Finiani e berlusconiani, in Abruzzo regna la pace. Castiglione: «nessuna divisione»

Alessandro Biancardi

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ALFREDO CASTIGLIONE

ALFREDO CASTIGLIONE

ABRUZZO. No, i finiani abruzzesi non costituiranno in Consiglio regionale nessun gruppo autonomo dal Pdl.

In regione si resterà uniti, compatti, praticamente un'unica famiglia, mantenendo quindi le distanze dal divorzio già formalizzato a Roma.

Se i due leader, Berlusconi e Fini, ormai sono in guerra aperta, a livello locale non si prendono posizioni e si preferisce non agitare troppo le acque.

Per il momento, questo è certo, nessuno strappo ufficiale. Lo ha assicurato il vice presidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione, nella conferenza stampa tenuta ieri per presentare la partecipazione alla festa tricolore di Mirabello che si terrà domani. «Vogliamo rimanere nel centrodestra - ha spiegato Castiglione -. Se nascerà un partito che si riconosce nella linea di Gianfranco Fini, nasceranno anche gli eventuali gruppi consiliari, attualmente però non se ne sente la necessità. Non é assolutamente in agenda, dunque, la nascita di nessun gruppo consiliare». Castiglione ha anche assicurato che l'aria di ostilità che si respira a livello nazionale qui proprio non esiste: «i finiani sono a pieno titolo dentro il Pdl, sono una componente del Pdl e c'è un rapporto più che ottimale con il presidente della Regione, Gianni Chiodi. La Regione, poi, sta portando avanti delle riforme importantissime, grazie al centrodestra che lo governa».

A una domanda su sue eventuali dimissioni da vice presidente della Regione, Castiglione ha risposto che «l'Abruzzo ha bisogno di governo, di stabilità istituzionale e di affrontare i problemi degli abruzzesi, come si sta facendo, e, comunque, di riconoscersi ancora all'interno del Pdl».

Riguardo alla partecipazione a Mirabello - presentata alla presenza del vice ministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso - è stato reso noto che saranno 6 i pullman che partiranno dall'Abruzzo per partecipare alla giornata conclusiva. In totale si stima che all'evento prenderanno parte oltre 600 simpatizzanti abruzzesi, molti dei quali giungeranno anche con mezzi privati.

Proprio domani a Mirabello, davanti a 10 mila militanti, il presidente Fini lancerà il suo manifesto politico. Sempre Urso ha spiegato ieri di aspettare fiducioso che il presidente del Consiglio, «che è anche presidente del nostro partito», ricucia lo strappo che ha determinato quando ha deciso di cacciare Gianfranco Fini, «l'altro fondatore, l'altro leader, il rappresentante di milioni di italiani di destra, dal partito che insieme hanno fondato. Pensiamo che questo strappo non solo possa ma debba essere ricucito perchè è quello che vogliono gli italiani che votavano sulla scheda Berlusconi e Fini».

Il viceministro ha poi annunciato che «nessuno dei cosiddetti imputati si presenterà ai probiviri, perchè noi non pensiamo che il Popolo delle libertà, il partito delle libertà, si possa trasformare in un teatrino giudiziario che processa le idee. Le idee si confrontano, ci si ascolta reciprocamente, fanno arricchire il dibattito sono il sale della democrazia. Il collegio dei probiviri è un organo vecchio di partiti ideologici che non appartengono più all'era moderna».

04/09/2010 9.43