Giacimento idrocarburi Bomba, Mascitelli (Idv) interroga Prestigiacomo, Romani e Maroni

Alessandro Biancardi

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BOMBA. Il caso arriva sul tavolo del Governo. Si tratta della richiesta da parte della ditta Forest CMI S.p.A. di sfruttamento del giacimento di gas naturale denominato "Colle Santo" di Bomba.
 

E' lì che si vogliono realizzare cinque pozzi di estrazione e di una raffineria di gas. 
Il senatore Alfonso Mascitelli, segretario regionale dell'Italia dei Valori, ha, infatti, depositato una interrogazione a risposta orale rivolta ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello Sviluppo economico e dell'Interno, in cui chiede se il governo è a conoscenza delle conseguenze del progetto sia dal punto di vista ambientale sia da quello socio-economico e se non consideri urgente intervenire affinché la sicurezza della popolazione locale sia garantita dal rispetto e dall'applicazione della normativa "Seveso", relativa al "Controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose". 
Il progetto della ditta Forest prevede l'escavazione di altri tre pozzi (in totale cinque), l'estrazione, per la durata di 12 - 20 anni, di circa 650.000 metri cubi di gas al giorno, la costruzione di una raffineria, su un'area di 20.000 mq, la realizzazione di un gasdotto di circa 7,5 Km nei comuni di Roccascalegna e Torricella Peligna.
«L'impianto – continua il senatore – insisterebbe su un territorio molto fragile, caratterizzato dalla presenza di vaste aree franose e interessate da attività sismica».
Il Consiglio comunale di Bomba, inoltre, all'unanimità, si è dichiarato contrario al progetto, supportato anche dall'iniziativa di comitati e movimenti spontanei dei cittadini.

Forte e motivata è la preoccupazione che una simile realizzazione comprometta la stabilità della diga, grazie alla quale, tra l'altro, da più di 50 anni si produce energia idroelettrica, cioè pulita e rinnovabile.

«La popolazione locale dovrebbe quindi affrontare un simile gravissimo rischio», insiste Mascitelli, «in cambio dello sfruttamento di un giacimento di idrocarburi fossili che durerà al massimo 12 anni, e con uno scarsissimo ritorno economico e occupazionale sul territorio».
«A noi risulta, tra l'altro», aggiunge il senatore dell'Idv, «che in nessuna delle fasi principali dell'impianto sia previsto l'impiego delle migliori tecnologie disponibili (cosiddette BAT), definite dalla Commissione Europea nel documento del 2003 IPPC: ciò comporterà la necessità di realizzare un termodistruttore, alto 44 m, per bruciare gli scarti di raffinazione, con la conseguente immissione in atmosfera di sostanze dannose per l'ambiente, come CO2, NOx, SO2, e molto tossiche per l'uomo, quali l'idrogeno solforato (H2S)».

25/11/2010 9.20

*«PROGETTO INCOMPATIBILE CON MARCHIO ABRUZZO»

* IL NO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA