Martiri delle Foibe: iniziative e commenti

Alessandro Biancardi

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IL LAGHETTO DI VIALE DELLE ROSE IN NOME DELLE VITTIME DELLE FOIBE

LANCIANO. Il Circolo Territoriale di Azione Giovani "Giorgio Almirante" di Lanciano ha espresso soddisfazione per la decisione dell'amministrazione Comunale di intitolare ai "Martiri delle Foibe"
il larghetto alla fine di Viale delle Rose con una cerimonia ufficiale prevista sabato 10 febbraio alle ore 10,30.
L'iniziativa è stata, infatti, più volte sollecitata da Alleanza Nazionale nella passata amministrazione, fino a giungere all'approvazione in Consiglio Comunale il 31 gennaio 2005 di un ordine del giorno avente come primo firmatario e relatore l'allora consigliere Marco Di Giovanni.
«Finalmente, dopo troppi decenni di oblio», commentano i rappresentanti del circolo, «constatiamo con grande orgoglio che a 2 anni dalla nascita in città del "Comitato 10 febbraio", si sono moltiplicate le adesioni di cittadini ed associazioni e, soprattutto, sono numerose le manifestazioni in occasione di questa importante ricorrenza».
«Crediamo», continua il responsabile Massimiliano Berghella «sia per noi, in qualità di movimento giovanile, un dovere morale, ancor prima che politico, rendere testimonianza, attraverso la nostra piena partecipazione, di quel fenomeno storico che va sotto il nome di "tragedia delle foibe", quegli eventi tragici che colpirono tra il
1943 ed il 1945
migliaia di nostri connazionali la cui unica colpa era di essere italiani».
[url=http://it.wikipedia.org/wiki/Foibe]TUTTO SULLE FOIBE[/url]

IL SINDACO DELL'AQUILA BIAGIO TEMPESTA


Le tragedie dell'uomo non hanno confini né colore politico. Sono indistinte e inqualificabili manifestazioni dell'odio e della barbarie, il cui ricordo non deve essere cancellato, ma al contrario deve sempre essere vivo affinché tali nefandezze non abbiano a ripetersi.
Per questo, nel “Giorno del ricordo”, istituito tre anni fa dal Parlamento, rammentiamo commossi il dramma delle Foibe. Sessantadue anni or sono, mentre le forze armate alleate liberavano la nostra Patria dall'orrore nazista, ben altra “liberazione” vivevano i nostri connazionali nelle zone di confine con l'allora Jugoslavia. Decine di migliaia di loro, per il semplice fatto di essere Italiani, venivano torturati, massacrati e gettati – alcuni ancora vivi – nelle Foibe. Tanti altri Italiani, 350.000, dovettero fuggire dalle loro case dell'Istria o della Dalmazia per non subire la stessa sorte.
Una grave ferita, che opportunamente il Legislatore, a conferma del fatto che le vittime dell'odio non hanno appartenenza politica, ha voluto che venisse commemorata il 10 febbraio.
“Ricordare il passato per non dimenticare, per commemorare le vittime di tutte le dittature in nome dell'imperituro valore della Libertà”. Iniziavo così il mio intervento sulla Giornata della Memoria, diffuso qualche giorno fa per riflettere sulla tragedia dell'Olocausto. E anche in occasione del prossimo 10 febbraio, nel Giorno del Ricordo, fermiamoci almeno per un momento per meglio ragionare sul dolore e sulle sofferenze che hanno travolto gli Italiani delle Foibe. Una triste vicenda che deve costituire un monito, visto che ancora oggi, nel mondo, tanta, purtroppo tantissima gente subisce le angherie della dittatura e dei soprusi, e sovente è costretta ad abbandonare la propria terra, il proprio lavoro e i propri affetti, andando incontro a una vita fatta di stenti e di rischi, senza sapere perché.
Come ha asserito recentemente il Capo dello Stato, la violenza, il razzismo e la sopraffazione sono nemici da combattere sempre, in ogni tempo. Il mio augurio è che questo messaggio appaia limpido e forte nel Giorno del Ricordo e in tutti gli altri giorni.

Biagio Tempesta

08/02/2007 9.29

A GIULIANOVA E' LITE SUL NOME DELLA VIA

Sono trascorsi quasi tre anni dall'approvazione della delibera con cui il Consiglio Comunale dava il via all'intitolazione di una via di Giulianova ai martiri delle Foibe.
Dopo quella decisione sofferta per le resistenze della sinistra radicale che ottenne la cancellazione dell'aggettivo “comunisti” riferito ai partigiani di Tito, tutto è rimasto come prima.
A denunciare la cosa è il circolo di An di Giulianova.
«Ma c'è anche dell'altro, altrettanto grave», dice Enrico gagliano, «che per molti, ma non per tutti, è passato quasi inosservato e che fa rabbrividire: a Giulianova esiste ancora una via intitolata a Francesco Moranino, alias Gemisto, condannato nel 1956 all'ergastolo per l'omicidio, avvenuto il 26 novembre 1944, di Emanuele Strasserra, agente del Regio Esercito Sud, di 5 partigiani “bianchi” (Gennaro Cantucci, Ezio Campasso, Mario Francescani, Giovanni Sciamone) e di 2 donne (Maria Cantucci e Maria Francesconi).
Strassera ed i 4 partigiani bianchi», continua il rappresentante di Alleanza nazionale, «avrebbero dovuto essere scortati in Svizzera dalla formazione partigiana comunista guidata da Modanino e, invece, come accertato dal Tribunale di Firenze e confermato dalla Corte di Assise e dalla Corte di Assise di Appello del capoluogo toscano, trovarono la morte per mano di coloro che credevano amici. Nella sentenza di condanna all'ergastolo si dipinge Moranino come attore di ”un comportamento ispirato ad una faziosità politica, ed ai metodi usati, rivelatori di un'assoluta mancanza di umanità che hanno raggiunto i limiti di uno spietato cinismo” e si legge, tra l'altro: "Perfino la scelta degli esecutori dell'eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un'osteria, e per l'impresa compiuta ricevettero un premio in denaro" .
Moranino non scontò mai la pena dell'ergastolo inflittagli dalla giustizia italiana; con l'aiuto dell'organizzazione comunista “Soccorso Rosso” fuggì in Cecoslovacchia e qui lavorò a “Radio Praga”, collaborando a trasmissioni in lingua italiana di chiaro stampo stalinista.
Poté rientrare in Italia per effetto della grazia concessagli dal Presidente Saragat, dopo che la pena dell'ergastolo era stata tramutata in una condanna a 10 anni di reclusione dal Presidente Gronchi.
Accolto come un eroe, Modanino risultò eletto al Senato nelle liste del PCI-PSIUP alle elezioni del 1968. Morì nel 1971 stroncato da un infarto».
08/02/2007 15.45

A TERAMO.

Domani 10 febbraio si celebrerà per il terzo anno “il giorno del Ricordo” del martirio di 350.000 istriani giuliano dalmati infoibati o costretti all'esilio, la cui storia è stata per oltre cinquant'anni tenuta colpevolmente nascosta.
«A tre anni da questa data storica possiamo affermare, tracciando un primo bilancio, che la tragedia delle foibe oggi risulta più conosciuta grazie anche alle iniziative del Comitato 10 Febbraio», spiega Costanzo Del vecchio.
«Il comitato 10 febbraio nella nostra provincia di Teramo», continua Del Vecchio, «ha organizzato una serie d'iniziative : dalla raccolta firme per intitolare in alcuni comuni vie o piazze ai martiri delle foibe, volantinaggi e la distribuzione dei fiocchetti tricolori simbolo del Giorno del ricordo. La principale iniziativa si terrà a Lanciano sabato 10 febbraio dove alle ore 10.30 presso il Palazzo degli studi si svolgerà il convegno “Foibe, io ricordo e tu?” al quale parteciperanno lo storico Antonio Fares e Alfredo Puccinelli esule di zara. Il Convegno sarà introdotto da Giorgio Iacovelli responsabile della zona frentana del Comitato 10 Febbraio».

09/02/2007 11.29

AD ATESSA

«Per capire, comprendere e non dimenticare», ha spiegato l'assessore alla cultura del Comune di Atessa, «l'Amministrazione comunale ha organizzato due importanti eventi che servono a mantenere vivo il ricordo di un passato le cui ferite sono ancora vive negli animi di tutti: per venerdì 09 febbraio alle ore 21:00, presso il teatro comunale la proiezione del film”Senza destino” e per sabato 10 febbraio alle ore 17:30 la presentazione dei libri “I Sassi e le ombre” del Prof. Gianni Orecchini e “Cara Cugina” di Giovanni Finzi Contini. Sempre nella giornata di sabato alle ore 10:00 il Sig. Giovanni Finzi Contini incontrerà gli studenti delle scuole di Atessa per raccontare e confrontarsi con loro su questo tragico frammento di storia».

09/02/2007 15.00

ALESSANDRO PICCININI AN L'AQUILA

«Ci sono voluti più di sessanta anni», ha detto il capogruppo, «perché l'Italia ricordasse una tragedia a lungo dimenticata sotto l'ombra del muro di gomma eretto per ragioni politiche. Sarò sempre orgoglioso del fatto di aver offerto un piccolo, minuscolo, contributo al tentativo di rompere questa cortina di omertà, con un Ordine del Giorno presentato nel febbraio del 2003, poi deliberato dal Consiglio Comunale di L'Aquila, con cui si esoratava i Presidenti di Camera e Senato a calendarizzare il progetto di legge presentato per l'istituzione del “Giorno della memoria per i martiri delle Foibe” (poi finalmente istitutito dal Parlamento nel 2004) e a chiedere di celebrare la ricorrenza del 10 febbraio.
Per non dimenticare un'altra Shoà tutta italiana».

10/02/2007 9.34

LETTERA APERTA DI INNOVAZIONE EUROPEA SFL

Sessantadue anni fa circa diciassettemila italiani scomparvero improvvisamente dalle loro case dell'Istria (ex territorio italiano), della Dalmazia italiana (Zara) e delle isole adriatiche di Cres (Cherso), Losinj (Lussino), Lagosta e Palagruza (Pelagosa) oggi croate e paradisi turistici, ieri profondamente italiane. Questi nostri fratelli, perché di questo si tratta e null'altro, avevano i nostri stessi occhi, il nostro stesso idioma, e in un sol colpo furono trucidati, nelle foibe e nei campi di concentramento, da chi odiava la nostra storia, la nostra cultura e voleva cancellare la millenaria presenza veneta sull'altra sponda dell'Adriatico. I morti sono tutti uguali, eppure la politica, le ragioni perverse della storia, che spesso deve avvalorare le tesi dei vincitori, hanno fatto si che i nomi, di queste vittime e dei luoghi tristemente noti per i massacri compiuti, sconosciuti ai più ma non a Dio, venissero per tanti anni rimossi dai libri scolastici, cancellati dalla memoria collettiva. Ed ancora oggi, anche se lo Stato Italiano ha istituito la giornata del 10 febbraio, quale “giorno del ricordo”, mi accorgo con amarezza che pochissime istituzioni territoriali celebrano degnamente questa importante ricorrenza. Ci si vergogna quasi di questi italiani di “Serie B”. Si è in imbarazzo come quando ci si trova davanti ad un fratello figlio della colpa, del quale non sapevamo l'esistenza. La stessa difficoltà e freddezza con la quale negli anni immediatamente successivi alla guerra sono stati accolti nelle nostre città i 350.000 profughi istriano-dalmati. Eppure i circa 7.500 “fratelli” italiani di religione ebraica morti a causa dell'olocausto hanno scosso le coscienze e destano tutt'ora molto più clamore e partecipazione popolare, di quanto ne facciano il più che duplice rapporto con la scomparsa degli italiani “d'Illiria”. Perché? Se volessi essere smaliziato, o ottimista, imputerei questa apatia all'evento al fatto che oggi viviamo in una Nazione dove neanche si è a conoscenza dell'esistenza della Regione Abruzzo, quindi figurarsi se si può sapere che dopo Trieste vi erano altri territori appartenenti allo Stato Italiano, ma sono sicuro che così purtroppo non è! Invito pertanto, bando alle varie partigianerie partitiche, tutte le amministrazioni comunali, provinciali, regionali, ecc. per un giorno … a commemorare seriamente e degnamente questa tragedia nazionale non servendo alle scolaresche il solito polpettone preconfezionato, fatto di argomenti ed eventi storici che nulla hanno a che vedere con le Foibe, ma che rimandano ad eventi già largamente pubblicizzati. Il 10 febbraio è la giornata del ricordo degli Istriano – Dalmati, non delle tanto pur importanti guerra di Bosnia, guerra d'Iraq, Terrorismo, Olocausto, Resistenza e chi più ne ha più ne metta.

Lorenzo Valloreja

A PESCARA

Due appuntamenti: la commemorazione di oggi, 10 febbraio -sia mattina che pomeriggio- cui seguirà il convegno di sabato 17 febbraio.
L'inizio della commemorazione di domani è prevista alle 10,30 con la messa che sarà celebrata nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara. Terminata la funzione ci sarà la deposizione di una corona al monumento ai martiri giuliani-dalmati situato nella piazzetta a loro dedicata, in una traversa di via Chieti. Seguirà quindi il saluto delle autorità.
Alle 17,30, nell'auditorium della circoscrizione 5 (in viale Bovio 466) è previsto l'incontro con la cittadinanza che sarà coordinato da Donatella Bracali. Interverranno lo storico Fares e il giornalista Vincenzo Centorame. Al termine il quartetto “Mitteleuropa Ensemble” (composto da Sabrina Sparti, Mario Fragiacomo, che ne è anche il direttore, Laura Bagarella e Roberto Favilla) si esibirà in un “concerto letterario”. L'ingresso è gratuito.
Il 17 febbraio, invece, alle 18, nella sala dei Marmi della Provincia, si svolgerà il convegno “Nazionalismi e ideologie del ‘900 nelle vicende degli italiani dell'Adriatico orientale. La tragedia delle foibe e l'esodo del 1943-1954. Prospettive nel quadro dell'integrazione europea”. Dopo il saluto istituzionale di Giuseppe De Dominicis, presidente della Provincia, ne parleranno Giuseppe Parlato, rettore dell'università San Pio V di Roma, Lucio Toth, presidente nazionale dell'Anvgd, Centorame e Fares. Modererà Fimiani.

10/02/2007