Confindustria Chieti: «mancano i politici veri, preparati e concreti che producano risultati…»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Quanto vale un politico? Quanto produce? Il rapporto tra quanto costa alla collettività e quanto restituisce è davvero così conveniente?

Confindustria Chieti fa una scoperta e sulla politica concreta che possa in qualche modo spingere le aziende del territorio, dice,  siamo all’anno zero.

«Non 8mila euro al mese, ma 80mila per un politico che rappresenti veramente l’Abruzzo, non c’è Azienda sul Territorio che non sia pronta ad un investimento del genere» dice risoluta  Marina Cvetic della azienda vinicola Masciarelli, «ma la questione sta tutta qui: deve essere un investimento che ritorna sul territorio in termini di produttività e attrattività.  Il problema dell’Abruzzo, infatti, è non avere una rappresentanza forte, intesa sia come capacità di programmazione dello sviluppo, che come portafoglio presente e futuro di relazioni importanti, a Roma e conseguentemente a Bruxelles e nel mondo. La vision deve essere quella di uomini in grado di connettere le fonti di produzione del valore con i mercati nazionali ed internazionali».

Se ne è discusso sabato all’incontro che si è svolto presso il Castello di Semivicoli (Cascanditella di Chieti) con i Giovani Imprenditori di Confindustria Chieti accompagnati in visita dal Presidente Riccardo D’Alessandro presso l’Azienda  Masciarelli.

«Qui siamo ancora alle fiere, agli stand con le brochure, ai depliant e alle ragazze in costume tipico», continua la titolare dell’azienda, «i turisti invece vanno condotti sul posto. E una delle azioni da intraprendere subito è portare i giornalisti di tutto il mondo perché scrivano quello che hanno visto e “assaporato”: i posti, i prodotti tipici, l’ospitalità, l’accoglienza, il patrimonio storico – artistico. E a proposito di patrimonio, non dobbiamo fare gerarchie, perché così viene solo condotta una dannosa “battaglia tra poveri”: affermare la superiorità del patrimonio storico artistico rispetto a quello dei prodotti tipici, spacciato spesso come di serie B, vuol dire non comprendere il concetto di Patrimonio».

Secondo Confindustria, giovani imprenditori, un piano per il turismo comincia «con un’azione di promozione interna –  finalizzata ad incentivare le aziende enogastronomiche alla creazione di strutture ricettive, all’organizzazione stabile di visite nelle aziende come meta degli ospiti degli alberghi nel post cena, dei rappresentanti delle multinazionali, degli ambasciatori... -  e prosegue con l’esistenza di una struttura di protezione del turista che, troppo spesso viene frodato e non sa neanche a chi rivolgersi per ricevere tutela e assistenza: ad esso va garantito in maniera certa che troverà quello che gli è stato pubblicizzato».

 Insomma, azioni in loco, «non inutili giri per il mondo pagati con i nostri soldi».

«La pubblicità dell’offerta turistica su tutti gli spazi aperti e di grande transito come aeroporti, autobus, metropolitane, treni, centri commerciali darebbe i suoi frutti: altro che depliant», ha rimarcato Cvetic.

 «Non va escluso l’intervento della Regione e dello Stato», ha aggiunto D’Alessandro, «purché sia diretto a sostenere l’innovazione, che è costosa, richiede investimenti in macchine e attrezzature. Quando inventi un prodotto devi prima creare la domanda e poi creare l’innovazione, scegliendo tra le tecniche e le attrezzature disponibili per la messa in produzione. E’ in questa fase che la Regione deve sostenere le Aziende, sorreggendole nella capacità economica di investire per innovare e nell’assunzione del rischio. Non destinare fondi a vanvera, dunque, ma aggiungendo valore a chi dimostra di averne già. Non è un caso che il 93% delle Pmi italiane lamenta lo scarso supporto delle Istituzioni e la difficoltà di accesso al credito: un dato che negli altri Paesi non ha percentuali così elevate. E’ ora che i nostri politici siano convinti, loro per primi, che il nostro 1° brend è l’Italia, il 2° l’Abruzzo, il terzo il marchio aziendale».

 

05/12/2010 20.37