Sanità.«Completamente disattese istanze dei sindaci della provincia di Teramo»

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO (13.15) ABRUZZO. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio Regionale del “Piano di riordino dei posti letto”, che prevede, tra l’altro, per il comprensorio della ASL di Teramo la soppressione di alcuni servizi essenziali (UTIC, Ostetricia e Ginecologia, ecc.), il sindaco di Atri attacca la Regione per non aver tenuto in giusto conto le richieste del territorio. AN: «ASL PESCARA: ECCO CHI CHIUDE E CHI RISCHIA»


AGGIORNAMENTO (13.15)


ABRUZZO. Dopo l'approvazione da parte del Consiglio Regionale del “Piano di riordino dei posti letto”, che prevede, tra l'altro, per il comprensorio della ASL di Teramo la soppressione di alcuni servizi essenziali (UTIC, Ostetricia e Ginecologia, ecc.), il sindaco di Atri attacca la Regione per non aver tenuto in giusto conto le richieste del territorio.


AN: «ASL PESCARA: ECCO CHI CHIUDE E CHI RISCHIA»

«Nel Piano Regionale, infatti», spiega il sindaco Paolo Basilico, «la ASL teramana è risultata penalizzata, anche nella distribuzione delle risorse finanziarie, nonostante non vi sia sul territorio alcuna clinica privata. Da una parte si aumenta la spesa sanitaria promettendo più efficienza e servizi, dall'altra si diminuiscono le speranze di avere sul territorio strutture in grado di assicurare tempestività delle prestazioni e professionalità degli interventi. Una attenzione particolare era stata chiesta per la salvaguardia ed il potenziamento di quelle strutture (UTIC) a cui fanno ricorso coloro che vengono colpiti da una crisi cardiaca, che andrebbero delocalizzate piuttosto che accentrate»
La scelta di ridurre le UTIC esistenti e lasciarne solo due, metterebbe a rischio, secondo Basilico, anche la capacità operativa di tali Unità per l'elevata concentrazione della domanda di prestazioni che costringerebbe gli operatori sanitari ad indirizzare i malati verso ASL limitrofe, mentre una razionale distribuzione sul territorio garantirebbe celerità, adeguatezza e qualità dell'intervento.
«Vi è anche un altro aspetto, non meno importante, di questa vicenda», aggiunge Basilico, «se l'UTIC di Atri sarà soppressa, chi pagherà le ingenti somme impiegate per l'apertura della struttura, avvenuta solo pochi anni fa? Chi pagherà il danno subito dalla collettività e lo sperpero di denaro pubblico? E' comunque legittimo un Piano di Riordino dei posti letto che modifica sostanzialmente il vigente Piano Sanitario Regionale? Sono domande che attendono risposta e, in qualità di Sindaco, continuerò a battermi con fermezza affinché il Presidio ospedaliero di Atri, che ha grandi potenzialità, derivanti dalla capacità e dalla professionalità dei suoi operatori, sia in grado di erogare servizi sempre più efficienti e soddisfare le aspettative degli utenti, non tralasciando anche il ricorso a forme di protesta civili ma ferme».
Nel frattempo Basilico ha chiesto con urgenza la convocazione del Comitato Ristretto dei Sindaci al fine di concordare «le azioni più opportune e contrastare questo atteggiamento di assoluta indifferenza degli Organi regionali verso le questioni sollevate».

30/03/2007 9.56

PAOLO TANCREDI(FI): «IL CENTROSINISTRA HA TRADITO IL MANDATO DEGLI ELETTORI»

«Sono finalmente emerse le contraddizioni politiche di una maggioranza che, per mancanza di coerenza con gli impegni assunti a favore del mantenimento di tutti i servizi ospedalieri nel territorio provinciale di Teramo - afferma -, ha tradito il mandato degli elettori».
«E' davvero incredibile - prosegue - l'auto-celebrazione con la quale si è voluto, nel peggiore dei modi, chiudere una
partita che per noi di Forza Italia e della Casa delle Libertà rappresenta semmai solo un punto di partenza da modificare nella forma e nella sostanza. Una partenza cominciata male e giocata sulla pelle dei teramani. La Asl teramana recupera pochissimo (4,09 posti letto per mille abitanti), relegando i cittadini della provincia di Teramo sotto la media nazionale sia come numero di posti letto pubblici disponibili sia come offerta sanitaria di somma urgenza».

30/03/2007 13.22


AN: «ASL PESCARA: ECCO CHI CHIUDE E CHI RISCHIA»

«All'ospedale di Popoli chiusi i reparti di Ostetricia e di terapia intensiva coronarica. In più è stata rifiutata la trasformazione di Chirurgia Generale in Chirurgia Endoscopica. All'Ospedale di Penne c'è la chiusura del Day Hospital Oncologico, punto di riferimento per circa 35.000 residenti. Questa è la risposta per la ASL di Pescara e per i piccoli ospedali, da parte della Giunta Del Turco».
Questo il quadro dipinto dal consigliere di An Alfredo Castiglione sul nuovo piano di riordino sanitrio varato l'altro ieri dal consiglio regionale.
A Pescara
Chiuderanno i reparti:
1. Radioterapia per mancanza di personale;
2. Oncologia Pediatrica, unica struttura in Abruzzo per cui si dovrà andare fuori regione;
3. Psicologia Oncologica già chiuso per medici con contratti a tempo determinato scaduti.
«A forte rischio, poi,» aggiunge Castiglione, sono alcuni reparti di Chirurgia, Specialistica Diagnostica, Anatomia Patologica. Per un totale di circa 218 persone tra infermieri, medici, analisti. Si va a tagliare una Pianta Organica già sottodimensionata per oltre 1/5».
«Per non parlare della paventata chiusura degli sportelli c/o i Distretti della Città e c/o l'ospedale, ovverosia i Centri Unici di Prenotazione, con a rischio il lavoro di circa 200 persone».
Castiglione poi accusa ancora una volta il manager Antonio Balestrino.
«Balestrino (Direttore Generale della ASL di Pescara) è impegnato più che a difendere i diritti e le posizioni acquisite negli anni dalla ASL da lui diretta, a licenziare 200 persone che hanno regolarmente vinto un concorso e, cosa mai vista al mondo, i sindacati, tranne i sindacati autonomi, sono scesi al fianco di chi licenzia, anziché dei lavoratori. Questo significa che Balestrino risponde solo a logiche di partito, pilotate dall'alto. Così l'ospedale perde i pezzi e a lui non importa niente, come il Sindaco. Nei momenti importanti non sono stati minimamente presenti. Balestrino dimostra quello che è, un cosacco venuto a Pescara ad abbeverare il suo cavallo alla fontana di Cascella, un disoccupato eccellente a cui il partito ha dovuto trovare un posto eccellente e al quale poco importa delle vicissitudini della nostra sanità. Difendere l'ospedale di Pescara non è un fatto puramente campanilistico».
Sempre secondo An il nuovo piano sarebbe «un documento che disattende:
1. il numero delle ASL che si era promesso di diminuire e invece rimane pari a 6 (altrimenti i disoccupati eccellenti del nord Italia dove possono essere mandati?)
2. il fatto che si sarebbe prestata più attenzione alle zone interne. L'esempio della ASL di Pescara negli ospedali di Penne e di Popoli è il fatto più lampante. I piccoli ospedali delle aree interne sono state ridotte a poco più di un poliambulatorio.
3. Il fatto che non si parla minimamente dell'aziendalizzazione degli ospedali di Chieti e de L'Aquila quando invece le direttive del ministro Turco sono chiare, e se dovessero essere prese in considerazione il piano andrebbe rifatto. Tra l'altro diversi atti aziendali delle ASL abruzzesi sono stati fermati perché in contrasto con il piano di riordino.
4. la riduzione dei costi. È un falso d'autore dire che c'è stato il contenimento della spesa sanitaria perchè il risparmio non supera i 9 milioni di euro, circa un 1,4% che non risolve il problema».

30/03/2007 13.17

LA UIL SULLA POLEMICA SOLLEVATA DA ACERBO

«La polemica del deputato Maurizio Acerbo coglie un problema reale (la pressione abnorme esercitata da alcuni imprenditori della Sanità privata sulla politica regionale) ma lo trasforma in un'accusa di incoerenza al sindacato tutto che non tiene in alcun conto le scelte effettivamente compiute dalle Confederazioni».
Oggi interviene il segretario regionale della Uil, Roberto Campo. Due giorni fa il deputato di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo aveva criticato lo sciopero dei dipendenti delle cliniche private che sarebbero stati strumentalizzati dai loro datori di lavoro e appoggiati dai sindacati.
«La UIL (ma anche CGIL e CISL)», ha spiegato Campo, «ha accuratamente evitato che le proprie critiche all'azione della Giunta Regionale in materia di Sanità si confondessero con quelle di chi pensa che si possa non cambiare nulla e strumentalizza popolazioni e lavoratori: Sindaci che si oppongono alla trasformazione dei piccoli ospedali; imprenditori privati che non hanno manifestato alcun segno di disponibilità a farsi carico per la propria parte del cambiamento necessario; beneficiari del sistema della lottizzazione. Anzi, il Sindacato ha contestato la timidezza del Governo Regionale nel fare le riforme necessarie. E malgrado le perplessità, CGIL, CISL e UIL non hanno fatto mancare, al momento del voto del Consiglio Regionale sul riordino della rete ospedaliera, il proprio appello per l'approvazione del Piano».
Per quanto riguarda i lavoratori della Sanità abruzzese, il confronto tra il Sindacato e Rifondazione, sempre secondo campo, sarebe più avanzato di quanto non appaia dalla polemica di Maurizio Acerbo, a partire dall'obiettivo condiviso di rompere il meccanismo odioso del ricatto occupazionale esercitato sistematicamente da alcuni imprenditori della Sanità privata e governare le spinte settoriali e localistiche.
30/03/2007 13.27

VINCENZO DOGALI (DL) REPLICA A CASTIGLIONE

«Quando si parla di Sanità, quanti come Pagano e Castiglione facevano parte della maggioranza che esprimeva la precedente Giunta Regionale hanno solo due possibilità: tacere o aprire la bocca per chiedere scusa. Se oggi la Regione è costretta a riordinare e a razionalizzare la rete ospedaliera e gli altri servizi del sistema sanitario, questo dipende dalle scelte sbagliate, dagli errori e dagli sprechi commessi da chi ha governato fino al 2005 la sanità abruzzese».
«Queste cose», sostiene il consigliere pescarese Vincenzo Dogali, «dovrebbero dire oggi Castiglione e Pagano, invece di dedicarsi ai retroscena da fantapolitica sui rapporti tra Sindaco e Presidente della Regione. I problemi della Sanità non si risolvono battendo i pugni sul tavolo e tirando le giacche, che è il metodo seguito dal 2000 al 2005, anni nei quali si sono persi 560 miliardi di lire per l'edilizia sanitaria, perché non ci si metteva d'accordo su chi incaricare della progettazione degli interventi. Se a suo tempo loro avessero governato bene la Regione, praticando una sana ed efficace programmazione, oggi disporremmo di maggiori risorse e di questo potrebbe avvantaggiarsi anche il nostro sistema sanitario territoriale. A questo proposito devo anche sottolineare che Luciano D'Alfonso non era stato invitato dalla Commissione Sanità in quanto Sindaco di Pescara, ma nella sua veste di Presidente del Comitato Ristretto dei Sindaci della Asl di Pescara».

30/03/2007 14.57