Pastore (Fi): «Il Garante della Privacy limita la libertà dei giornalisti»

Alessandro Biancardi

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LO SCANDALO VALLETTOPOLI. ROMA. Il Senatore Andrea Pastore (Fi) ha presentato stamani una interrogazione rivolta al Ministro delle Comunicazioni e a quello della Giustizia, sulla vicenda relativa allo scandalo denominato “vallettopoli”. L’interrogazione, che ricostruisce in sintesi gli eventi di cronaca sin qui noti, pone in realtà l’accento su due elementi moto inquietanti e sui quali il Senatore Pastore chiede appunto al Governo di agire urgentemente.
«Il primo», ha spiegato Pastore, «è quello relativo all'intervento del Garante della Privacy che in queste ore ha decretato di vietare la pubblicazione del materiale relativo alla vicenda sopra citata e di conseguenza anche le foto che riguardano il portavoce governativo Sircana».
Secondo il senatore, pur essendo doveroso rispettare la tutela della privacy, il decreto del Garante «pone tuttavia oggi seri limiti al diritto costituzionale della libertà di stampa».
«Il secondo elemento», ha continuato Pastore, «è quello relativo alla fuga di notizia dall'interno delle Procure giacché gli atti, i documenti, le trascrizioni e le foto di cui tanto si parla in questi giorni dovrebbero essere coperti dal segreto istruttorio e occorrerebbe quindi sia vigilare sulla loro custodia sia punire i responsabili della illecita diffusione dagli uffici verso l'esterno».

Nei giorni scorsi era insorta anche l'Unione Nazionale Cronisti Italiani che aveva attaccato duramente le decisioni del prof Francesco Pizzetti, garante della Privacy, sulla vicenda di Silvio Sircana.
«Il garante per la privacy – aveva affermato una nota dell'Unci – ha preso a pretesto un episodio circoscritto, sul quale peraltro indaga la magistratura, per fare di ogni erba uno sfascio e per imporre un ulteriore giro di vite all'informazione, ricorrendo a sanzioni da galera (art. 170 codice privacy) finora mai applicate».
L'Unci rilevava che «chi sbaglia tra i cronisti paga, chi ingiuria e diffama commette reato, ma è liberticida mettere alla gogna un'intera categoria, imbavagliare e intimidire chi compie il proprio dovere a suo rischio e pericolo. Non può essere il garante della privacy a stabilire confini sulla
correttezza dell informazione e sul diritto di cronaca e a piantare paletti sulla libertà di stampa tutelata dalla Costituzione, ma la coscienza e la responsabilità del giornalista che risponde sulla propria pelle dei reati a mezzo stampa». Semmai, conclude la nota dell'Unione Cronisti «andrebbero riservati maggiore vigilanza e un occhio più attento agli eccessi delle intercettazioni e alle responsabilità delle gole profonde nella fuga delle notizie».

L'INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA



PREMESSO CHE :

- da Lunedi 12 Marzo 2007 è stata portata a conoscenza dell'opinione pubblica la vicenda relativa all'inchiesta coordinata da un Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Potenza in merito ad indagini ed arresti per le diversificate accuse di reati quali l' estorsione, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio e l'uso di droga;

- nell'ambito di tale vicenda giornali e televisioni hanno riferito, in varie maniere, elementi dell'indagine, citando o diffondendo testi, nomi ed altro materiale, stante anche la notorietà sia delle persone indagate che delle altre coinvolte inconsapevolmente in qualità di eventuali vittime;

- in particolare, l'attenzione si è incentrata su presunte fotografie emerse nel corso delle indagini e aventi per protagonista il Portavoce del Presidente del Consiglio, ritratto comunque a sua insaputa;

- tali fotografie, se davvero esistenti come sembra ormai acclarato, riguarderebbero vicende del tutto personali, e sarebbero oltretutto ben lungi dal testimoniare in alcun modo atti aventi tratti di carattere penale o genericamente di natura illegale e illegittima;

- pur tuttavia, in considerazione del rilievo del personaggio coinvolto, il caso specifico ha avuto enorme risalto, tanto che anche autorevolissimi esponenti politici hanno contestato con vigore quella che è stata definita una vera e propria “gogna mediatica”;

- nel caso di specie, però, sembra che davvero i giornali siano effettivamente in possesso di documenti, verbali, atti, trascrizioni di registrazioni telefoniche e fotografie relative all'inchiesta citata;

- la pubblicazione e quindi la diffusione di detto materiale – non vietata espressamente dalle leggi - resta in capo alle scelte editoriali e deontologiche di ogni singolo organo di informazione;

- per inciso, appare gravissimo che tale diversificata documentazione provenga, in maniera incomprensibile, direttamente da fonti delle Procure della Repubblica poiché trattasi di atti coperti ufficialmente da segreto istruttorio e quindi non di pubblico dominio;

- che sulla vicenda in esame, il 15 Marzo del corrente anno il Garante per la Privacy ha emesso un proprio decreto (pubblicato in tempi eccezionalmente rapidi già il 16 Marzo 2007 sulla Gazzetta Ufficiale) intitolato “Diffusione dati personali concernenti attività di indagine in corso presso gli uffici giudiziari di Potenza” nel quale in sostanza si afferma che “il Codice in materia di protezione dei dati personali, VIETA con effetto immediato a tutti i titolari del trattamento in ambito giornalistico, in relazione alla vicenda oggetto della presente decisione, di diffondere dati personali in violazione del provvedimento del Garante del 21 giugno 2006 allorché: si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico, oppure riguardino notizie, dettagli e circostanze eccedenti rispetto all'essenzialità dell'informazione o, ancora, attengano a particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della tutela della loro sfera sessuale; b) dà atto che la violazione del presente provvedimento costituisce reato perseguibile d'ufficio, punito con la reclusione da tre mesi a due anni (art. 170 del Codice) ed è fonte di responsabilità risarcitoria per danno”;

- un siffatto provvedimento, stante la velocità di decisione che lascia ipotizzare un non adeguato tempo di approfondimento, e vista la sua parzialità poiché riguarda uno specifico episodio e di fatto una singola persona, rischia di configurarsi – da una parte - come vero e proprio atto censorio nei confronti dei mass media ed in particolare di quei giornali che erano propensi a pubblicare le foto in questione e – dall'altro – di apparire come provvedimento estemporaneo ad personam, ben più che quale atto generale e sempre auspicabile di tutela della privacy di ciascuno;

- inoltre appare di difficile comprensione il suddetto decreto, se si pensi ad esempio che lo stesso Garante ha sempre manifestato particolare attenzione per evitare interferenze sulla libertà di informazione, da ultimo anche in sede di Audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato;

- in tale sede infatti il Garante – intervenendo sul tema delle divulgazioni delle intercettazioni telefoniche – ha espresso una motivata e convincente opinione secondo la quale occorre sempre realizzare un bilanciamento tra due diritti entrambi costituzionalmente garantiti, ossia quello alla riservatezza e quello alla libera informazione;

- infine sempre il Garante - allorché il Ministro Visco, in riferimento agli accessi non autorizzati alle banche dati dell'Anagrafe tributaria, dichiarò che le persone che rivestono un ruolo pubblico e godono di fama nei confronti dell'opinione pubblica meritano una maggiore tutela della loro privacy – sostenne anche in questo caso, con motivazioni meritevoli di condivisione, che proprio le persone che rivestono ruoli pubblici possono godere di una forma attenuata di tutela della propria privacy (in confronto ai cittadini che non hanno fama pubblica);



PER SAPERE :

1. se si conoscano e si condividano le ragioni addotte dal Garante per la Privacy per assumere il citato decreto sul caso in esame e quindi se si ritengano fondate;

2. se, nel caso, non si ritenga invece opportuno meglio accertare la fondatezza del decreto adottato, anche in ordine a profili di violazione del diritto alla libertà di stampa ed espressione, e pertanto se non si creda sia utile che ne venga disposta la revoca o la momentanea sospensione;

3. quali atti si intendano assumere per scongiurare, anche agli occhi dell'opinione pubblica, il rischio che il citato provvedimento del Garante appaia essere stato assunto così rapidamente e drasticamente solo per una vicenda specifica avente per protagonista un esponente politico a fronte del mancato intervento in occasioni del tutto simili aventi invece per attori cittadini con diversi ma altrettanto noti ruoli di valenza pubblica ovvero persone che non rivestivano ruoli di interesse pubblico;

4. se non si intenda urgentemente intervenire per indagare circa le modalità con cui il materiale scritto e fotografico dell'inchiesta ricordata in premessa sia stato illecitamente sottratto dai canali del segreto istruttorio e diffuso fuori dagli uffici delle Procure della Repubblica interessate al caso;

5. infine, quali provvedimenti si intendano adottare per sanzionare gli eventuali responsabili di tali illeciti e soprattutto per scongiurare il ripetersi di simili avvenimenti.

Sen. Andrea Pastore

20/03/2007 12.36

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