Spese militari e cacciabombardieri. Il ministro Di Paola risponde:«spesa necessaria»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

35974

ROMA. Non si ferma la polemica sull’acquisto italiano di 131 cacciabombardieri joint strike fighter che costeranno alle casse di Stato circa 13, forse 15 miliardi di dollari.

ROMA. Non si ferma la polemica sull’acquisto italiano di 131 cacciabombardieri joint strike fighter che costeranno alle casse di Stato circa 13, forse 15 miliardi di dollari.

 A prendere la parola è il capogruppo abruzzese IdV in Commissione Difesa Augusto Di Stanislao che si rivolge al Ministro della Difesa , Giampaolo Di Paola, obiettandogli l’acquisto. Per Di Paola il problema non esiste «anzi, il programma darà occupazione e 10.000 posti di lavoro». E sul web è bufera.
«C’è l’esigenza», ha spiegato Di Paola nel corso del question time alla Camera, «di rinnovare le linee aerotattiche dello strumento militare italiano ed il programma Jsf (per la produzione di un cacciabombardiere americano F35 che dovrebbe rimpiazzare le flotte aeree di Stati Uniti e degli alleati ndr) risponde a queste esigenze, è stato avviato con lungimiranza dal ministro Andreatta e confermato dai governi D’Alema, Prodi e Berlusconi. Il dimensionamento complessivo è in corso di riesame alla luce delle esigenze operative e della compatibilità finanziaria. Tuttavia non c’è dubbio che stiamo parlando di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale, che vede già oggi a Cameri (Novara) un complesso industriale dedicato al velivolo che dà e darà occupazione a 1.500 persone e, in prospettiva, sono previsti 10mila posti di lavoro, con oltre 40 imprese che contribuiscono alla crescita economica, tecnologica e industriale del Paese».
Di tutt’altro avviso è il capogruppo Idv Di Stanislao che aveva chiesto al Ministro se e come intendesse bloccare, in via definitiva, il programma per la produzione e l'acquisto dei 131 caccia. «Una risposta spicciola quella di Di Paola», commenta piccato Di Stanislao,«assurdo pensare a nuovi posti di lavoro quando queste risorse se fossero spostate in altri comparti ormai al collasso riuscirebbero a risolvere molti dei problemi che affliggono l'economia del paese. Assurdo parlare di efficienza del comparto Difesa e del suo personale se è stato ridotto del 18% il budget destinato alla formazione e all'addestramento, alla manutenzione e all'efficienza di armi, ai mezzi e alle infrastrutture, al mantenimento delle scorte e, in generale, alla capacità e alla prontezza operativa dello strumento militare». Secondo il dipietrista, pronto ad una mozione Idv in aula, le previsioni del ministero della Difesa sui posti di lavoro «sarebbero infondate alla luce di studi recenti che dimostrerebbero che spostare un miliardo di dollari dalla Difesa al comparto delle energie rinnovabili aumenterebbe del 50% il tasso di occupazione, addirittura del 70% in ambito sanitario».
Intanto sul web è bufera. Il popolo degli internauti è agguerrito più che mai. Su Facebook si pensa ad una raccolta firme contro l'acquisto dei Jet F-35 da 15 miliardi e c’è chi esprime il suo disappunto senza mezzi termini. «Io non ci sto», dice Rita, «non ho soldi.......e non mi interessa partecipare ad alcuna guerra dei soliti guerrafondai....voglio uscire dallo schacchiere mondiale......ritirarmi in pensione di "PACE".....!!!» Anche su Twitter un tam tam di messaggi. C’ è chi azzarda qualche previsione: «contando l’acquisto e gestione sono 60$Miliardi in 20 anni», e chi commenta, «persino gli USA tagliano i fondi per gli armamenti. E noi, che aspettiamo?», chi infine propone un’alternativa: «applicare il #metodocortina invece che gli F35, assumiamo degli ispettori fiscali».
12/01/2012 10:02