Di Pietro svela alla Padania il "curriculum" di Rocco Salini

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2089

ABRUZZO. Il leader dell’Italia dei Valori racconta le vicissitudini del politico abruzzese. L’intervista fa conoscere così anche ai “lettori del Nord”, i simpatici balletti del prossimo candidato in Abruzzo nelle fila dell’Udeur
«Sapete chi è Rocco Salini?», chiede Di Pietro nel corso dell'intervista realizzata a settembre durante la campagna per le primarie dell'Unione ma pubblicata solo sabato scorso.
«No, ce lo dica», risponde il giornalista del quotidiano leghista. E Di Pietro si lascia andare ad una breve, quanto ricca, biografia, ricostruendo in modo schematico tutte le tappe della carriera extra politica di Salini.
«Racconto di lui, ma potrei tirare fuori altri mille casi come il suo», sottolinea subito Di Pietro. «Salini è un uomo ormai attempato, ha fatto politica per tanti anni, era potente consigliere in Abruzzo per la Dc, gran “signore delle tessere”, poi governatore regionale ('90-'92). È stato arrestato e condannato con sentenza definitiva passata in giudicato: corruzione. In base alla legge regionale, chi è condannato in via definitiva decade dalla carica di consigliere». Tutte notizie trite e ritrite per l'Abruzzo, novità assolute, così sembra, per il popolo della Lega Nord.
Si continua con il racconto delle “non dimissioni, nonostante le condanne: «È rimasto al suo posto, né il Consiglio ha fatto nulla. È intervenuto il giudice che, applicando la norma, lo ha dichiarato decaduto per indegnità».
Poi che è successo? «Nel 2001 è andato ad Arcore e Berlusconi l'ha candidato al Senato, facendolo pure eleggere. Il centrosinistra non ha gridato allo scandalo, perché nello stesso periodo candidava e faceva eleggere tra le proprie file Augusto Rollandin, valdostano, altro consigliere regionale, che si trovava nella medesima situazione. Si sono seduti non sul banco degli imputati, ma su quello del Parlamento».
Storie comuni di politica di oggi. Ma Salini, mai domo, prova a salire ancora più su.
«A Salini non bastava fare il senatore: alle elezioni regionali puntava a diventare candidato della Cdl per la presidenza della regione. Però non c'è riuscito e ha improvvisato un suo partito, raccogliendo le firme per candidarsi autonomamente».
E chi non ricorda qui in Abruzzo quei giorni frenetici di conferenze stampa, organizzate e annullate perché Salini veniva chiamato, una volta al dì, dal Premier?
«Prima che le liste fossero depositate», racconta infatti Di Pietro, «Berlusconi l'ha però chiamato, spiegandogli che così facendo avrebbe fatto perdere il centrodestra e garantendogli, se fosse sceso a più miti consigli, un posto da sottosegretario nel governo. Salini ha accettato, ha ritirato la sua candidatura e la lista: al primo rimpasto è stato premiato col sottosegretariato alla Salute. Era l'11 marzo 2005. Il bello è venuto dopo».
Nonostante il ritiro di Salini, il centro destra perde le Regionali e «Berlusconi», continua Di Pietro nella sua intervista, «furioso, ha mandato Salini a casa: niente più sottosegretariato, dopo soli 42 giorni!».
Un colpo di scena che ha in sé un secondo colpo di scena, puntualmente raccontato dall'uomo simbolo di Mani Pulite.
«Salini è passato col centrosinistra. Ha spiegato ai giornali: «Ho ritrovato casa mia». È entrato nell'Udeur di Mastella, quindi nell'Unione, quindi è mio alleato. Se lo candidano, dovrei andare nel suo collegio a fare campagna elettorale per lui».
«Lo farà?», chiedeva la Padania.
«No, no! Guardi, piuttosto me ne torno in Valtellina», assicura Di Pietro.
Ma dopo sei mesi, come sottolinea oggi il quotidiano, «Salini è candidato di Mastella in Abruzzo», con al chances di entrare in Parlamento e «Di Pietro non ci risulta sia in Valtellina».

27/03/2006 9.54