Piano riordino sanità: i giochi si complicano, il centrosinistra si ostacola

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La scadenza è chiara ma gli intenti ancora no. Interessi e priorità si sono intrecciati in maniera vorticosa avviluppandosi in una spirale forse senza uscita. Così il Consiglio regionale dovrà approvare entro il 31 marzo a pena di decadenza il piano di riordino ospedaliero. Ma da ieri le cose si sono fatte più difficili con alcuni partiti del centrosinistra che hanno puntato i piedi ed hanno proposto-imposto nuovi criteri per il taglio dei posti letto con chiari risvolti sulla sanità privata.
Anche oggi però c'è stata l'ennesima fumata nera della 5° Commissione sul problema del riordino della rete ospedaliera.
Dietro l'angolo c'è dunque la decadenza della delibera di giunta già approvata.
Prossimo appuntamento in commissione lunedì alle 10.
Dunque l'opposizione in tutto questo starebbe a guardare limitandosi al massimo a denunciare la mobilità di alcuni dirigenti regionali che avrebbero chiesto di occuparsi di altri settori dell'amministrazione.
«Sono 15 giorni che la Regione è letteralmente bloccata e paralizzata, tra riunioni di maggioranza, aperture ed aggiornamenti delle sedute senza poter discutere del “vero riordino” e senza vedere la luce di una possibile soluzione o di un conveniente accordo tra le parti, o meglio tra le due parti della maggioranza», ha detto questo pomeriggio Mario Amicone, capogruppo Udc, «tutto questo mentre la gente dice, a ragione, che le nostre indennità sono troppo alte rispetto a quello che facciamo, mentre tutte le altre commissioni sono state sospese e i colleghi consiglieri che non fanno parte della 5° commissione non sanno che fare e come rendersi utili, mentre in una parte importante del territorio regionale si fa lo sciopero generale e si pronunciano minacce di secessione».
Secondo Amicone «la gente non capisce qual è il motivo del contendere, qualcuno intuisce qualcosa di poco nobile e sospetta, qualcun altro sa ma non può parlare, si evita la soluzione facile che consisterebbe in una riduzione proporzionale degli attuali posti letto previa eliminazione di quelli non utilizzati per arrivare al fatidico 4,5 per mille perché ognuno vuole ipotecare in questa fase qualcosa da inserire nel prossimo Piano Sanitario, si vuole millantare una discussione alta ed approfondita sui problemi della Sanità e non si parla volutamente delle vere cause del debito sanitario facendo intendere ai più ingenui o sprovveduti che queste risiedono nella Sanità privata, il tutto per nascondere un'amara verità e cioè che la competizione reale sulla distribuzione dei posti letto si sta consumando fuori dalla 5° Commissione e fuori dal Consiglio Regionale».
«Forse», conclude Amicone, «mai come questa volta, è auspicabile, se così non è stato già previsto dal grande regista, che il Presidente Del Turco pur non essendo arbitro disinteressato intervenga a modo suo, come ha già fatto altre volte, per blindare il provvedimento, richiamare la maggioranza alle sue responsabilità e mettere fine a quest'indegno e costoso spettacolo che disonora tutti quanti noi e mortifica l'Istituzione democratica».

DI STEFANO (AN): «LA SANITÀ ABRUZZESE IN BALIA DELLE BEGHE DA CORTILE DEL CENTRO-SINISTRA»

«Sulla sanità abruzzese si stanno consumando operazioni di bassa macelleria politica che finiranno per mettere drammaticamente in ridicolo la Regione Abruzzo non solo nei confronti dei cittadini ma anche al cospetto del governo nazionale».
«Infatti», aggiunge Fabrizio Di Stefano, «come dichiarato a più riprese da molti esponenti di questa sgangherata maggioranza il ministro della sanità Turco e quello dell'economia Padoa Schioppa hanno subordinato l'erogazione del contributo di un miliardo di euro per la sanità abruzzese all'approvazione, entro il 31 marzo, del provvedimento licenziato dalla giunta e impaludatosi in commissione».
«È un film già visto quello messo in scena dal centro-sinistra abruzzese: ai grandi proclami del dominus Del Turco fanno da contraltare le stucchevoli risse da cortile dei consiglieri dell'Unione, condite da emendamenti che portano il nome ed il cognome non solo dei proponenti ma anche degli aspiranti primari» accusa Di Stefano.
«Una rappresentazione grottesca, se non fosse che in ballo ci sono centinaia di milioni di euro ed il futuro di un servizio essenziale per i bisognosi: se il primo aspetto sembra essere ciò che scalda gli animi e genera l'impasse cui stiamo assistendo, purtroppo l'altro appare interessare veramente poco ai figuranti che governano l'Abruzzo» è la conclusione dell'esponente di An.

23/03/2007 17.34