Abolizione Province, presidenti: «scelta inaccettabile»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Entro il 31 marzo 2013 le giunte e consigli in carica delle province decadranno. Di Giuseppantonio: «nessun rapporto con il Governo fino a quando non ci sarà un passo indietro».

Il 19 dicembre a Pescara riunione degli Stati Generali delle quattro Province abruzzesi. Le Province dell’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo dicono no alle norme contenute nel Decreto legge approvato il 4 dicembre dal Consiglio dei Ministri che dispongono la riduzione delle loro funzioni e dicono sì ad una riforma organica delle istituzioni provinciali che, salvaguardando il livello di democrazia, razionalizzi funzioni e dimensioni delle amministrazioni. E lo faranno nel corso di una manifestazione pubblica: il presidente dell’Unione delle Province abruzzesi, Enrico Di Giuseppantonio, ha convocato gli Stati Generali delle quattro Province per il prossimo 19 dicembre alle ore 10.00 a Pescara presso l’auditorium “De Cecco” in piazza Unione – sede del Consiglio Regionale. Ci saranno i presidenti delle Giunte e dei Consigli Provinciali, i componenti delle Giunte e i Consiglieri provinciali. Sono stati inoltre invitati i parlamentari eletti nella circoscrizione Abruzzo, i presidenti della Giunta e del Consiglio regionale, i consiglieri regionali, i sindaci dei Comuni capoluogo, il presidente di Anci Abruzzo.

«La strada per ridurre la spesa pubblica e per risanare il Paese deve passare attraverso un’opera di razionalizzazione delle funzioni e delle dimensioni delle Province», ha detto Di Giuseppantonio: «soluzioni drastiche produrrebbero l’unico risultato di generare confusione e gettare nel caos le amministrazioni territoriali, di generare disservizi e, paradossalmente, di aumentare la spesa pubblica, come rilevato dalla competenti Commissioni Parlamentari e da una ricerca condotta dall’università Bocconi di Milano. La via del risanamento del Paese deve vedere le Province protagoniste e non vittime sacrificali e deve passare per un’azione di riordino complessivo delle istituzioni territoriali che sia elaborata in tempi celeri e condivisa da Stato, Regioni, Province e Comuni».

Dal punto di vista istituzionale, secondo Di Giuseppantonio, «è inaccettabile la scelta di ricorrere ad un Decreto legge in una materia che ha un impatto profondo sulla forma di Stato, prevista dalla Costituzione. Per questo motivo ci attiveremo affinchè, attraverso la Regione, il Decreto venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Gli Stati Generali vogliono rappresentare un momento di confronto e di sensibilizzazione verso i cittadini: da troppo tempo, infatti, a vari livelli si sta facendo passare il messaggio che la riduzione della spesa pubblica, obiettivo legittimo e necessario, debba realizzarsi solo incidendo sulle Province, trascurando conseguenze del tutto negative, irreversibili e paradossali come un aumento della spesa pubblica che scaturirebbe dalla cancellazione di servizi ed interventi favore delle comunità locali che solo la Provincia, ente intermedio fra Comuni e Regione, oggi è in grado di assicurare in termini di efficienza, di economicità e di esperienza».

I presidenti chiedono al presidente della Camera dei Deputati e ai capigruppo di iscrivere subito all’ordine del giorno dei lavori parlamentari le proposte di riforma costituzionale delle Province, già all’attenzione della Commissione Affari costituzionali della Camera. L’Unione delle Province Abruzzesi ribadisce anche a livello locale la posizione già espressa dall’Upi a livello nazionale ovvero «l’interruzione di ogni rapporto con il Governo in tutte le sedi di concertazione previste - la Conferenza Stato-Città e la Conferenza delle Autonomie Locali - fino a che non saranno stralciate le norme sulle Province ed insediata la Commissione Paritetica per la riforma delle istituzioni tra Stato, Regioni, Province, Comuni per definire immediatamente una proposta complessiva di riordino delle istituzioni».

 

16/12/2011 17:39