Sanità, carte in Procura? Idv: «noi contrari», Pd: «situazione kafkiana»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L'invio dei verbali dell'audizione di Chiodi alla procura competente è una scelta «incompleta». Proteste da parte di Idv e Pd.* TOTO (FLI): «IL PIANO OPERATIVO E’ ILLEGALE, BARALDI A CASA»

Ascoltati nella commissione parlamentare sul servizio sanitario nazionale, il presidente Chiodi e il sub commissario Baraldi hanno lamentato un «sistema totalmente illegale, iniquo, ingiusto, corrotto, fatto di collusioni».

Da qui la decisione del presidente della commissione, Ignazio Marino, di inviare la carte alla Procura per capire cosa sta accadendo (ed è successo) in uno dei settori più delicati della regione, già 'vittima' di una inchiesta della magistratura che si è trascinata dietro pure l'ex presidente Ottaviano Del Turco.  Quest’ultimo è stato il primo a parlare di «politica in ostaggio» e forze occulte ed estranee alla politica che però ne guidavano l’azione.

Ma la scelta di passare le carte agli inquirenti non piace proprio a tutti.

Sicuramente non piace al senatore dell'Idv, Alfonso Mascitelli, che spiega di rispettare la decisione pur trovandola «prematura, debole e fuorviante»: prematura perché «riduce il ruolo di una commissione parlamentare di inchiesta a una semplice funzione di passacarte», debole perché «se la decisione fosse stata votata avrebbe avuto più autorevolezza e credibilità» e fuorviante perché «non aiuta a risolvere il peccato d'origine della sanità abruzzese: la cappa di collusioni, clientelismi e interessi trasversali che tutt'ora vivono sulla pelle dei pazienti e sulle tante professionalità degli operatori sanitari».

Secondo il senatore dell'Idv, ciò che «è penalmente rilevante» non è quello che Chiodi ha detto, ma quello che non ha voluto dire».

«Ha omesso di dirci chi protegge chi», continua Mascitelli, «quali sono i politici e quali i beneficiari di questa permanenza di lobby che operano, a suo dire, contro le sue decisioni. Ha omesso di rispondere sul perché vi è una difformità nella ricontrattazione delle tariffe con i privati rispetto agli indirizzi del Piano, parlando di un "disguido amministrativo"»

Per questo il senatore ha già annunciato che chiederà al presidente Marino e agli altri componenti della commissione parlamentare, di non «abdicare» al ruolo che la costituzione gli assegna, addirittura con poteri di autorità giudiziaria, e di andare «sino in fondo nell'opera di smantellamento della cappa di omertà che deprima e dequalifica un buon servizio sanitario di cui gli abruzzesi hanno diritto , soprattutto dopo quanto si è consumato ad opera di destra e sinistra negli ultimi dieci anni».

Per il senatore del Pd, Giovanni Legnini, invece regna il «caos totale» e chiede che Chiodi e Venturoni si fermino.» Baraldi faccia il suo lavoro e non politica».

«Se nella sanità abruzzese ci sono illegalità e corruzione, come dicono i titolari di poteri esclusivi e straordinari, vuol dire che c’è un oggetto, che ci sono corruttori e che ci sono i corrotti», prosegue Legnini. «Se è così Chiodi e Baraldi hanno il dovere di andare subito dai magistrati. Invece stiamo vivendo una situazione kafkiana: proprio chi detiene il massimo potere formula accuse di corruzione in una commissione parlamentare d’inchiesta, ma non si sa per che cosa ed a carico di chi».

E per Legnini l'Abruzzo si troverebbe quindi adesso a vivere nell'assurdo: «Chiodi firma atti che dovrebbero essere - a dire della sua vice - figli dell’illegalità, accusa i dirigenti di incompetenza e non li rimuove, lamenta reati e non li denuncia, si atteggia a moralizzatore e promuove a suggeritore ufficiale della giunta un consigliere come Venturoni che è sotto giudizio per reati contro la pubblica amministrazione. La sua vice Baraldi si lancia in attacchi all'opposizione violando palesemente i suoi doveri di tecnico che deve garantire la correttezza della gestione della sanità e dovrebbe essere imparziale senza invedere il campo politico».

«Chiodi porti la discussione in Consiglio Regionale», chiede la consigliera regionale del Pd Marinella Sclocco.
«Un sistema iniquo e colluso dunque quello della sanità in Abruzzo?  Perché lanciare solo accuse? Forse per distogliere l’inefficacia della  loro azione di risanamento dei conti! Si abbia il coraggio di assumersi  le proprie responsabilità , anche per i ruoli istituzionali che si  ricoprono». 

Ma ad agitare i sonni del Partito Democratico in queste ore c'è anche la decisione del presidente Chiodi di assegnare a Lanfranco Venturoni, finito ai domiciliari e con obbligo di dimora, il ruolo di «suggeritore ufficiale della giunta», così lo definisce la minoranza, facendolo partecipare senza titolo a tavoli ufficiali.

«Se c'è un disegno che Chiodi e Venturoni devono portare avanti a tutti i costi, anche inventando nuovi ruoli e umiliando il diritto degli abruzzesi alla trasparenza ed all'efficienza, è il momento di scoprire le carte» dice il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci.

03/02/2011 17.27

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TOTO (FLI): «IL PIANO OPERATIVO E’ ILLEGALE, BARALDI A CASA»

ABRUZZO. «Se c’è qualcosa di illegale nel mondo della sanità abruzzese, sono le decisioni del sub commissario Giovanna Baraldi. Chiedo al Presidente del Consiglio ed ai Ministri dell’economia e della salute di valutare se le sue decisioni siano congrue e se si può arrivare ad una revoca delle nomine della Baraldi e dello stesso Gianni Chiodi». Daniele Toto, coordinatore regionale Fli, affida ad un’interrogazione parlamentare tutto il suo dissenso dalla dichiarazioni rilasciate dai due commissari nelle audizioni presso la Commissione senatoriale di inchiesta. Nella vicenda del Piano operativo taglia ospedali, secondo Toto, ci sono due pronunciamenti ineludibili. Il primo è quello del Consiglio di stato che accogliendo la sospensiva per l’ospedale di Guardiagrele, l’ha motivata con l’assoluta mancanza di istruttoria: cioè non si può chiudere nessun ospedale se prima non si organizza la sanità sul territorio. C’è poi la sentenza della Corte costituzionale, ancora più importante, perché nega la possibilità di delegare ad un commissario la potestà di fare leggi, che spetta solo al Consiglio regionale. Poiché il sub commissario Baraldi dichiara ufficialmente nelle audizioni (come quella del 17 novembre scorso) di aver confezionato lei il Piano “in venti pagine”, questo riordino ospedaliero è del tutto illegale. Infatti l’Abruzzo ha già la legge 5 del 2008 con tanto di Piano sanitario e per modificarlo serve un’altra legge e non una delibera commissariale. Quindi l’interrogazione affronta anche il tema delle funzioni dei commissari che andrebbero modificate.

«Però è indubbio – conclude Toto – che per ristabilire la legalità in Abruzzo è necessario ridare le sue competenze al Consiglio regionale». Un modo elegante per chiedere le dimissioni della Baraldi ed il ridimensionamento di Chiodi.

NASUTI (FLI): «DICHIARAZIONI BARALDI IMPRUDENTI».

«Mi rifiuto di credere che i medici e gli operatori abruzzesi della sanità siano degli incompetenti. Al contrario ci sono punte di eccellenza riconosciute a livello nazionale. Il sub commissario Baraldi è stata quantomeno imprudente a fare certe dichiarazioni – ha dichiarato Emilio Nasuti, vice coordinatore Fli - Io sono convinto della necessità da parte di tutti di un cambio di passo culturale nella gestione della sanità. Come credo importantissimo lo sforzo che si deve fare per rimettere i conti a posto. Però nessuna riforma», prosegue Nasuti nessun piano, nessun taglio può essere imposto senza la condivisione degli obiettivi. Quello che finora è mancato in tutta la vicenda del’Ufficio commissariale è la condivisione dei mezzi per raggiungere gli obiettivi. Ed ogni cosa calata dall’alto non viene ben vista. Riconfermo la mia stima ed il mio apprezzamento a chi ogni giorno fa funzionare la sanità anche in condizioni difficili e mi auguro che ci sia un chiarimento rapido delle posizioni del sub commissario e delle denunce del presidente Chiodi».

s.c. 02/02/2011 19.14