Una grande novità: i nostri politici litigano per le poltrone.

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Grosso strappo dei Ds alla Regione per le nomine dei giorni scorsi. A loro è toccato poco o nulla ed ora minacciano la rottura. Siamo alle solite... ALCUNE DELLE NUOVE CARICHE
Non c'è niente da fare: più che di quello dei polli bisognerebbe interessarsi del virus che da sempre contagia la classe politica, ad ogni livello: il virus della poltrona.
Come se non ci fosse nulla di più importante a cui pensare, come se i problemi della gente fossero quelli che la Margherita ha due poltrone in più dei Ds o di Rifondazione. Se il manuale Cencelli non è stato rispettato al popolo da 50 anni a questa parte non interessa un fico secco.
Ma non c'è niente da fare: anche il centro sinistra si avvia a deludere il plebiscito che lo ha votato. E riescono a fare tutto da soli.
I fatti.
Con una lettera inviata all'Assessore regionale alle Attività Produttive Valentina Bianchi, e per conoscenza al Presidente Ottaviano Del Turco, il capogruppo dei Ds Donato Di Matteo ha chiesto la revoca immediata delle nomine per le presidenze dei Distretti industriali.
«Tali nomine – sostiene il presidente del Gruppo Ds - sono avvenute senza nessuna consultazione democratica, senza alcuna forma di partecipazione dei partiti e dei gruppi consiliari della maggioranza, né degli Enti locali e né delle Associazioni di categoria coinvolte nel territorio abruzzese. Qualora non si prendesse atto di questa richiesta di revoca, il Gruppo DS assumerà iniziative significative per ripristinare una normalità democratica a livello operativo nelle politiche per le Attività produttive».
Insomma come dire non le avete date a noi quelle poltrone dunque non vale. Ora ci arrabbiamo.
Se penate che questa sia la priorità…
Sono passati sei mesi dalla festa che ha portato alla Regione Del Turco ed i suoi (ex?) amici e pare proprio il caso di iniziare a lavorare.
A questo punto è gioco da ragazzi per Mario Amicone (Udc) allargare la fenditura aperta dai Ds.
«Con il commissariamento generale di tutti gli Enti, tra l'altro già preannunciato dal sottoscritto, Del Turco è riuscito in zona Cesarini a salvare solo la faccia ma è uscito clamorosamente sconfitto nel braccio di ferro con i partiti», dice, «che alla lunga hanno legittimamente avuto ragione: ha vinto così il metodo Quartelli contro il metodo Cencelli ma in realtà è identico, basta vedere le sigle di appartenenza dei “nominati” e verificare che ruolo hanno avuto le professionalità tanto invocate e declamate. Il metodo imposto da Del Turco», dice Amicone, «è un affronto continuo alla legalità ed alla trasparenza che è sinonimo di democrazia. I continui abusi di poteri e le continue violazioni di legge sono inaccettabili in uno stato di diritto e sicuramente non qualificano una maggioranza che ha i numeri sufficienti per perseguire i suoi obiettivi ma nel rispetto delle leggi in vigore: il ricorso ai Commissari», continua ancora Amicone, «là dove non sono previsti e non ne ricorrono i presupposti, là dove le leggi e gli Statuti prevedono normali Consigli di Amministrazione sono illegittimi e illegali ed hanno il solo obiettivo di togliere di mezzo la minoranza e di mostrare i muscoli. La cosa sconsolante e preoccupante – continua Amicone – non è che hanno vinto i Partiti e tra essi in modo sproporzionato lo Sdi, il Partito del Presidente, ma che hanno vinto gli Avvocati per il vasto contenzioso che si scatenerà e che perderanno i contribuenti abruzzesi per i conseguenti costi finanziari».
Secondo il consigliere Udc perderanno ancora quegli stessi contribuenti «che hanno creduto alla favola della riduzione delle varie indennità la cui delibera è stata nel frattempo ritirata dalla Commissione Consiliare e che non sanno invece che non è stato mai ritirato l'emendamento “Paolini” per la pensione agli Assessori esterni, che non è stata mai proposta alcuna riduzione del numero dei consulenti, dei loro compensi e di quelli del Sottosegretario e del famoso fotografo». 18/10/2005 16.38