«Il Consorzio Asi Valpescara affonda e la Regione sta a guardare»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il Consorzio Asi Valpescara senza prospettive, se non quella del dissesto finanziario e della conseguente estinzione dallo scenario dell'intervento pubblico nello sviluppo industriale abruzzese. Un palliativo sono i nove milioni di euro per ripianare un debito stimato in 37,0 mln con l’impegno (obbligo?) di redigere un Piano di risanamento entro il 2008.
Il provvedimento approvato dal Consiglio Regionale suscita perplessità anche in Bruno Isaia Merlin, Vice Presidente del Consorzio, poiché «non sostenuto da nessun piano economico e temporale di risanamento e rilancio dell'Ente». E, soprattutto, non inquadrato in una riforma dei Consorzi Industriali «che ne ripensi missione e finalità nella politica industriale della nostra Regione».
Con buona pace della linea dettata dal Presidente della Giunta regionale Ottaviano Del Turco, che aveva auspicato la strategia del risparmio nella gestione della cosa pubblica con il taglio dei rami secchi e l'impiego razionale delle risorse. E dell'assessore alle Attività produttive Valentina Bianchi, che in sede di votazione ha manifestato la sua contrarietà al provvedimento.
Ma quali sono i punti di criticità? Il vice presidente Merlin ha una lunga lista: «uno statuto ancora fermo alle disposizioni generali della Regione in tema di consorzi ASI; l'assemblea dei Soci mai convocata in 14 mesi (nemmeno informalmente); la Consulta dei Sindaci mai istituita; la sede legale ormai inesistente poiché demolita; un Piano Economico e Finanziario dell'Ente (peraltro previsto annualmente dallo Statuto) mai elaborato e discusso dal CDA; un fantomatico piano di estinzione del debito trasmesso alla Regione ma sconosciuto allo stesso CDA; il PRT fermo al 1997 ed i Piani attuativi mai partiti; le relazioni interne con il personale segnate da continue tensioni a causa di assunzioni poco corrispondenti ai fabbisogni reali dell'Ente»
Secondo il vice presidente in questa situazione gestionale, «ritenere che la concessione di un contributo per il ripianamento dei debiti sia la strategia vincente appare francamente una decisione sconclusionata, dettata più da questioni di ”sotto politica” che da scelte orientate al rilancio dell'Ente e alla sua virtuosità».
Anche in termini operativi la situazione non migliora, perché la Regione si appresta a revocare i finanziamenti di Opere Pubbliche previsti da Pit e Docup del 2002 in quanto i lavori non sono stati ancora appaltati. «Il dragaggio del porto di Pescara è fermo all'estate scorsa», continua Merlin, «forse perché si è dimesso il responsabile del procedimento, mai sostituito, mentre gli studi propedeutici al Piano Regolatore del porto di Ortona (elemento fondamentale della strategia di sviluppo dell'Abruzzo nel prossimo decennio) non sono mai stati conclusi».
I problemi da risolvere non stanno quindi nel ripiano del debito pregresso ma nella definizione di una «nuova missione e organizzazione del Consorzio che gli restituisca utilità e capacità di produrre reddito, per il territorio in cui opera e per se stesso».

10/01/2007 10.05