I sondaggi di Pdn: Del Turco e Chiodi bocciati senza appello. L’Abruzzo spera nel futuro

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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I sondaggi di Pdn: Del Turco e Chiodi bocciati senza appello. L’Abruzzo spera nel futuro
ABRUZZO. Tra l’uno e l’altro scegliere non saprei. Così i nostri lettori decidono di bocciare senza appello né possibilità di scusanti sia l’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, che l’attuale, Gianni Chiodi.

Tra passato e presente la storia è nera e si spera nel futuro. E’ il risultato del nostro sondaggio che ha visto partecipare su Facebook (e dunque metterci la… faccia) poco più di 300 persone, un campione molto risicato, forse, si dirà, non fa statistica, forse non sarà un sondaggio all’altezza di quelli che si dicono “scientifici” ma di sicuro è un sondaggio dove nessuno ha pagato nessuno e questo ci basta per poter dire che è realmente genuino.

La domanda era: Regione Abruzzo. Dovendo giudicare l’operato della amministrazione nella sua interezza quale preferite?

Dunque il 71,8% spera nel futuro e boccia la giunta di centrosinistra e quella di centrodestra nella sua interezza. Il 21,6% invece premia Gianni Chiodi rispetto a Del Turco che viene promosso soltanto dal 5,8%.

Appena 17 persone su 300 circa hanno dato un giudizio positivo alla giunta di Del Turco, un dato che probabilmente risente delle inchieste giudiziarie di cui ancora si parla e dei processi in corso che, forse, nell’opinione pubblica non hanno ancora cristallizzato una idea chiara, anche perché la vicenda è complessa ed in fieri. Nessuna sentenza c’è ancora stata ma quello che si chiedeva era ovviamente un giudizio politico.

Giudizio negativo e impietoso anche per il presente di centrodestra (Chiodi) che è al governo da tre anni ed essendosi occupato in maniera pressocchè solitaria della Regione, della Sanità e della ricostruzione de L’Aquila ha avuto una presenza molto massiccia negli ultimi anni. Evidentemente in Abruzzo non si riesce a far passare come «successo» la ricostruzione del capoluogo aquilano rimasto congelato in un limbo inquietante, dove ogni giorno si è costretti a prendere nota di nuove inchieste o nuovi intoppi o disagi o proteste che parlano di una incompetenza endemica dell’ufficio commissariale. La propaganda non paga almeno in Abruzzo per cui sarà difficile ipotizzare nuove candidature regionali per Chiodi che da sempre si dice stia lavorando per candidature nazionali.

Così il nostro lettore Antonio Cermignani rimane tra «stupore e delusioni» mentre Marco Pescarese bolla i due presidenti della Regione come «due incompetenti… tanto qua si va sempre peggio mentre la casta guadagna fior di soldi alla faccia nostra». Franco Eusebio Di Deo invece è alla ricerca delle certezze sul caso Del Turco e questa carenza la giudica «gravissima». Mario De Patre, che forse non legge tutti i giorni il giornale, chiede conferma sull’aumento della tassa automobilistica del 10% per risanare la sanità «se fosse vero vorrei sapere perché i soldi non li hanno chiesti a chi li ha rubati». La notizia è vera, caro Mario.

Molti dei giudizi che penalizzano Chiodi, infatti, sono probabilmente legati alle misure non certo piacevoli che aumentano la pressione fiscale sugli abruzzesi per risanare il debito della sanità, debito che si è creato –ed è un fatto incontrovertibile- quanto meno per una classe dirigente inadeguata, incapace, che ha distrutto i servizi depauperandoli. In aggiunta ci sono i gravissimi sospetti di una corruzione che avrebbe dato –nel caso- il colpo di grazia all’assistenza sanitaria nella Regione. Così i disagi di oggi (le liste di attesa, gli ospedali che chiudono, i costi elevati, ecc) sono per forza di cose la conseguenza delle gestioni passate. Forse per questo tutti sperano che le cose possano cambiare in futuro anche se i segnali in questo senso, forse, ancora non si vedono.

Alina Conti dice: «sono convinta, che questi politici abruzzesi sono stati solo dei burattini, c’è bisogno di un rinnovo, credibilità, correttezza».

Pesano dunque come macigni sulle amministrazioni di oggi e di ieri la poca trasparenza, la logica del clan (che si chiami partito o famiglia allargata), il clientelismo, l’arroganza e le risposte non date sui problemi enormi, pesa forse soprattutto su Chiodi la solidarietà incondizionata a chi è rimasto impigliato in inchieste giudiziarie che, grazie alle intercettazioni, hanno fatto conoscere un po’ meglio i nostri amministratori.

29/11/2011 10:33

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