Chiodi salva il Bilancio, ma perde la leadership. Le richieste di Fli

Alessandro Biancardi

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Chiodi salva il Bilancio, ma perde la leadership. Le richieste di Fli
ABRUZZO. Al presidente Gianni Chiodi costa caro in termini politici l’ok al Bilancio da parte di Futuro e libertà.

Perché non è solo questione di un assessorato Fli alla Regione, che comunque verrà assegnato o al rimpasto o più in là, proprio per non far risaltare il voto di scambio. La partita si gioca sul riconoscimento del ruolo politico dei finiani e della loro funzione propulsiva rispetto all’azione della Giunta regionale, di cui aspirano a diventare il motore. Perché è molto più complessa la partita che si è giocata dietro le quinte del Bilancio e che ha consentito a Chiodi di far passare come costo dell’operazione solo l’assessorato che verrà.

Questa è la parte “pubblica”, ad uso dei distratti. La sostanza è un’altra. Quando Fli ha chiesto l’assessorato alla Sanità ben sapeva che il presidente Chiodi mai e poi mai avrebbe fatto mettere il naso di “estranei” nel calderone ineusaribile del mondo sanitario che consente al presidente-commissario ed ai suoi i legami giusti con il Governo. Insomma Chiodi come quello spot pubblicitario: toglietemi tutto, ma non il mio feudo.

Il che però ha un costo, perché in cambio del sì di Fli ha dovuto cedere su molto altro. In primis l’assessorato, come detto, una nomina pesante con le competenze sulle infrastrutture, cioè il settore trainante dell’economia abruzzese. Poi la richieste sulla sanità: cioè la testa dei tre manager (non il quarto, quello di Teramo, appena nominato) con la quasi sicurezza di ottenere almeno la sostituzione di quello di Chieti, e la redazione di un nuovo Piano sanitario non costruito a Roma e senza la partecipazione del sub commissario Giovanna Baraldi, di cui si è chiesta la sostituzione. Mano libera sulle elezioni comunali di Vasto e Lanciano, dove saranno presentate liste comuni Fli e Udc, con il candidato Pdl a rischio brutte figure. L’unificazione delle tre società di trasporto pubblico Arpa, Gtm e Sangritana. La fine dei commissariamenti negli Enti strumentali della Regione. Il coinvolgimento di Fli in tutte le altre decisioni. Si spiegano così le dichiarazioni altrimenti generiche di Emilio Nasuti, all’indomani del voto favorevole al Bilancio: «La condivisione di oggi è il seguito di quella elettorale, ma si aprono spazi nuovi. E’ anche il riconoscimento che da tre anni riusciamo ad approvare il Bilancio in tempo utile – ha spiegato come presidente della Commissione regionale – essere organici alla maggioranza, significa decidere insieme». Un bel passo in avanti da parte di chi veniva considerato come la ruota di scorta dei giochi romani del Pdl e che oggi è diventato ruota motrice della Giunta regionale.

In realtà l’operazione messa in campo da Fini, cioè di ribaltare i ruoli e diventare protagonisti approfittando della stagnazione del Pdl, è riuscita meglio in Abruzzo che altrove. E così Emilio Nasuti, da presidente routinario della Commissione Bilancio diventa il salvatore della patria Pdl al Consiglio regionale, e Daniele Toto, da onorevole molto critico con le sue interrogazioni su sanità e rifiuti, ma inascoltato da Piccone & C(hiodi), viene accreditato come il miglior alleato del presidente a cui assicura il voto in bilico. Naturalmente, come detto, la sostanza del nuovo rapporto tra Fli e il Pdl è ben altra, ma certe vicende hanno il loro significato. Prima il senatore Fabrizio Di Stefano e l’assessore regionale Mauro Febbo liquidavano come poco “conosciuto” Toto, che pure era il vice coordinatore Pdl a Chieti, ed ora Chiodi lo cerca come un alleato di cui non si può fare a meno, facendo risaltare l’ingenuità politica dell’ala ex An che si è condannata da sola ad un ruolo di secondo piano. Se questo è il quadro ne vedremo delle belle, ma le avvisaglie già ci sono: a Vasto il consigliere regionale Tonino Prospero rilancia Rialzati Abruzzo in funzione di appoggio a Carlo Masci, sempre in bilico con il Pdl, accoglie Luciano Terra in fuga dall’Udc, ma soprattutto dall’onorevole Rodolfo De Laurentiis che si ostina a governare l’Abruzzo da Roma, e si proietta come futuro candidato a sindaco. A Lanciano il candidato sarà un nome nuovo gradito all’Udc e a Fli, forse un giovane medico da contrapporre al candidato Pd, sempre che Donato Di Fonzo, cacciato dalla Fiera con l’ok del Pdl non si vendichi con una lista civica di ampie intese. A livello sanitario, il nuovo Piano condiviso manderà all’aria i progetti segreti di chi, con l’appoggio dell’Università – rectius del solo rettore – vorrebbe creare un Irccs ritagliando i reparti di eccellenza come Oculistica (e forse Cardiochirurgia) e lasciando il resto ad una sola Asl regionale e ad una facoltà di Medicina di serie B. E la fine dei commissariamenti? Sarebbe l’inizio di un’azione politica ed amministrativa finora congelata di cui il Pdl si è reso complice, ma anche il de profundis per l’atteggiamento di chi considera l’Abruzzo come una colonia romana.  

 Sebastiano Calella  04/01/2011 10.41