Anche i professionisti della pubblicità bocciano lo slogan di Coletti

Alessandro Biancardi

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LA GAFFES. Per Pubblicità Italia l’ex senatore della Repubblica Tommaso Coletti dovrebbe dedicarsi «ad uno studio più accurato del passato».
Anche gli esperti del settore pubblicitario bocciano l'infelice uscita del presidente della Provincia ed ex senatore della Repubblica, Tommaso Coletti.
Fatto sta che la sua gaffe politica- antisemita, con pennellate di involontaria ironia, gli è valsa un bel po' di notorietà.
L'aver scelto, inconsapevolmente, lo slogan "Il lavoro rende liberi" per lo spot dei centri per l'impiego della Provincia di Chieti lo ha fatto assurgere alle cronache locali e nazionali.
E proprio oggi, è entrato nella simpatica classifica (al fianco di Roberta Capua e Pupo) del borsino “Fatti & Persone - Chi sale e chi scende” di Pubblicità Italia la holding editoriale leader nel settore dei media, del marketing e della comunicazione.
La rivista di settore che si rivolge ai professionisti della comunicazione, neanche a dirlo, riserva all'esponente politico abruzzese, un pollice verso.
«Suggeriamo allo “smemorato”», si legge nel breve articolo, «uno studio più accurato del passato... così - citazione per citazione - tanto ‘per seguir virtute e conoscenza'».
Coletti aveva infatti cercato di difendersi fin dalla prima ora con una strategia del tutto dubbia, l'ignoranza.
«Non ricordo dove l'ho letta quella frase», fu pronto a giustificarsi, cercando di spiegare che lui (e probabilmente i suoi collaboratori che non lo hanno avvertito) non sapesse assolutamente che quella scritta si trovava all'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz.
Nei giorni seguenti è toccato al presidente della Regione Ottaviano Del Turco,
chiedere scusa alla comunità israelitica italiana e internazionale «che quella
frase conosce bene per averla vissuta sulla propria pelle e sui propri
sentimenti più profondi». Ma anche questa è valsa una polemica poiché il
senatore, pare, non l'abbia presa bene. Caso chiuso.

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04/09/2006 16.33