Si costruisce l’albergo, si demolisce la maggioranza di centrosinistra

Alessandro Biancardi

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Si costruisce l’albergo, si demolisce la maggioranza di centrosinistra
AGGIORNAMENTO 9 NOV PESCARA. Un albergo a tutti i costi. Un favore a tutti i costi per quel cittadino «più uguale degli altri». Quella dell’albergo a 5 stelle (piccolo o grande che sia) che nascerà sulla spiaggia su una ex area inedificabile sarà ricordata come una brutta pagina di amministrazione non tanto perché si costruirà o il potente di turno è stato accontentato quanto perché moltissimi cittadini sono stati calpestati nei loro diritti e trattati in maniera differente. Complice la brutta politica che abbiamo davanti.   L'ULTIMO SPETTACOLO DEL CONSIGLIO
Come se non bastasse la battaglia interna al centrosinsitra a Pescara si fa sempre più aspra e la convivenza asfissiante. In queste ore fioccano polemiche e malumori. Si parla di pranzi (abbuffate a base di pasta ovviamente) nei quali si sarebbero presi accordi segreti e si sarebbero orditi complotti.
Già ieri Carlo Costantini (Idv) aveva categoricamente smentito di aver preso accordi con il centrodestra.
Oggi a rincarare la dose ci pensa il deputato di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo.
«Rifondazione Comunista si è battuta come sempre alla luce del sole per impedire che si consumasse un grave errore urbanistico e che si consentisse un trattamento di favore ad uno specifico gruppo imprenditoriale», ha spiegato Acerbo, «non posso che congratularmi con il sindaco, il vicesindaco e i consiglieri di maggioranza che hanno vinto una battaglia per la quale saranno ricordati negli annali.
Nei giorni scorsi il sindaco aveva raggiunto un “accordo separato” con i DS e il resto della maggioranza durante una qualche riunione alla quale né Rifondazione né l'Italia dei Valori erano presenti».
Secondo Acerbo il sindaco avrebbe violato non solo gli accordi presi a suo tempo con il partito e gli elettori, ma anche quelli «assunti con i DS che pure si erano dimostrati assai disponibili nei confronti della sua posizione».
«Se non ha votato per distrazione poteva ai sensi del regolamento chiedere di ripetere il voto», prosegue Acerbo, «ma conosco abbastanza Luciano: non si distrae su queste cose. Ha lasciato che altri si esponessero apertamente e si è goduto il risultato. Se mi sbaglio sono pronto a chiedere scusa: c'è un modo per verificarlo. In base all'articolo 62, comma 2 del regolamento chieda di ripetere il voto nel consiglio di venerdì. Sarebbe ora che i compagni DS, e in particolare quelli che si dicono fieramente di sinistra, si togliessero le bende dagli occhi e avviassero una riflessione sui caratteri del dalfonsismo, su cosa è diventata la maggioranza, su contenuti e metodi dell'azione amministrativa e dell'agire politico. Riflessione che consiglierei allo stesso Luciano perché i contenuti del suo intervento nel consiglio di ieri mi fanno pensare che siamo solo all'antipasto».
«Mi sembra evidente», continua ancora il deputato di Rc, «che invece di interpretare il desiderio di cambiamento che si era espresso intorno alla sua elezione senta sempre più forte il richiamo di vecchie logiche, condite con un po' di marketing. E' singolare che si attribuisca alla nostra ostinata coerenza col programma di governo il risultato di ieri. Non è colpa nostra se il primo cittadino ha l'inclinazione ad anteporre il rapporto con i poteri forti al rispetto del suo programma e all'unità della coalizione. Se i DS avessero assunto una posizione più netta dall'inizio forse non si creavano le condizioni per il patatrac di ieri».
Infine non poteva mancare ancora un riferimento ad Ermanno Ricci (Udeur) già al centro di polemiche passate.
«Tra l'approvazione dell'emendamento del padre di un dipendente del gruppo De Cecco e la costruzione dell'albergo sul mare ci sono tali e tanti passaggi amministrativi che posso dire con qualche certezza che hanno vinto una battaglia ma perderanno la guerra».


Dopo il Consiglio comunale sono amarissime le considerazioni di Gianni Melilla, presidente ed esponente dei Ds.
«La maggioranza di centro–sinistra esce frantumata: da un lato la sinistra (Verdi, Socialisti, DS, RC, Italia dei Valori e parte della Margherita) dall'altro la Lista Teodoro, l'UDEUR e il resto della Margherita. Dunque il primo punto all'ordine del giorno è ricomporre su un progetto condiviso la maggioranza», sostiene Melilla.
«I ventisette consiglieri di maggioranza sono solo sulla carta, nei momenti più caldi si dividono e ognuno torna naturalmente dalla sua parte. La minoranza ha privilegiato il danno politico alla maggioranza rispetto al merito della questione. Anzi, diversi consiglieri di minoranza si erano ripetutamente schierati contro l'edificabilità sulla spiaggia, salvo poi votare a favore. Questa visione cinica della politica danneggia l'interesse generale che passa in secondo piano rispetto agli interessi di partito».
«A Sinistra, tra Rifondazione e DS», continua Melilla, «si è consumata l'ennesima frattura. Chi voleva tutto (Rifondazione) ha perso tutto. Chi voleva trovare un punto intermedio tra tutela della spiaggia e costruzione in altro luogo di un albergo (DS) è stato sconfitto. Non sarebbe stato più ragionevole convergere su una proposta unitaria? La cultura del P.C.I. era di lotta, ma anche di governo. Il risultato è un grave danno per la credibilità del centro – sinistra come forza di cambiamento. Quasi tutti i partiti hanno privilegiato il posizionamento politico, piazzando le bandierine personali. Il merito della questione è passato in secondo piano. Il protagonismo personale non deve prevalere sul possibile risultato finale. Mi chiedo ora: quale fiducia è possibile ricostruire dopo una vicenda così paradossale, gonfiata strumentalmente e scoppiata in modo così imprevedibile e irresponsabile? »

08/11/2006 9.48


L'ASSESSORE COMUNALE MASSIMO LUCIANI

«Mi sembra che chi ha voluto rompere le righe nella maggioranza, scommettendo sul valore simbolico e politico di un aspetto di dettaglio della variante, oggi dovrebbe riconoscere le sue responsabilità, piuttosto che lanciare accuse e anatemi».
E' quello che oggi dice l'assessore Massimo Luciani.
«Rifondazione è quasi riuscita nel capolavoro politico di far passare in secondo piano un fatto gigantesco ed epocale, come l'approvazione del primo strumento urbanistico che salvaguarda e valorizza il territorio di Pescara, per accendere un faro su una vicenda marginale nel merito, ma apparsa succulenta sul piano scenografico. Organizzare il naufragio della soluzione riformista, ovvero dell'emendamento Tenaglia, ha prodotto il peggior risultato possibile per il manovratore.
Strumentalizzare, del resto, non sempre paga e ora dobbiamo fare i conti con una situazione in cui aver voluto giocare al “tana libera tutti” nella maggioranza, ha portato i colleghi eletti nel centrodestra a ricoagularsi sul voto all'emendamento Ricci, sulla base di valutazioni personali che non possiamo che ritenere legittime.
Nel merito non c'è da fasciarsi la testa, nel PP2 di quell'area sono previste strutture alberghiere e quindi ci sono margini per realizzare questi insediamenti in modo non impattante e rispettoso della salvaguardia dell'arenile».

LICIO DI BIASE (UDEUR)

«Il risultato sull'emendamento Ricci ha meravigliato solo i “furbetti del ristorantino”, quelli che coniugando radicalismo e opportunismo volevano mettere in crisi l'amministrazione e incassare un facile e demagogico consenso. Noi abbiamo aderito a questa maggioranza per promuovere la città e valorizzarne le funzioni turistiche, economiche e commerciali. Ovviamente non potevamo aderire a un disegno radicale e punitivo che puntava a mortificare queste vocazioni della città, e il tutto a spese della maggioranza. Il gruppo Udeur ha sostenuto con convinzione l'emendamento Ricci, ma si era fatto anche carico di offrire un ramoscello di ulivo a tutta la coalizione di centrosinistra con l'emendamento Di Biase, che però è stato rifiutato da chi perseguiva disegni diversi e non unitari».

ENZO DEL VECCHIO (MARGHERITA)

«Bisogna evitare che dallo sconcerto per il voto a sorpresa per l'emendamento Ricci si passi alla confusione sulle responsabilità e sul merito. Il Centrosinistra originario, quello che però non aveva vinto le elezioni, ha votato coerentemente contro l'emendamento. L'opposizione, invece, dopo aver dichiarato che avrebbe votato contro, ha votato a favore. Ai colleghi ortopedici dell'opposizione, che vorrebbero diagnosticare fratture nella maggioranza, dico allora di curare prima le fratture della loro coerenza. Ci spieghino perché prima hanno detto di voler salvaguardare l'arenile e poi hanno deciso di accogliere l'osservazione tale e quale. Diversa è la posizione di quei colleghi che non appartenendo all'originario Centrosinistra si sono aggiunti alla maggioranza.
Loro hanno dichiarato da subito che a fronte della volontà di Rifondazione di svincolarsi dalla maggioranza avrebbero adottato un analogo atteggiamento, perseguendo le loro differenti sensibilità e convinzioni sulla materia.
Ovviamente di fronte a un esito di questo genere, c'è da chiedersi se non era il caso di seguire un percorso unitario e democratico di maggioranza fin dall'inizio, ma questa è una responsabilità di cui deve rispondere Rifondazione che a un certo punto ha preferito puntare su un aspetto tutto sommato marginale, rischiando di porre in secondo piano e di svilire un provvedimento straordinario per la salvaguardia del territorio come la variante».

IL CONSIGLIERE AGOSTINO DI BARTOLOMEO

«Il Consiglio Comunale è riuscito a prendere una decisione che consente di valorizzare le funzioni turistiche e commerciali di Pescara, in coerenza con gli obiettivi che sono al centro dell'azione di questa Amministrazione. Per questa ragione rivendico l'importanza del voto all'emendamento Ricci che, tra l'altro, ha consentito di far fallire il tentativo esplicito di qualcuno di stabilire accordi col centrodestra, per non far passare l'emendamento Tenaglia e porre in difficoltà la maggioranza.
Chi è responsabile di questa situazione dovrebbe farsi un esame di coscienza e riconoscere gli errori commessi. Ad ogni modo per il futuro nella maggioranza sarà necessario applicare con costanza il principio democratico e il rispetto delle decisioni prese nella coalizione».

08/11/2006 15.04


DI NISIO (VERDI): «QUALI “RESPONSABILITA'” ? QUALE “FUTURO” PER IL CENTROSINISTRA A PESCARA ?


«Sono queste le due domande che ronzano nella mia mente da lunedi' sera», dice Fausto Di Nisio, «da una parte la cosidetta sinistra antagonista che cerca di imporre le proprie idee, non sgradendo nemmeno l'appoggio fazioso dell'avversario politico, e dall'altra il centro che, a distanza di tre anni dall'inizio di questa esperienza, inizia a dimostrare di essere stanco delle imposizioni e dei comportamenti della sinistra stessa. A mio parere le responsabilita' vanno individuate tutte all'interno del centro sinistra senza prendere in considerazione minimamente l'atteggiamento dell'opposizione consiliare che, per quanto mi riguarda, ha fatto il proprio dovere: difendere i poteri economici forti .
Se i consiglieri Michele Di Marco e Ugo Zuccarini (eletti nel centro-sinistra) avessero seguito l'orientamento di quelle che erano le due posizioni espresse dalla maggioranza uscita dalle urne nel 2003, oggi non saremo qui a discutere sulla “beffa”, ma a confrontarci sulle due vere questioni che si erano poste e cioe' dare pieno accoglimento a quanto gia' votato in occasione dell'adozione della variante in piena linea con il programma elettorale oppure dare una risposta mediata che di fatto “conservava” l'investimento finanziario del noto imprenditore.
La responsabilita' e' quindi tutta nostra, nessuno escluso, ed e' distribuita in egual misura tra la sinistra e il centro».
«Personalmente non ho mai pensato che fosse importante la interdipendenza tra “programma” e “organigramma” come ha affermato il Sindaco nella penultima seduta del Consiglio Comunale.
Una postazione “organigrammatica” (scusatemi per il termine) e' conseguenza solo e soltanto dell'adesione ad un programma comune e non certo la conseguenza di altri “bassi” interessi.
Pertanto la scelta dell'Udeur, di Di Bartolomeo e di Ferrara e' frutto della mancata adesione al programma elettorale del centro-sinistra. Tale mancanza con postazioni “organigrammatiche” acquisite e' un fatto grave e chi le ha commesse deve assumersene la responsabilita'.
Ed e' proprio qui che si innesta la riflessione sul secondo quesito: quale “futuro” per il centro-sinistra a Pescara ?
Io penso, come hanno gia' detto alcuni miei colleghi, che la politica debba sedersi attorno ad un tavolo che, gravissimo errore, non c'e' mai stato al Comune di Pescara, per fare il “mea culpa”, per far si' che ognuno faccia un passo indietro, io per primo, al fine di riottenere quella serena coesione che ci aveva portato a vincere le elezioni».

08/11/2006 16.37

LA POSIZIONE DELLA MARGHERITA

«In politica e nella vicenda amministrativa è bene non affrettarsi a rispondere a dichiarazioni rilasciate a caldo, dopo un passaggio politico complesso come quello che ha riguardato il Consiglio comunale di lunedi' scorso».
Lo dice Gianluca Fusilli, presidente della convenzione comunale.
«Quando pero' le stesse dichiarazioni vengono ribadite anche a “mente fredda”, è doverosa una puntualizzazione, anche per evitare che l'opinione pubblica possa pensare che quelle dichiarazioni sono condivise o rappresentano la realta' dei fatti.
Mi riferisco in particolare alle dichiarazioni del deputato Acerbo, che ho avuto l'occasione di leggere questa mattina sugli organi di stampa, il quale ha sostenuto, prendendo spunto dall'esito del voto di lunedì', la presunta predilezione del Sindaco di Pescara per il rapporto con i cosi' detti poteri forti della citta', a scapito dell'attuazione del programma di governo e dell'unità della coalizione.
E' utile, anche anticipando alcuni degli argomenti che saranno oggetto di discussione e approfondimento Futuro, fornire, alcuni spunti di riflessione che aiutino a capire la qualita' dei rapporti politici nel Centrosinistra pescarese ed anche il passaggio di lunedi' in Consiglio Comunale. E' certamente vero, come afferma Acerbo, che il Sindaco D'Alfonso è in grado di esprimere una capacita' di interlocuzione molto elevata anche con chi nella nostra citta' rappresenta rilevanti e legittimi interessi economici, cosi' come e' vero che questa capacita' di ascolto, di attenzione e di comunicazione si esprime, allo stesso modo, nei confronti di tutte le espressioni della società' pescarese, senza distinzione di ceto o di classe, se si preferisce un termine più' vicino alla esperienza politica degli amici della Rifondazione Comunista.
Questo era vero nel 2003, quando all'unanimità e con grande convinzione il Centrosinistra lo ha chiamato ad assumersi la responsabilità' di candidarsi a Sindaco di Pescara, ed ha trovato puntuale conferma in tutti gli appuntamenti elettorali successivi.
Solo la capacita' di interlocuzione del Sindaco e la qualita' dell' attivita' amministrativa della giunta da lui guidata, hanno consentito al Centrosinistra nel suo complesso, ed alla Margherita in particolare, affermazioni elettorali impensabili in citta' fino al 2003.
E' bene, inoltre, che nessuno di noi dimentichi che alle elezioni del 2003 il Centrosinistra non ha vinto in prima battuta.
Al primo turno, infatti, è cosa nota che il numero dei voti della coalizione oggi al governo erano inferiori a quelli ottenuti dal Centrodestra.
Al ballottaggio, poi, la situazione si è radicalmente ribaltata, con un ruolo del candidato Sindaco decisivo rispetto all'esito finale.
E', concludendo, inopportuna la sottolineatura fatta dal deputato Acerbo, perche' tutti questi elementi, anche quelli da lui indicati in senso ironicamente negativo, ci consentono, tutti insieme, compresi gli amici della Rifondazione comunista, di misurarci da trentasei mesi con la attivita' di governo della citta', con risultati che tutti, ed in primis i cittadini, riconoscono straordinari».

09/11/2006 9.53