Spese superflue. Pio Rapagnà, il digiuno va avanti, l'indifferenza anche

Alessandro Biancardi

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ROSETO. «Questo silenzio mi umilia, mi ferisce e mi dispiace». Dopo 22 giorni di digiuno l'ex parlamentare Pio Rapagnà continua in solitaria la "sua" battaglia, che di personale - in realtà - ha ben poco. Insieme a decine di famiglie sta portando avanti il digiuno di protesta che ha come scopo quello di accendere i riflettori su un grave malessere della regione e di promuovere quella che viene definita l'"operazione trasparenza".
«Noi chiediamo di conoscere l'elenco degli enti strumentali, delle Società partecipate pubblico-private e dei soggetti sui quali intervenire con tagli immediati», ricorda Rapagnà.
«Chiediamo di intervenire sulla riduzione delle spese e degli sprechi, dove potremmo ottenere un risparmio di oltre 140milioni di euro».
Rapagnà chiede inoltre alla Regione e alle quattro Province ed ai Comuni, «di rendere pubbliche e di trasmettere agli organi di informazione le "schede anagrafiche" di tutti gli Enti strumentali, fornendo dati, composizione, entrate ed uscite, investimenti, attività, risultati e verifiche effettuate».
Tutto questo «per cercare di individuare quali siano i motivi "veri" che stanno al fondo della impossibilità di una riforma attesa da tutta la società civile abruzzese, per sperare di ottenere, riducendo le spese e gli sprechi nella gestione dei servizi, una qualche riduzione di tariffe, ticket, tasse regionali, provinciali e comunali».
Lo scorso 5 dicembre, in seduta straordinaria di consiglio regionale il presidente Del Turco, sotto l'onda lunga dello scandalo Fira, annunciò una riforma di tutti gli enti strumentale per abbattere le spese superflue. Niente di fatto.
«Del Turco dovrebbe dimettersi per non aver mantenuto quella promessa», dice oggi Rapagnà, «così come Lamberto Quarta, responsabile per l'attuazione del programma».
Ma dimissioni in vista proprio non ce ne sono. Così come all'orizzonte non si vede solidarietà per una iniziativa promossa «nell'interesse di tutti i cittadini».
«La solidarietà», sostiene Rapagnà, «in questa regione la ottiene Pina Fasciani perché in tv si scopre che non la conosce nessuno, oppure i politici corrotti e che hanno rubato e tutti si affrettano a rinnovare stima e gratitudine in attesa che la giustizia faccia il suo corso… Per questa causa, invece, nessuno si azzarda ad esprime un seppur minimo consenso e i media regionali più potenti stanno mettendo in atto una pesante azione censoria, proprio loro che millantano operazioni di trasparenza e moralità. Non possiamo tenere in piedi decine e decine di società che costano ai cittadini e fungono da "cimitero di elefanti". E lì, infatti che convergono», sostiene Rapagnà, «tutti quei politici bocciati dall'elettorato e riciclati dai partiti».

Eppure Rapagnà ventidue giorni fa, prima di cominciare lo sciopero della fame che lo sta debilitando («mi sento bene e ho ancora la lucidità mentale», assicura) qualche segnale di solidarietà se lo aspettava.
«Mi aspettavo che quelli che si definiscono i "partiti alternativi" come Rifondazione Comunista, i Verdi, o l'Italia dei Valori supportassero la mia causa. Invece è silenzio assoluto. Mi aspettavo una parola dal consigliere Gianni Melilla dei Ds con cui ho portato avanti altre battaglie…L'unico che mi è stato vicino, e lo ringrazio pubblicamente è stato Giustino Zulli, ex rappresentante della Cgil».
Il digiuno continuerà certamente fino al prossimo 27 marzo, giorno del prossimo consiglio regionale, poi si deciderà, compatibilmente con lo stato di salute di Rapagnà.
Altro problema è quello della sua “epurazione” dagli organi di informazione, ostracismo che lamenta da mesi «inascoltato anche dall'ordine dei giornalisti» e dopo le sue rimostranze ufficiali non vi sono stati cambi di rotta di nessun genere.


LO STIPENDIO DI UN CONSIGLIRE REGIONALE

E il Messaggero ieri ha fatto i conti in tasca ai consiglieri regionali: «un consigliere ”monodose” prende 8.082 euro di stipendio base», scrive il quotidiano, «più 750 euro del gruppo più 516,46 come membro del gruppo più l'indennità di capogruppo che è di 1.865 euro, più duemila euro di partecipazione ai consigli e se poco poco è anche presidente di commissione arriverà alla bellezza di 15.078,46 euro al mese. Senza contare i benefit. Quello che un vigile urbano guadagna in un anno».

Ad ogni consigliere, inoltre «vengono sottratti 200 euro per ogni filone in consiglio o in commissione, ma basta arrivare all'inizio farsi vedere e poi sparire, rivela un consigliere assenteista: tecniche di sopravvivenza economica».

LA SITUAZIONE E' CRITICA IN TUTTA ITALIA

Secondo l'Istat in Italia circa cinquecentomila persone vivono di politica – pochi per la politica - con un costo astronomico di oltre 4.000 milioni di euro, cioè circa 8.000 miliardi di lire. Una cifra enorme che non ha uguali in Europa. Nel 2005, sono stati 81 i partiti che si sono divisi i 196 milioni di euro.
I partiti, poi, presenti in parlamento si sono ripartiti 92.293.321 euro per contributi alle spese dei gruppi parlamentari. Il consiglio d'Europa nel 2003, ha chiesto la massima trasparenza e l'istituzione di autorità di controllo indipendenti.
Nel presente clima federalistico, ogni regione si considera un piccolo stato e apre la propria ambasciata a Bruxelles e a Roma.
Ogni regione moltiplica le commissioni consiliari che pure costano circa 65 mila euro al mese: l' Abruzzo, nel 2005, ne aveva 9, più della Lombardia e del Veneto. Il rinnovo degli statuti ha offerto l'occasione per una corsa all'aumento del numero dei consiglieri regionali: 111 unità in più. L'Abruzzo è passato da 40 a 50.
Le spese per incarichi e consulenze dilagano. Su un totale di 754 milioni di euro, più della metà sono per collaborazioni e consulenze esterne delle regioni e degli enti locali.
Negli ultimi due anni sono state istituite sette province, dieci sono in dirittura d'arrivo, altre diciotto sono in fase istruttoria. Si calcola che ogni provincia comporti una spesa base di 50 milioni. La Francia spende meno della metà, la Spagna un quarto, l'Ungheria quindici volte meno. I deputati e senatori percepiscono 16.437 euro solo di indennità e diaria mensili, senza contare i diversi rimborsi spesa, naturalmente senza rendicontazione.
A fine mandato compete loro la liquidazione e la pensione, nonchè l'assistenza sanitaria integrativa per loro e i familiari.
Dopo un solo mandato hanno un vitalizio mensile di 3.108 euro, che arriva a 9.947 dalla sesta legislatura. La retribuzione dei sindaci va da 1.291 per i paesi sotto i 1000 abitanti fino a 7.798 euro per le città di oltre 500.000 abitanti, con una spesa complessiva di 191.088.824 euro. I vicesindaci ci costano in totale 65.327.039. I presidenti di provincia percepiscono retribuzioni che vanno da 4.131 fino a 250.000 abitanti a 6.972 euro per oltre il milione di amministrati, i vicepresidenti e gli assessori costano in totale 11.119.986 euro, i presidenti delle comunità montane 13.681.583.
Ma la contabilità non è finita se non si aggiunge l'esercito di 300.000 persone titolari di incarichi e consulenze per i quali, nel 2003, si è speso la somma di oltre 958 milioni di euro.


TUTTI I DUBBI DI AMICONE (UDC)

Sulla riduzione dei costi della politica è intervenuto nelle ultime ore anche il consigliere dell'Udc Mario Amicone: «Mentre si continua a parlare della riduzione dei costi superflui come impegno prioritario registriamo un silenzio di tomba sull'esistenza di 6 Asl, 6 Ater, 7 Consorzi Industriali, 5 Distretti Industriali, 5 Consorzi di Bonifica, 3 Adsu, una decina di Consorzi sui Rifiuti, una dozzina di Società di trasporti, Fira, Fira Service, soltanto un accenno alla dozzina di Società acquedottistiche».
Inoltre Amicone sottolinea di dover prendere atto «dell'impegno d'istituire due Aziende clinicizzate, senza parlare di riduzione del numero delle Asl, della costituzione di una nuova Iri regionale, Abruzzo Engineering S.p.A. con Quarta Amministratore delegato, senza sciogliere l'Arit che è diventato un inutile doppione, della permanenza in servizio permanente effettivo, di 6 assessori esterni che si aggiungono ai 40 Consiglieri eletti con un maggior costo di circa un milione di Euro che grava sul bilancio regionale e sui contribuenti e la creazione di un fotoromanzo regionale dopo Capitan Abruzzo solo per giustificare l'assunzione del fotografo e del vignettista, della impossibilità di reperire qualsiasi lavoro utile dei vari consulenti (dott. Vincentelli docet) che avrebbe dovuto cambiare l'Abruzzo».
22/03/2007 13.07