Giovani protestano contro l’indulto, ma Mastella latita

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Sabato pomeriggio il Circolo Territoriale “Almirante” di Azione Giovani ha organizzato un presidio di protesta contro il ministro della Giustizia Clemente Mastella che ha però disertato il convegno sulla giustizia
I manifestanti sono stati presi in contropiede perché il ministro Mastella ha disertato l'evento per recarsi a Vasto alla festa dell'Italia dei Valori dove era impegnato in un dibattito con il ministro Di Pietro. Stessa delusione per il Rotary che aveva invitato il ministro per avere spiegazioni sulla paventata chiusura del tribunale di Lanciano.
«Rammaricati della sua assenza», speigano i due responsabili Marco Di Giovanni e Massimiliano Berghella, «abbiamo comunque voluto esprimere con forza il nostro sdegno verso l'indulto, un atto di clemenza generale che ha incredibilmente “accorciato” di 3 anni le condanne per reati tra i più vari».
«Nella nostra città», commenta Di Giovanni, «sono sotto gli occhi di tutti le conseguenze di questo scellerato provvedimento: aumento dei reati (soprattutto furti nelle abitazioni) e scarcerazione di tanti soggetti “poco graditi”».
«Il dato nazionale è ancor più allarmante», interviene Berghella: «al 31 agosto sono oltre 23.000 i detenuti che hanno beneficiato dell'indulto. Inoltre, a poco più di un mese dal provvedimento, circa il 5% (oltre 1.100 persone) degli scarcerati ha già rimesso piede nelle patrie galere per aver compiuto di nuovo atti delinquenziali, senza contare tutti gli altri reati commessi e tuttora rimasti impuniti: a questo ritmo, tra 1 anno il 60% degli scarcerati tornerà di nuovo dentro. Siamo ancor più preoccupati perché l'indulto condona le pene per reati commessi sino al 2 maggio 2006 non ancora accertati: questo significa che si celebreranno processi inutili con gran dispendio di soldi pubblici».
Quello che pare più assurdo ai due esponenti giovanili e al loro gruppo è che «mentre i cittadini chiedono maggiore tutela e più sicurezza, le porte delle carceri vengano spalancate per far uscire i delinquenti. Non solo si tratta di avere rispetto delle vittime dei reati e dei loro parenti, dei milioni di cittadini onesti e delle forze dell'ordine che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per la sicurezza della Nazione ma in un Paese serio, se ci sono troppi detenuti, non si aprono le celle ma si costruiscono nuove carceri».

25/09/2006 10.46