Assessore Giorgi: «il parco scientifico non può finire nel dimenticatoio»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. «La vicenda del Parco Scientifico e Tecnologico non può finire nel dimenticatoio. Non ci rassegniamo all'idea di perdere un'opportunità di sviluppo del nostro territorio. La Regione Abruzzo dovrebbe farsi promotrice di una legge sulla ricerca e l'innovazione, con la quale sia possibile liberare risorse pubbliche e tutelare il futuro del centro di ricerca e dei suoi dipendenti».
Questa la posizione espressa dall'assessore provinciale al lavoro, Ermanno Giorgi, che riporta al centro dell'attenzione la vicenda dell'ente, passato interamente nelle mani dei privati dopo l'assemblea dei soci dello scorso 30 novembre.
«Siamo fortemente delusi per quello che è accaduto- prosegue l'assessore Giorgi- Se il Consorzio pubblico privato, così com'era, non corrispondeva alle reali esigenze della Regione, perché non si è scelto di riformarlo, piuttosto che adottare una soluzione che di fatto ha finito per smantellare il centro di ricerca?»
Nell'assemblea dei soci non si è giunti ad una soluzione condivisa, come auspicato dalle quattro province abruzzesi, che avevano chiesto alla Regione una presa di posizione forte e un impegno preciso sul futuro dell'ente, mutuando tra l'altro l'esperienza positiva, già maturata in altre regioni italiane, in cui strutture analoghe a quella del Parco Scientifico funzionano perfettamente, grazie al coinvolgimento dei vari soggetti istituzionali.
Una posizione espressa, tra l'altro, anche da un ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale lo scorso 10 ottobre.
L'accordo intervenuto successivamente solo tra i soci privati non ha ancora prodotto i suoi effetti. A tutt'oggi, infatti, non vi è stata alcuna ricapitalizzazione, né sono intervenuti nuovi soci a costituire una compagine societaria diversa.
«È evidente», aggiunge Giorgi, «che il futuro del Parco Tecnologico, senza l'intervento della parte pubblica, in primis della Regione, è gravemente compromesso. Lo testimonia l'attuale situazione occupazionale. Oggi il Parco non ha un solo ricercatore a contratto, fosse anche a progetto. L'ente non retribuisce i ricercatori, alcuni dei quali vantano 14 mensilità arretrate, né intende pagare gli arretrati e altri collaboratori e professionisti.
Una situazione ben diversa da quella conosciuta in passato dal Consorzio, che ha dato lavoro a oltre cento ricercatori».

19/01/2007 9.03