno 2005.Gran parte di questi progetti sarà destinata alle regioni dell'Africa subsahariana. Altri interventi sono stati previsti invece per alcune regioni dell'America Latina e dell'Asia. In particolare gli interventi programmati dalla Regione riguardano la ricostruzione di alloggi distrutti dalla colata lavica di Goma, nella Nuova Repubblica del Congo, per duecento famiglie senzatetto; la costituzione di un'azienda locale per l'avvio e lo sviluppo di attività agricole in Angola; il progetto di miglioramento della situazione alimentare in Burundi, con lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti; il progetto di costruzione di un ponte in Eritrea; il programma di approvvigionamento idrico in Etiopia; il programma di educazione alla solidarietà e socioeducativo in Brasile; il progetto di costruzione di una scuola con ambulatorio medico e servizi annessi in India; un progetto pilota per lo sviluppo economico e la formazione professionale agricola in Angola; il progetto di ristrutturazione di un ospedale nella regione etiopica del Tigray; il progetto di un centro di formazione e assistenza sanitaria in Zambia; il progetto di costruzione di un edificio scolastico in Camerun; il progetto di riduzione dei livelli di povertà in Burkina Faso; il progetto per la formazione di artisti con la nascita di una "Maison de la Culture" in Senegal; il progetto di costruzione di un centro culturale in Tanzania; il progetto di formazione del personale medico e infermieristico per la provincia della Huila, in Angola; il progetto di intervento a sostegno delle attività sociali della Fraternità delle Piccole sorelle del Vangelo in Madagascar; il progetto di assistenza tecnica e professionale per la formazione di personale alberghiero in Giordania; il progetto per la formazione di tecnici agrari nel Maghreb; il progetto di realizzazione di strutture sanitarie in Bosnia-Erzegovina; il progetto di miglior utilizzo della risorsa acqua a scopi irrigui in Palestina; il progetto di cooperazione bilaterale Italia-Croazia; il progetto per la promozione della conoscenza di arti e mestieri per ragazze orfane in Zambia; il progetto di incentivo allo sviluppo sostenibile nei Territori palestinesi.
30/11/2005 15.10



«Bisogna operare perché in Europa rinasca non solo una politica verso l'Africa, ma un sentimento di simpatia, un sentimento filoafricano».
E'il senso dell'appello a guardare ai problemi del continente senza dar luogo ad «operazioni nostalgiche per i paesi ex colonialisti» lanciato da Gianni Melilla, presidente del Comitato tecnico per la cooperazione internazionale, che stamattina ha aperto i lavori del seminario dedicato ai programmi di sviluppo della Regione, in corso di svolgimento a palazzo Silone all'Aquila. Anzitutto c'è la necessità di arginare i confini dell'indifferenza: «l' Africa non è di moda», dice Melilla, «anche se, di tanto intanto, a date fisse, quasi c'è una piccola ondata di emozione e solidarietà».
Pur tuttavia, secondo Melilla, «è illusorio pensare che la crisi africana lasci l'Europa immune e che non arrivi il contagio».
Il riferimento è all'emigrazione «virulenta e costante» e alla eventualità che, in un orizzonte di abbandono, l'area corra il rischio di diventare facile interesse «per i grandi registi del terrore e del terrorismo».
Il Presidente del Comitato Tecnico, richiamando la responsabilità dei paesi europei - "l'Unione europea non deve assomigliare a una grande banca assediata» - ha avvertito che «c'è bisogno di sentire con più partecipazione lo spazio euroafricano, perché tale spazio non è un'invenzione romantica, ma esiste nella realtà dei fatti e della storia».
Se il protezionismo è un ostacolo dì primaria importanza alla riduzione della povertà, e se gli stanziamenti per gli aiuti di gran lunga insufficienti, senza contare che il debito rimesso è in larga parte inesigibile, «non si può assistere inermi alla tragedia di sei milioni di bambini che muoiono di fame ogni anno: è come se ogni anno perdessero la vita i 2/3 di tutti i bambini italiani; né si può lasciare gli africani al destino di un'aspettativa di vita di appena 45 anni: quasi la metà della nostra».
30/11/2005 12.10