Pdl in affanno, Fli aspetta con pazienza

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nasce il gruppo di Futuro e Libertà al comune dell’Aquila, con l’adesione del consigliere Enrico Verini, figlio dell’ex deputato Antonio, storico esponente della Dc e della Margherita aquilana.

 

 

Bel colpo messo a segno dal coordinatore della costituente Giampiero Catone, che ha annunciato anche l’adesione di nove consiglieri di circoscrizione e di altri consiglieri comunali del comprensorio aquilano, oltre che iniziative a favore della ricostruzione. Insomma una bella risposta alle critiche di Alfredo Castiglione che da Fli è invece uscito sbattendo la porta. Uscito? I maligni dicono che nessuno lo ha trattenuto, visto che la sua protesta contro Catone sembra più una posizione di facciata, mentre in realtà la sua permanenza nel Pdl sarebbe più legata a questione di potere. Il che lo renderebbe – agli occhi della dirigenza Fli – meno deciso nella difesa delle posizioni di Fini in seno alla Giunta regionale. Ed anche la difesa da parte di Chiodi ha chiarito che Castiglione non era più l’uomo di punta di Fli. Ruolo che invece arride a Emilio Nasuti, il consigliere regionale che ha guidato la scissione e che oggi è a Roma per parlare con Urso, braccio destro di Fini e plenipotenziario per l’Abruzzo.

E Catone? E’ come Oriali, il mediano della canzone di Ligabue: sta lì in mezzo al campo a rimediare botte e calci pur di non far passare l’avversario. Delicatissimo sembra infatti il ruolo affidato all’esponente della Discussione (il giornale che gode di ingenti finanziamenti pubblici): reggere il fronte e poi farsi da parte, quando scatterà il contropiede. E quello che oggi viene visto e forse è un ostacolo per l’adesione a Fli (molti consiglieri regionali aspettano che si chiariscano i ruoli per passare con Fini) si potrebbe rivelare una scelta molto importante per prendere tempo. Perché la partita del centrodestra abruzzese si gioca dentro il Pdl e soprattutto a Roma, dove nei prossimi giorni è previsto un incontro di Fabrizio Cicchitto con i deputati azzurri abruzzesi, quelli che si oppongono da sempre all’Abruzzo appaltato ai senatori Piccone, Tancredi e Di Stefano e che minacciano di aderire a Fli. Vedi Marcello De Angelis all’Aquila per i noti dissidi con Di Stefano, vedi Daniele Toto da sempre all’opposizione di Chiodi, il quale Chiodi non gli risponde mai nemmeno in occasione delle interrogazioni parlamentari sui rifiuti di Teramo e sulla sanità. In realtà, come spesso accade, forse sarà la pervicacia con cui Roma difende il partito e la sua nomenclatura sul territorio a far traboccare il vaso della sopportazione di questi deputati che contestano da sempre la gestione del coordinatore Piccone. Infatti nei giorni scorsi, il Pdl nazionale ha deciso che i coordinatori regionali saranno scelti dagli eletti. “Vedete quanto siamo democratici?” hanno chiosato, dimenticando di dire che gli eletti (dai consiglieri circoscrizionali a quelli regionali) sono stati “scelti” dallo stesso Piccone e difficilmente gli si rivolteranno contro.

Quindi la nomina del coordinatore in questo modo è la solita sveltina di chi comanda e di chi non vuole cambiare nulla. Una visone miope di quello che sta succedendo soprattutto in Abruzzo. Il Pdl non si rinnova solo perché magari cambia il coordinatore, una carica a cui non sembrano voler aspirare oggi in molti. Il problema vero è la legittimazione del potere Pdl, squassato da inchieste giudiziarie a ripetizione. Più che cambiare Piccone, servirebbe un cambio di passo sui problemi: quello che ha promesso di fare Fli e che ha riscosso subito così tanti consensi da far traballare il Pdl. Lo dimostra il fuoco di sbarramento attivato dagli azzurri su tutti i mezzi di informazione, con una potenza di fuoco degna di miglior causa. Servirà, non servirà? Il tempo stringe: se non ci saranno risposte credibili entro novembre, scatterà il via libera dal Pdl. Fli aspetta paziente, come quel famoso detto cinese sulla riva del fiume.

Sebastiano Calella  26/10/2010 10.33