«Pina Fasciani? Mai sentita». Il caso abruzzese emblematico per "W L’Italia"

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Una foto di Pina Fasciani, parlamentare eletta nell'ultima legislatura nelle fila dei Ds, mostrata agli operai della Fater di Pescara all'ingresso del loro turno di lavoro. «Lei sa chi è questa?», domanda Riccardo Iacona, giornalista Rai degli speciali "W l'Italia". Sguardi perplessi, teste che ciondolano. «Mai vista». «No, non so chi sia». «Leggo i giornali regionali», assicura qualcuno, «ma non mi sembra di averla mai vista».    

ABRUZZO. Una foto di Pina Fasciani, parlamentare eletta nell'ultima legislatura nelle fila dei Ds, mostrata agli operai della Fater di Pescara all'ingresso del loro turno di lavoro. «Lei sa chi è questa?», domanda Riccardo Iacona, giornalista Rai degli speciali "W l'Italia". Sguardi perplessi, teste che ciondolano. «Mai vista». «No, non so chi sia». «Leggo i giornali regionali», assicura qualcuno, «ma non mi sembra di averla mai vista».


 


 


Su una ventina di intervistati solo quattro la riconoscono.
L'ascesa della parlamentare Ds è stata così presa ad esempio di come l'oligarchia dei partiti abbia di fatto estromesso il ruolo dei cittadini nella scelta dei propri rappresentanti.
Si parla apertamente di lobby di potere nelle quali l'elettore non conta nulla mentre l'unico obiettivo è spartirsi potere e poltrone.
Nel programma-inchiesta parlano bene moltissimi esponenti della vita politica regionale. Si dicono tutti d'accordo sulle falle della legge ma cambi di rotta all'orizzonte non se ne vedono. In fondo la legge fa comodo a tutti. Ma qualcuno (Tecla Rosa) dal centrosinistra mette tutti sull'attenti: «tra cinque anni non la si potrà più definire "la legge di Berlusconi" poichè ratificata a pieno titolo -con silenzio assenso- anche dal centrosinistra».

Il simpatico test della foto "segnaletica" è stato fatto per capire se i nuovi parlamentari rispecchiano o no, la volontà dei cittadini e la dimostrazione è riuscita alla perfezione: se gli abruzzesi avessero potuto scegliere chi mandare a Roma, Pina Fasciani sarebbe rimasta sicuramente a Pescara.
E lo ha dichiarato lo stesso partito dei Ds. Prima ad intervenire Viola Arcuri, ex capogruppo dei Ds in Comune («ma solo perché non mi hanno fatto fare l'assessore», rivela) oggi in forza a Rifondazione.
Era lei- secondo i colleghi politici- la più quotata per andare a Roma e lo ha dimostrato anche il verbale, mostrato nello speciale di Rai tre. La seconda in lista era Tecla Rosa ex vicesindaco di Penne, terza, appunto Pina Fasciani. L'ultima ha sbaragliato tutti, aggiudicandosi il posto in lista, immediatamente dopo Prodi e Fassino.
Come mai? Il giornalista gira i palazzi del potere di Pescara per capire la scelta.
Il primo incontro "chiarificatore" è quello con Paolo Castellucci, segretario della Cgil di Pescara.
E' lì che la Fasciani ha lavorato per molti anni. «Il suo nome è stato fatto per le sue lotte sindacali e perché i cittadini possono riconoscersi in lei?», chiede Iacona. Ma il sindacalista è scettico: «ormai sono almeno dieci anni che è andata via…».
La "confessione" più aperta arriva da Roberto Ferrini, segretario di una sezione del partito: «noi non abbiamo indicato il nome della Fasciani».
Spazio per parlare anche per Viola Arcuri (intervista nella sede comunale di Rifondazione). Un faccia a faccia con il giornalista in cui la Arcuri spiega tutta la sua amarezza per una candidatura che era quasi certa e la decisione, conseguente, di passare a Rifondazione dopo essere stata boicottata. Stessa reazione anche per Tecla Rosa, raggiunta a Penne.
Iacona si è spostato poi in spiaggia dove ha parlato con Oscar Buonamano, all'epoca coordinatore della segreteria provinciale, che ha ammesso l'esistenza di «un partito con sempre meno operai e intellettuali e sempre più ceto politico». Il giornalista interpella anche Gianni Melilla («se dici Ds dici Melilla», assicura Iacona») che non spiega direttamente i motivi della candidatura di Pina Fasciani ma si butta sulla questione del «sistema idrico che conta una trentina di consigli d'amministrazione».
Si passa poi, qualche stanza più in là a sentire Massimo Luciani, «funzionario di partito», lo presenta così Iacona, «assessore esterno senza essere stato votato da nessuno ma messo su quella poltrona direttamente dal sindaco». Luciani è forse l'unico che riesce a far capire i motivi che hanno spinto a candidare la Fasciani: «donna impegnata nel sindacato, protagonista del più grande sciopero della sanità in questa città». Quando? Chiede il giornalista…«Negli anni '80», replica Luciani. «Dunque 26 anni fa», controbatte un titubante Iacona che si domanda se non sia passato troppo tempo da quel giorno per far sentire ancora gli influssi benefici.
L'ultima parola spetta alla deputata, chiamata in causa per oltre un'ora nel servizio televisivo. Due chiacchiere con il giornalista mentre preparano insieme un caffè a casa della Fasciani. Magari lei spiegherà bene perché è saltato il suo nome dal cilindro? Insomma… «Sono stata nel Pci da sempre e nella Cgil, da bambina mio padre mi portava sempre con sè». Finita l'esperienza nel sindacato, «ho chiesto al partito una collocazione, e l'ho spuntata ad Abruzzo Lavoro…sa…ho un figlio a carico».
«Quindi ha ottenuto un posto in un ente regionale», incalza Iacona. «E negli ultimi anni cosa ha fatto?».
«Sempre nel partito, anche se non in prima fila», ammette.
Poi all'improvviso, dalle retrovie è saltata sul Transatlantico.

19/03/2007 10.16