Fallisce l’attacco a Fini: Castiglione se ne va, arriva Toto

Alessandro Biancardi

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DANIELE TOTO

DANIELE TOTO

ABRUZZO. Il vice presidente della Regione Alfredo Castiglione va via da Futuro e libertà, offeso con Fini per la scelta dell’onorevole Giampiero Catone come coordinatore regionale Fli.

In realtà la nomina era solo di coordinatore per la Costituente del nuovo partito. Catone risponde che nessuno è indispensabile e porta in dote Rocco Salini e Lorenzo Valloreia. Emilio Nasuti non condivide la scelta nazionale di nominare così il coordinatore della Costituente, ma resta all’interno del progetto del popolo di Mirabello per «costruire un partito elastico e post ideologico interessato più ai problemi dei cittadini che a quelli della nomenclatura politica e aperto anche all’arrivo di elettori del Pd o di altri delusi del centrosinistra».

 Sullo sfondo il malcontento della base finiana, forse ancora un pò ideologizzata, che in alcune province come Pescara chiude per protesta i circoli di Generazione Italia che facevano capo a Castiglione ma che anche nel resto dell’Abruzzo è in fibrillazione.

Si frantuma il progetto di Fini o siamo solo di fronte ad un sussulto d’orgoglio dei rappresentanti del Pdl (Chiodi soprattutto) che mette argini allo straripare della crisi di rappresentanza della politica regionale rispetto all’Abruzzo?

Certo l’accanimento contro i primi vagiti di Fli sa tanto di ordine venuto da Roma: spegnete la fiammella (era il simbolo del Movimento sociale italiano in cui sono cresciuti Fini e tutti gli ex An) prima che diventi un incendio. E prima che possa mettere in difficoltà l’esecutivo regionale che già ha le sue gatte da pelare. Detto, fatto: è partito il pressing su Castiglione (la cui fedeltà a Fini è sembrata meno decisa della sua difesa del posto in Giunta), ci si è infilati nelle prime crepe di Fli per farle diventare voragini, è stata organizzata una campagna mediatica contro Futuro e libertà con l’aiuto decisivo degli ex camerati (spesso sono gli ex seminaristi i critici più spietati dei preti….), fino a far passare il messaggio che “Fli ha chiuso”: Almeno in Abruzzo la fiamma è stata spenta, non si rischia più l’incendio. Le cose stanno proprio così? Non sembra.

Perché a volte è più pericolosa la brace che cova sotto la cenere: «poca favilla gran fiamma seconda» dice Dante nel Paradiso. E se si privilegia l’aspetto mediatico a quello sostanziale, avviene quello che sta succedendo a Napoli per i rifiuti: se si nasconde l’immondizia sotto il tappeto, prima o poi ritorna fuori. Tradotto significa che se non si affrontano i problemi alla radice (lavoro, potere di acquisto, scuola, ordine pubblico, sanità, ricerca, come da elenco impietoso di Fini a Mirabello), ci vorranno molti Castiglione per salvare Chiodi. E che se i numeri per passare indenni in Consiglio regionale ci stanno (così come per il Governo al Parlamento) questo non significa che la ricostruzione post terremoto c’è, che il lavoro cresce, che i giovani non sono disoccupati, che la sanità funziona.

 DANIELE TOTO LASCIA

 In realtà la cenere del contrattacco Pdl non è riuscita a soffocare la brace. Emilio Nasuti resiste e rilancia, pur rimanendo critico sulla scelta di Catone e a sorpresa si apre invece una crepa proprio nel Pdl: l’onorevole Daniele Toto si dimette da coordinatore vicario della provincia di Chieti con una lettera a Berlusconi ed ai coordinatori nazionali Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, saltando a piè pari il livello locale rappresentato in regione da Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano e a Chieti da Mauro Febbo.

Scrive Toto: ho dato il mio contributo al successo del Pdl e gli eletti che ho collaborato a scegliere sono la dimostrazione del mio impegno: «oggi, col maturare nel partito di un nuovo contesto, che evoca una transizione in atto nel suo assetto, fino ai congressi nei quali verranno eletti i suo nuovi dirigenti locali, ritengo esaurita ogni possibilità di esprimere un mio impegno e un fattivo contributo, d’altronde in me affievoliti dalle circostanze evolutive della vita interna del PdL in terra d’Abruzzo».

 Tradotto dal linguaggio forbito e diplomatico della politica, significa che Toto non si riconosce più nel Pdl così come amministra l’Abruzzo, un disagio che tra l’altro era stato più volte espresso con le sue interrogazioni parlamentari dai rifiuti a Teramo alla sanità di Venturoni. Si accende un’altra fiammella o Toto si appresta ad entrare nel Fli, magari come coordinatore? Certo è che Fini già lo ha contattato ben prima che Castiglione cominciasse a tentennare.

L’altra fiammella che non si spegne è, come si diceva, quella di Nasuti: «Catone sì, Catone no è il solito trucco di personalizzare la lotta politica per non parlare dei problemi – spiega il consigliere regionale fedelissimo di Fini – io non ho gradito questa scelta e l’ho detto apertamente. Ma questo non può essere un pretesto per uscire fuori da Fli. Se dobbiamo costruire un partito agile ed aperto, non si comincia dalle espulsioni, altrimenti che faremo, se arriva qualche ex Pd? Catone e gli altri debbono dare un contributo, il popolo di Mirabello chiede la soluzione dei problemi, non le guerre di vertice: abbiamo visto con il Pdl che queste guerre portano alla paralisi amministrativa. Noi vogliamo discutere sui problemi, magari litigare sulle persone, ma restare fedeli alle idee».

 Il Pdl è avvisato: nascondere sotto il tappeto il dissenso non significa averlo risolto.

 Sebastiano Calella  23/10/2010 10.37