Riforma del servizio idrico, la Regione non decide. Il Pd:«Chiodi dica chiaramente cosa fare»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.  Grandi manovre in vista della privatizzazione del servizio idrico in Abruzzo?

 Nonostante certe prese di posizioni anche nette da parte delle istituzioni regionali non si placano le voci che parlano di trattative avviate e di interessi di grossi gruppi economici che avrebbero già avviato contatti con la politica locale per sensibilizzarla sulle opportunità di una privatizzazione.

Per ora l’unica posizione ufficiale in merito che si è registrata è quella dell’assessore regionale Di Paolo che ha parlato chiaramente di un orientamento della giunta per la gestione pubblica. Nessuna paura dunue?

 Tra poco più di 10 giorni, tuttavia, scadranno i termini per approvare in  Consiglio regionale la riforma dei servizi idrici. In assenza di una  norma approvata per quella data la gestione potrebbe essere affidata di fatto a  soggetti privati con inevitabile aumento di costi di gestione.

Una esperienza già peraltro testata in tutti quei settori che l’hanno potuta sperimentare.
 Per questo Camillo D'Alessandro (Pd) incita Chiodi a discutere e approvare  la proposta di legge presentata dal suo partito.
« A pochi giorni dalla fine dell'anno Chiodi e le sua maggioranza non  riescono ancora a decidere quale riforma approvare sulla gestione  dell'acqua - dichiara d'Alessandro - scaduti i termini, ovvero 31  dicembre 2010, in assenza di una legge approvata si apriranno le porte  ai privati per la gestione dei servizi dell'acqua. Mi sembra questo un  disegno criminoso e irresponsabile - prosegue - visto che da mesi giace  una nostra proposta che prevede il passaggio della competenza degli Ato   alle Province. Operazione a costo zero, nessun Consiglio di  Amministrazione, nessun presidente, nessun organo di revisione dei  conti, quindi nessuna spesa per la collettività».

Questa proposta sarebbe  sostenuta anche dal presidente dell'Anci regionale, Antonio Centi, il  quale sostenendone la bontà ha anche ricordato che altre regioni in  Italia hanno deciso per il passaggio di competenze alle Province.

Un  esempio è la Lombardia (maggioranza di centrodestra) che ha approvato all'unanimità lo stesso impianto  riformista che il Pd ha presentato per l'Abruzzo.

 Recentemente anche le  Province stessa hanno sostenuto la validità delle proposte del Pd in  materia.

«Quindi è chiaro che non decidere ora, significa non scegliere un modello organizzativo e di gestione  di un servizio pubblico essenziale   come quello sull'acqua necessario  e che non comporterebbe aumenti a  carico dell'utenza, dei cittadini», conclude D’Alessandro, « Siamo dinanzi ad una situazione a dir poco vergognosa. Chiodi ci dica chiaramente cosa pensa di fare».

20/12/2010 16.16