La Loggia: «La legge abruzzese dello spoil system vìola la Costituzione»

Alessandro Biancardi

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    ROMA. Il ministro ha risposto oggi alla interrogazione del senatore di Forza Italia, Andrea Pastore. La risposta del Governo non sembra lasciare molto margine di manovra alla giunta Del Turco.

 


 


ROMA. Il ministro ha risposto oggi alla interrogazione del senatore di Forza Italia, Andrea Pastore. La risposta del Governo non sembra lasciare molto margine di manovra alla giunta Del Turco.


«La legge della Regione Abruzzo sul cosiddetto ''spoil system'' vìola i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione».
Lo chiarisce il Dipartimento degli Affari Regionali nella risposta all'interrogazione che il senatore pescarese Andrea Pastore (Fi) ha rivolto al ministro Enrico La Loggia nel luglio scorso, due mesi prima che la legge fosse impugnata davanti alla Corte Costituzionale con deliberazione del Consiglio dei Ministri.
«Si confermano, quindi, anche da parte del Governo,» afferma il senatore Pastore, «le censure successivamente sollevate sul contenuto del testo legislativo.»
Nell'interrogazione Pastore aveva parlato di «effetti perversi e devastanti dell'entrata in vigore» della «infausta» legge, denunciando «macroscopiche violazioni della Costituzione» ed «evidentissime violazioni del Codice Civile», nonche' «un'inammissibile ingerenza nella materia dell'ordinamento del diritto civile, potestà legislativa esclusiva dello Stato».

Dalla risposta del ministro emerge che in particolare l'art. 1 – che dispone la decadenza automatica di tutte le nomine degli organi di vertice degli enti regionali, in qualunque momento conferite dagli organi di direzione politica della Regione – «escludendo qualsiasi valutazione tecnica circa l'operato dei soggetti interessati, non garantisce il rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento cui devono conformarsi l'attività e l'organizzazione amministrativa ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione».
Nella risposta al parlamentare abruzzese, presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, si legge che, quanto previsto dall'articolo 1 riguardo alle nomine di vertice delle società controllate e partecipate della Regione – che dovrebbero durare quanto la legislatura regionale – «eccede la competenza regionale» e contrasta con l'articolo 2383 del Codice Civile che determina in tre anni la durata massima della carica di Amministratore e di componente del Consiglio sociale delle Spa, in tal modo invadendo la materia dell'ordinamento civile riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato».
La retroattività di tali disposizioni – prevista dall'articolo 2 della legge 22/2005 – viola inoltre il principio di affidamento e il diritto all'ufficio, previsti dagli articoli 2 e 51 della Costituzione. Poiché la decadenza automatica interessa le nomine conferite prima e dopo l'entrata in vigore della legge (quindi in due regimi differenziati), la legge viola il principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione. Tali disposizioni, precisa ancora la risposta del ministro, si differenziano dalla norma della cosiddetta ''legge Frattini'' del 2002 che prevede la possibilità di revoca solo per le nomine assegnate nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura e legate «fiduciariamente a Governi il cui mandato e la cui rappresentatività politica sono da considerarsi a termine».
La legge regionale prescinde «da qualsiasi ragionevole motivazione che consenta di derogare al principio generale secondo cui la cessazione delle cariche deve legarsi a valutazioni negative circa l'operato dei soggetti interessati». In tal senso, il ministro rileva la violazione dei principi di imparzialità e buon andamento dell'amministrazione. 11/11/2005 15.30