Sui Dico non si discute in consiglio comunale. Ed è subito polemica

Alessandro Biancardi

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ATRI. Ad Atri esplode una mini guerra sui Dico. La querelle è partita dal segretario regionale del Prc Marco Gelmini secondo il quale il Gruppo Prc - Sinistra europea del Comune di Atri (Teramo) si è visto rifiutare nei giorni scorsi dalla maggioranza di Centrosinistra (Margherita, Ds, Comunisti Italiani e Sdi), in sede di conferenza dei capigruppo, la possibilità di discutere in aula l'istituzione del Registro delle Unioni civili.
«Riteniamo – ha detto ieri Gelmini - che quanto è accaduto sia gravissimo: la negazione di portare in aula la proposta avanzata dall'opposizione (i 7 consiglieri del Prc - Sinistra europea, ad Atri non è presente in Consiglio il Centrodestra) rappresenta una pesante sottrazione dal punto di vista della democrazia. E' inammissibile – ha aggiunto l'esponente Prc - che, su una questione che tocca un tema tanto sensibile, vi sia una chiusura così ingiustificabile. Rifondazione Comunista non ritiene quanto accaduto ad Atri un fatto locale».
Oggi è il primo cittadino ad intervenire per placare gli animi e ribadire che «la maggioranza ha la funzione di rappresentanza della comunità locale e come tale non può essere un gruppo di minoranza a stabilire cosa è o non è importante per questa città poiché sulla valutazione delle scelte effettuate sarà chiamato ad esprimersi l'elettorato al termine del mandato amministrativo».
Secondo il sindaco Paolo Basilico, «il Capogruppo di Sinistra Europea (o Rifondazione Comunista ?), nella Conferenza dei Capigruppo tenutasi il giorno 30 marzo scorso presso la sede comunale, dopo aver ascoltato le ampie ragioni della maggioranza circa la non accoglibilità della proposta di delibera, non ha avuto niente da ridire ed anzi ha concordato, su proposta dei Capigruppo della maggioranza, di elaborare un ordine del giorno sul disegno di legge relativo ai “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” (DICO) da discutere in Consiglio Comunale, ordine del giorno sul quale ciascuno potrà esprimere liberamente le proprie idee».
Così il primo cittadino avanza dubbi sulla probabile strumentalizzazione.
«Non crediamo che questa città possa essere il palcoscenico più adatto per una rappresentazione che certamente ha bisogno di una platea “nazionale” ed a cui tutti sono rivolti con estrema attenzione. Appare, inoltre, strumentale la polemica sulla considerazione che nel 2005 fu discusso in Consiglio Comunale, su proposta dell'allora consigliere di opposizione Marchese, un argomento similare, poiché ciò è avvenuto in un contesto politico nazionale a guida di Centro Destra e in assenza di un progetto di legge in itinere».
E così le ragioni che hanno indotto l'Amministrazione comunale di Atri a non portare all'esame del Consiglio Comunale la proposta presentata dal Gruppo consiliare della Sinistra Europea di “istituzione di un registro amministrativo delle unioni civili”, sono molteplici.

«Va detto», ha spiegato Basilico, «innanzitutto, che la creazione di un registro nel quale iscrivere persone legate da “vincoli affettivi e/o reciproca solidarietà” deve essere ricondotta alla materia dell'Anagrafe, che il Testo Unico sull'ordinamento degli Enti Locali include tra i servizi di competenza “statale” gestiti dai Comuni e che l'art. 117 della Costituzione Italiana riserva espressamente alla legislazione esclusiva dello Stato. Trattasi, pertanto, di materia estranea alla competenza di un Consiglio Comunale. In secondo luogo, occorre rilevare come il concetto di “famiglia anagrafica”, già compiutamente regolamentato dla D.P.R. 30/05/1989, n, 223, il quale stabilisce che essa ricomprese tutti coloro che coabitano e sono legati da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela ed anche da soli “vincoli affettivi”, vincoli la cui esistenza viene riconosciuta in base alle dichiarazioni che gli stessi interessati rendono al momento della costituzione o del subentro in una famiglia. Appare chiaramente, dunque», ha concluso il sindaco, «come la funzione amministrativa di registrazione e certificazione, oltre che delle famiglie tradizionali, anche delle cosiddette “unioni civili” è già disciplinata dalla vigente normativa anagrafica, normativa la cui validità è stata ribadita, per provare lo stato di convivenza, anche dal disegno di legge governativo attualmente in discussione sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi».
04/04/2007 12.53