Teramo. Il Consiglio provinciale si oppone alla centrale Turbogas

Alessandro Biancardi

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      TERAMO. Votato un ordine del giorno articolato dove si spiegano le ragioni del veto contrario.      

 


 


 


TERAMO. Votato un ordine del giorno articolato dove si spiegano le ragioni del veto contrario.


 


 


 


Dopo un lungo dibattito, al quale hanno assistito numerosi cittadini, rappresentanti di associazioni e partiti politici, ieri sera il Consiglio provinciale ha approvato - con il voto contrario dell'opposizione e l'astensione del Movimento civico territoriale - un ordine del giorno in cui impegna il Presidente Ernino D'Agostino a dichiarare la netta contrarietà all'ipotesi di realizzare una centrale a ciclo combinato di 980 megawatt, più nota come centrale turbogas, nella zona di Rapino, frazione del Comune di Teramo.

Sul progetto, presentato dalla società “Sithe Global Italia”, si è già svolta il 14 ottobre, presso il Ministero delle attività produttive, una prima conferenza di servizi per l'avvio del procedimento di autorizzazione.

La posizione di contrarietà, come si legge nel documento proposto dallo stesso Presidente D'Agostino e dal Presidente del Consiglio Ugo Nori, si basa sui seguenti elementi:

- il contesto generale della produzione energetica in provincia di Teramo, in cui sono già presenti impianti idroelettrici con potenza di 700 megawatt, “che hanno determinato conseguenze pesanti sull'ambiente e sull'assetto idrogeologico delle aste fluviali e della costa”;

- il fatto che “non esistono in Abruzzo ed in provincia di Teramo impianti di produzione energetica alimentati da olio combustibile, che richiedano la sostituzione con impianti a ciclo combinato alimentati dal gas metano”;


- l'impatto “che la realizzazione della centrale avrebbe sullo sviluppo economico del territorio, con particolare riferimento alla valorizzazione turistica dello stesso (adiacenza con il Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga) ed alla promozione delle produzioni agro-alimentari tipiche e di qualità”;

- i rischi “di inquinamento atmosferico ed acustico e di deterioramento ambientale che, date le dimensioni e le caratteristiche dell'impianto, si determinerebbero su ampia scala nell'area territoriale della Val Vomano”;


- i vincoli “paesistici, ambientali ed idrogeologici che riguardano il sito proposto, nonché l'impatto territoriale e paesistico di un impianto di così rilevanti dimensioni”.

Con l'approvazione dell'ordine del giorno, inoltre il Consiglio ha impegnato i competenti settori dell'Ente ad approfondire l'analisi tecnica «al fine di formulare un parere completo, da rimettere alla Regione Abruzzo e al Ministero delle Attività produttive».

«Riteniamo che il documento – sottolinea il Presidente D'Agostino – possa rappresentare una garanzia contro i rischi che il progetto presenta. Da parte nostra non c'è ostilità nei confronti del Comune di Teramo, riteniamo semplicemente che una questione di così grande portata non possa essere recintata all'interno di un singolo consiglio comunale o essere demandata ad un'autorità centrale lontana dai problemi del territorio. Del resto, la Provincia è chiamata ad esercitare competenze generali in materia di pianificazione territoriale e di promozione dello sviluppo locale. Il Consiglio provinciale, poi, non ha fatto altro che ribadire una posizione già assunta quando approvò il programma dell'amministrazione all'atto dell'insediamento. Posizione ribadita, a più riprese, anche dai consigli comunali di Basciano, Montorio, Penna Sant'Andrea e Colledara».

«Ci siamo astenuti – dichiara Paolo Di Domenico (Movimento civico territoriale) - perché il documento nel suo complesso è insufficiente ad affrontare le problematiche energetiche provinciali, prima fra tutte la mancata redazione di un piano energetico. Era inoltre necessario prevedere un'azione seria di verifica delle modificazioni ambientali prodotte dalle società che producono energia sul territorio e programmare un'azione condivisa con gli altri soggetti istituzionali interessati, come i Comuni e le Comunità montane».

«L'ordine del giorno - afferma Carlo Taraschi (An) - è strumentale e demagogico perché la Provincia prende posizione su un argomento su cui non ha competenza specifica. Si tratta quindi di un'azione prettamente politica, che non tiene conto degli orientamenti internazionali sulle nuove tipologie degli impianti di produzione di energia elettrica. Si doveva meditare in maniera serena e senza pregiudizi su un problema così attuale e importante, di cui non si può tacere la grande valenza economica e le possibili ripercussioni sul sistema industriale teramano» 16/11/2005 13.28