La gestione dell’acqua in Abruzzo secondo il Wwf e Forum acqua

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. WWF e Forum Acqua propongono 4 Ambiti (ATO) disegnati sui principali bacini idrografici della Regione. No all’authority, sì ad un’unica società di gestione regionale pubblica e partecipata dai cittadini.
Il WWF e il Forum Acqua dell'Abruzzo Social Forum intervengono con una proposta nel dibattito sulla riorganizzazione della gestione dell'acqua in Abruzzo.
Secondo le due organizzazioni quasi tutti gli interventi che si sono susseguiti in queste settimane sul numero di Ambiti Territoriali Ottimali di Gestione (ATO), numero di società di gestione coinvolte, eventuale authority avrebero mancato di basare le proprie proposte «su dati oggettivi e, soprattutto, non hanno fatto un'analisi delle criticità del sistema».
L'unico punto su cui tutti sarebbero d'accordo è la cura dimagrante da accordare al cosiddetto “partito dell'acqua”, ma il Wwf crede che «la credibilità di queste proposte è minata alla base dal fatto che esse derivano in larga parte da chi ha creato questo partito».
«All'interno di tutti i consigli di amministrazione delle società e degli ATO», dicono Wwf e Forum Acqua, «ritroviamo rappresentanti degli stessi soggetti che si dolgono dello stato disastroso della gestione dell'acqua in Abruzzo. Cambiare tutto affinché nulla cambi?

Intanto WWF e Abruzzo Social Forum rilanciano la mobilitazione in vista di due appuntamenti in cui è importante che delegazioni di cittadini abruzzesi siano presenti: il Consiglio Regionale Straordinario sull'acqua previsto per l'11 ottobre a L'Aquila alle ore 10:00 e la manifestazione contro la Legge Obiettivo prevista per sabato 14 ottobre pomeriggio a Roma.
«Chi ha battuto il terzo traforo e la vendita dell'acqua alla Puglia», dicono, «può portare la propria esperienza in questa manifestazione in cui si chiederà l'abolizione della Legge Obiettivo voluta da Lunardi. Solo così si metterebbe la parola fine a questi deliranti progetti anche dal punto di vista legislativo».

I due sodalizi vogliono allora ribaltare l'approccio troppo “politico”, avanzando una proposta basata su un'analisi ambientale e territoriale e su un'attenta valutazione delle principali criticità nel governo dell'acqua nella Regione.

Ecco le loro valutazioni.

NUMERO DI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI (ATO).

Gli ATO servono per la programmazione e il controllo della gestione.
Sono uno strumento fondamentale per individuare e vagliare i bisogni del territorio, sia dei cittadini che dell'ambiente.
Qualcuno ha proposto un ATO unico regionale. Si può immaginare il sindaco di Controguerra discutere con quello di Schiavi d'Abruzzo per la gestione dell'acqua nei rispettivi territori? Non è facile prevedere che nella confusione generale che ne deriverebbe sarebbero i soliti poteri forti ad indirizzare la scelta degli obiettivi e delle priorità?
Poiché l'unità geografica fondamentale rispetto all'acqua è il bacino idrografico, servono 4 ATO disegnati sui principali bacini idrografici della Regione: Aterno-Pescara, Vomano, Sangro e Liri.
A rigor di “logica ambientale” quest'ultimo potrebbe in futuro far parte di un ATO interregionale, così come i comuni del Trigno potrebbero in futuro costituire un altro ATO con i comuni della sponda molisana. Stante però la situazione attuale è meglio riorganizzare il sistema regionale per rinviare questi aspetti ad un dibattito futuro. Finalmente i sindaci e i cittadini troverebbero una sede dove confrontarsi su problemi comuni, visto che una goccia che cade a L'Aquila alla fine arriva alla foce del fiume a Pescara e qualsiasi cosa accade a monte si riflette a valle.
Sarebbe così l'occasione per affrontare il nodo fondamentale nella gestione dell'acqua, quella del “Bilancio idrico di bacino” dove contemperare tutte le esigenze a fronte della valutazione dell'acqua disponibile.

NUMERO DI SOCIETÀ DI GESTIONE

Le due organizzazioni ritengono possibile l'affidamento ad un'unica società di gestione regionale che sia a proprietà pubblica, che non abbia, possibilmente, uno statuto privatistico (SPA) anticipando le scelte che sta facendo il governo in sede nazionale.
Si abbatterebbero i costi per i consigli di amministrazione, aumenterebbe la capacità finanziaria e la strumentazione, sarebbe più facile assicurare il controllo e la trasparenza. La principale controindicazione sarebbe l'eccessiva concentrazione di potere rispetto agli ATO.
L'unico modo per assicurare un contro-bilanciamento dei poteri è garantire la partecipazione dei cittadini alla gestione, inserendo sia nei consigli di amministrazione dei 4 ATO proposti sia nel consiglio di amministrazione della società unica tre o più rappresentanti di consumatori, ambientalisti e lavoratori, senza diritto di voto e stipendio ma con diritto di parola.
Un altro modo per allargare la “base decisionale” del sistema è legare le decisioni dei sindaci nelle assemblee dell'ATO ai consigli comunali, dove le principale questioni relative alla gestione dell'acqua dovrebbero essere in questo modo dibattute.
In 305 comuni della Regione finalmente migliaia di amministratori sarebbero responsabilizzati sulla gestione di questo bene comune.

AUTHORITY REGIONALE

WWF e Forum Acqua bocciano senza appello questa ipotesi perché non servirebbe a risolvere il problema del controllo degli organi di gestione.
«Abbiamo già un assessorato regionale deputato al controllo, alla programmazione e ai rapporti con lo Stato», spiegano, «Alla fine un'authority tecnica controllata dai partiti di maggioranza a cui alla fine spetterebbe gran parte delle nomine dei membri avrebbe senz'altro molto meno potere di incidere rispetto ad un controllo realizzato dai cittadini direttamente a livello della società di gestione e degli ATO».

COMITATO DI VIGILANZA

«Esiste già uno strumento per assicurare il coinvolgimento del Consiglio regionale nella gestione dell'acqua: è il Comitato di Vigilanza sul servizio idrico», ricordano le due associzioni, «istituito dal Consiglio Regionale, attualmente non funziona. Nella riorganizzazione in atto basterebbe affidargli pareri vincolanti per alcune decisioni per permettere a questo strumento di funzionare. Le minoranze politiche in consiglio regionale troverebbero, così, uno strumento adatto per controllare l'operato degli altri organi di gestione dell'acqua».

07/10/2006 8.35