Quando per il Comune il cementificio era «incompatibile» con la città…

Alessandro Biancardi

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Quando per il Comune il cementificio era «incompatibile» con la città…
PESCARA. Il Comune ha siglato nei giorni scorsi un accordo con la multinazionale Lafarge proprietaria del cementificio di Pescara. Un protocollo di intesa che, contestazioni a parte, vedrà amministrazione e multinazionale legate per quindici anni. Eppure due anni fa lo stesso Comune vedeva con occhi molto diversi quell'enorme mostro che sorge a due passi dalle abitazioni, oggi in pieno tessuto urbano.
Infatti, conscio e desideroso di un cambiamento che permettesse la riqualificazione chiese uno studio di fattibilità per la sua delocalizzazione (costato alcune decine di migliaia di euro). Ieri l'argomento ha creato scompiglio anche in consiglio comunale dove per circa un'ora si è discusso sulla necessità di spostare l'ordine del giorno per occuparsi della delicata faccenda.
Parla chiaro una lettera che PrimaDaNoi.it è riuscito ad avere partita circa due anni fa dall'assessorato all'urbanistica del Comune di Pescara e arrivata alla scrivania dell'assessore regionale competente, Mimmo Srour. Lettera firmata dall'assessore Tommaso Di Biase e dal sindaco Luciano D'Alfonso.
Proprio nelle prime righe Palazzo di Città spiegava che aveva intenzione di «restituire alla città la dignità urbana e sociale che le compete» e anche «la bellezza cui aspira da sempre». Con il cementificio tutto questo non era possibile. Bisognava prendere una decisione.
Era sempre il Comune a parlare chiaramente di attività industriali «divenute incompatibili con la vita normale della città». E poi ancora. «la presenza di tali attrezzature in ambiti prettamente urbani e residenziali ha conseguentemente originato evidenti situazioni di degrado urbanistico, edilizio e sociale tuttora lontano dall'essere risolte».
E oggi dopo l'ultimo accordo con la Lafarge a quale futuro è destinata la zona?
Il Comune sapeva (e forse sa?) il danno del cementificio in città e lo scriveva a chiare lettere all'assessore Srour parlando ancora di «attività industriali di pesante impatto visivo e ambientale» che crea «forti criticità legate anche alla mancanza di un adeguato sistema di relazioni civiche e urbane con il resto della città».
C'è poi quella strana incongruenza di monitoraggi affidati e controllati dalla stessa società proprietaria dell'impianto…
La richiesta non ha avuto un seguito noto, nel senso che si è persa nel mare di carte su qualche scrivania della Regione…
Ma oggi a sentir parlare il comune sembra quasi che quella lettera non sia mai stata spedita e che basti una mano di vernice fresca per mimetizzare l'opera e ridare dignità a quella porzione di città.
«Oggi i consiglieri di maggioranza alzano la voce e contestano il loro sindaco. Noi la questione del cementificio l'avevamo posta all'attenzione del Consiglio già il 1° settembre 2006, con una mozione presentata con la quale si proponeva di avviare uno studio serio per la delocalizzazione del cementificio». Oggi Carlo Masci (Pescara Futura) è stupito per la presa di posizione dei consiglieri dell'Italia dei Valori e di Rifondazione Comunista che si sono accorti del problema con tanto ritardo. E ricorda: «nella nostra mozione si sono spese ben due ore di accesa discussione, dalla quale alla fine emergeva una volontà pressoché unanime di adesione alla proposta».
Con un solo astenuto e tutti gli altri a favore il consiglio sembrava interessato a rivalutare l'aspetto dell'impatto ambientale e della salute pubblica. Ma poi qualcosa è cambiato all'improvviso e oggi Masci ricorda: «dopo qualche mese cominciarono a girare voci di "prebende" che la ditta Lafarge voleva elargire alla città. La cosa ci insospettì non poco, tanto che con un intervento in data 1° febbraio 2007, invitammo ancora una volta il sindaco a rifiutare regali che poi potevano rivelarsi invece pagati a caro prezzo».
«Il sindaco», continua Masci, «ha illegittimamente omesso di dar seguito alla chiara volontà dell'assemblea civica, con una atto di prepotenza istituzionale neppure giustificato dall'esigenza di tutelare il "bene comune", ma che anzi sembrerebbe – timore espresso dai "suoi" stessi consiglieri"
– compromettere irrimediabilmente proprio la salubrità della nostra città».

15/05/2007 9.35