I sindaci:«Logiche oscure e interessi privati nella gestione dell’acqua»

Alessandro Biancardi

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  CHIETI. Una volta scoperchiato il vaso di Pandora, gli amministratori comunali fanno a gara per dire la loro. Oggi sembrano tutti irritati ed esterrefatti circa la gestione dell’acqua. Intanto il tema diventa ogni giorno più caldo nel silenzio dei responsabili. In molti attendono una risposta da parte della procura che ha ricevuto nei giorni scorsi un esposto.

 


CHIETI. Una volta scoperchiato il vaso di Pandora, gli amministratori comunali fanno a gara per dire la loro. Oggi sembrano tutti irritati ed
esterrefatti circa la gestione dell'acqua.


Intanto il tema diventa ogni giorno più caldo nel silenzio dei responsabili. In molti attendono una risposta da parte della procura che ha ricevuto nei giorni scorsi un esposto.





«Viviamo scene imbarazzanti che siamo costretti a sopportare, dove l'interesse del privato conta più di quello dei cittadini».
I sindaci dell'Ato numero 4 si coalizzano e affermano: «è ora di finirla con questo teatrino politico».
Pronti anche a smettere le casacche di partito per fare "pulizia".
Sembra una vera e propria rivolta… ma perché giunge solo ora?
« Nella vicenda Aca – Ato nº 4 Pescarese , si sono fatte troppe polemiche e si è generata troppa confusione».
Gli assessori Luigi Febo (lavori pubblici di Chieti), Nando Marinucci (Urbanistica torre vecchia Teatina), Rosanno Giamberardino (gestione idrica di pretoro) non ci stanno a vedere la tensione salire alle stelle giorno dopo giorno.
«Da qualche tempo i problemi insoluti dell'Ente gestore Aca s.p.a. hanno determinato una tensione continua i cui protagonisti non accennano a ricondurre il tutto ad uno svolgimento di funzione a servizio delle comunità amministrate e dei cittadini che aspettano soltanto di avere una gestione idrica efficiente , efficace e , soprattutto , chiara e trasparente»
«Ormai», spiegano i sindaci di San Giovanni Teatino Verino Caldarelli, Casalincontrada, Concetta Di Luzio e Roccamontepiano Adamo Carulli, «i cittadini e gli amministratori comunali sono testimoni, a prescindere dall'appartenenza partitica, di come gli Ambiti e le Società di gestione si siano trasformati in centri di potere che rispondono solo ed esclusivamente a logiche personalistiche» .
Una situazione che li getta in «uno stato di frustrazione che siamo costretti a subire costantemente».
Pare, secondo quanto sono pronti a dichiarare i sindaci che « il buon senso e le capacità degli attuali protagonisti non prevalgono su logiche oscure che portano sistematicamente confusione ed imbarazzo per chi , invece , ritiene di svolgere il proprio mandato nell'interesse delle Comunità locali» . E i sindaci promettono di «uscire allo scoperto» accantonando le varie appartenenze partitiche per assumere una posizione «chiara ed obiettiva» .

«AUMENTARE LE TARIFFE PER ESTINGUERE I DEBITI»

Sull piede di guerra anche altri otto sindaci: Mauro Petrucci, primo cittadino di Ripa Teatina, Marino Mincone di Torrevecchia Teatina, Domenico Simone di Fara Filiorum Petri, Mario Di Paolo di Bucchianico, Mario Crivelli di Sant'Eufemia a Majella, Dino De Marco di Miglianico, Rocco Micucci di Rapino e Roberto Angelucci di Francavilla.
« Per chi non è stato attento», spiegano gli amministratori, «con la presentazione dell'ultimo bilancio è venuto fuori che per poter far fronte al pagamento delle rate di un mutuo di circa 25 milioni di euro, contratto per ripianare i debiti per 9 milioni e per la restante parte per coprire il piano degli investimenti, è assolutamente necessario aumentare le tariffe per un importo medio superiore a 0.96 € (valore che rappresenta il punto di equilibrio dei conti)»; se così non sarà le conseguenze sono facilmente immaginabili.
Alla luce di questa necessità alcuni sindaci, soprattutto dell'area del chietino, hanno chiesto l'istituzione di un gruppo di lavoro che ha analizzato le nuove proposte tariffarie e pur accettando ob torto collo gli aumenti ha chiesto però la costituzione di una commissione di verifica per analizzare l'operato passato ed indicare i correttivi gestionali necessari a contenere i costi futuri ed a varare un programma di risanamento che possa portare ad un riallineamento verso il basso delle tariffe. Tutto ciò nell'interesse dei cittadini che quotidianamente sono sottoposti ad aumenti di tariffe e tasse.
Il tutto è venuto a coincidere con la delibera di giunta regionale dell'assessore Srour che regolamenta le convenzioni tra ATO e società di gestione e che ha come intento anche quello di un contenimento delle tariffe e delle spese dei Cda politici e che ha scatenato la controversia tra i due esponenti regionali dei DS.
Ma la cosa che indigna e che fa arrabbiare di più è che la presidenza dell'ACA, «seguendo la logica delle spartizioni politiche, è da tempo di competenza dei DS e questo scambio di accuse tra Di Matteo e Melilla sarebbe da definire ridicolo se l'importanza del problema e la considerazione che a pagare sono i cittadini non inducesse a richiedere un atteggiamento più etico e corretto nei loro confronti. Oltre al danno anche la beffa di questo “teatrino” di accuse tra chi evidentemente non è stato estraneo alle decisioni sugli incarichi ed alla gestione reale». Evidentemente non si sono ancora placati i rancori sul numero delle rispettive preferenze alle ultime regionali e sulle quali evidentemente ha pesato non poco la gestione ACA»…
05/09/2006 10.24