Prodi e «il Governo della realtà»:«risolveremo i problemi con i piedi per terra»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2605

Prodi e «il Governo della realtà»:«risolveremo i problemi con i piedi per terra»
AGGIORNAMENTO (17.25) PESCARA. Il disimpegno dalla guerra in Iraq, la concretezza ed il rilancio del Mezzogiorno e delle piccole e medie imprese. Ed, ancora, la revisione della legge Biagi e della politica della innovazione e della ricerca. Sono stati questi i temi centrali dell'intervento di Romano Prodi, candidato per l'Unione, nell'incontro con i cittadini al Comune.   LA VISITA DI BERLUSCONI IN ABRUZZO  

LA LETTERA APERTA DEI LAVORATORI EX LSU A PRODI




Di sicuro non si potrà dire che l'accoglienza a Pescara non sia stata calorosa.
La visita abruzzese di Romano Prodi è iniziata questa mattina intorno alle 11, in anticipo sulla tabella di marcia, con una passeggiata nelle vie adiacenti il palazzo comunale dove era previsto il primo incontro pubblico.
Accompagnato dal sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, e dal presidente della Provincia, Giuseppe De Dominicis, il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni è stato portato a spasso per i bar ad incontrare gente, a stringere mani, a dare pacche sulle spalle con i due amministratori locali che distribuivano sorrisi e occhiate d'intesa ai concittadini come a dire «avete visto un pò chi vi abbiamo portato oggi?»
Tantissima gente ha notato con curiosità il trambusto e l'illustre ospite, accompagnato da un folto gruppo di guardie del corpo e dagli immancabili politici abruzzesi che hanno costituito il codazzo d'ordinanza.
Dopo i due caffè che hanno sancito la “bar condicio” -giusto per non far torto all'altro esercizio commerciale della strada- fra due ali di folla il corteo si è mosso verso Palazzo di Città già gremito di simpatizzanti che hanno accolto Romano Prodi in una aula consiliare piena fino allo svenimento. Applausi ripetuti hanno interrotto i discorsi ed i concetti fondamentali del programma dell'Unione; moltissimi i sostenitori anche se non sono mancate le proteste di chi, a suo modo, ha cercato di dare visibilità alle proprie ragioni.

Il presidente della Provincia di Pescara e rappresentante dell'Unione delle province, De Dominicis, aprendo «la chiacchierata» ha sottolineato il disagio degli enti locali e ha detto come sia «indispensabile per il futuro modificare il patto di stabilità che sta strozzando realmente le amministrazioni locali».
«Apriamo la fase di discussione e di concertazione con gli enti locali, cosa che si è interrotta da tempo. Ascoltiamo le istituzioni che sono più vicine ai cittadini», è stato il suo consiglio.

Sono seguite poi le parole del padrone di casa, il sindaco D'Alfonso, che con il suo eloquio cadenzato hai incitato la folla ed ha espresso con precisione tutta la sua gratitudine verso il maggiore esponente della sua coalizione.
Un grosso applauso ha incorniciato il suo breve discorso urlato nel microfono e rimbombato nella sala. Poi la parola è passata a Romano Prodi.
La differenza di toni è stata netta: se il primo cittadino ha parlato per caricare e incitare la folla, Prodi, invece, ha tentato di tranquillizzare e rassicurare chi lo ha ascoltava con attenzione.

«LA NOSTRA CAMPAGNA ELETTORALE»

«In questa campagna elettorale», ha esordito, «il centrodestra tenta in ogni modo di alzare i toni ed il livello dello scontro ma noi non ci faremo trascinare in questa trappola e manterremo la tranquillità e la serenità che ci ha sempre contraddistinto. Diremo con chiarezza quello che è stato fatto nei cinque anni passati e quello che dovremo fare. Contestiamo la logica di distruggere e demolire tutto ciò che è “rosso” e vedere sempre il marcio in ciò che è vicino a noi come la rete delle cooperative. La realtà che rimane è un paese che è calato inesorabilmente e che non riveste più una posizione importante all'interno dell'Europa. Il nostro obiettivo, allora, è quello di guadagnare la metà classifica dei paesi europei e di tentare la scalata con tranquillità e pacatezza, indicando, quando sia il caso le difficoltà e i rischi, senza illusioni, proclami o slogan, senza sogni, ma proseguendo spediti verso i nostri obiettivi».



POLITICA ESTERA

«Questi cinque anni dal punto di vista della politica estera sono stati disastrosi», ha continuato il Professore. «Non bastano le pacche sulle spalle, i sorrisi e le occasioni per fare campagna elettorale in America. La politica al fianco degli Usa è stata in questi anni disastrosa; a cominciare del ruolo che il nostro Paese ha avuto nel conflitto iraqueno. Da subito noi abbiamo detto che questa guerra non la volevamo, che eravamo e siamo per la pace. Oggi tuttavia le differenze fra centrodestra e centrosinistra su questo argomento sembrano ridursi sempre più. Ma chi è poco coerente sta dall'altra parte. Noi siamo rimasti sempre sulle nostre posizioni. Oggi è sotto gli occhi di tutti il pantano iraqueno e la guerra civile: lo dice lo stesso ambasciatore americano. È chiaro che la nostra politica, una volta andati al Governo, sarà differente: noi siamo ancora per la pace».
Prodi parla lentamente e con un tono a volte fievole ma sembra arrivare dritto al contenuto, alla sostanza. Non sembra parlare per strappare applausi.

AL CENTRO DELL'EUROPA

«Dobbiamo assolutamente puntare ad un ruolo importante all'interno dell'Europa, ruolo che in questi anni si è perso. Si deve riprendere il percorso della Costituzione europea interrotto. Dobbiamo riuscire ad essere la porta d'ingresso all'Asia perché ad est si sta compiendo una rivoluzione epocale. Abbiamo studiato tutti a scuola come, con la scoperta dell'America, l'Italia e l'Europa non fosse più al centro del mondo ma il baricentro si era spostato verso ovest, verso i neonati Stati Uniti. In questi anni, invece, con l'esplosione della Cina e di tutto il resto dell'Asia questo baricentro si sposta nuovamente verso est rimettendo al centro la vecchia Europa. Ecco allora che il nostro Paese potrà in futuro ricoprire un ruolo importante se riuscirà ad essere al passo con i tempi e adeguarsi alle nuove esigenze. Bisognerà puntare sul Mezzogiorno e dovremo essere in grado di cambiare cultura e di valorizzare le nostre piccole e medie imprese. Far rinascere i distretti industriali. Dovremo puntare sulla ricerca e sulla tecnologia. Ecco allora che diventa importante sviluppare e far crescere le università e le scuole tecniche: oggi abbiamo pochi tecnici che invece potranno essere la carta vincente domani».
In molti punti è sembrato di sentire il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, che tuttavia era assente.

Prodi proietta il suo uditorio in uno scenario futuristico plausibile con nuove dinamiche politiche ed economiche che dovranno fare i conti seriamente con le nuove emergenze costituite per esempio dall'approvvigionamento delle risorse energetiche e con la conquista di nuove posizioni dominanti della nostra economia.
«O facciamo questo o saremo tagliati fuori», ha spiegato, «lo dobbiamo fare velocemente per ricostruire quel ruolo antico. Dobbiamo riprendere le esportazioni e puntare sulle risorse umane, coccolare e preparare i nostri giovani e strapparli al precariato a vita. Diciamo basta ai precari fino a 35 anni».
L'attenzione si è poi spostata sugli scontri degli ultimi giorni in Francia e alla paura di quei giovani che pure si battono contro una legge che limita il precariato a due anni.




CONCERTAZIONE

«Dovremo restituire un ruolo centrale alla concertazione che significa ascoltare cittadini e le istituzioni locali per poi decidere. Si discute e si ascolta che non significa non decidere. Basta guardare quello che è successo in Val di Susa: il governo Berlusconi si è dimenticato di discutere. Se si fosse invece aperta la strada della concertazione gli scontri si sarebbero evitati. Ed è il metodo che useremo anche noi: dialogheremo su tutto, con associazioni e istituzioni per poi prendere decisioni. Anche noi faremo le opere pubbliche ma le faremo seguendo questa strada».

Dopo circa 45 minuti di discorso Romano Prodi ha salutato uno per uno i candidati dell'Unione e si è diretto al palacongressi di Montesilvano dove era atteso da un'altra folla per uno incontro con chi probabilmente lo voterà.
Dell'Abruzzo porterà con sé sicuramente -oltre al ricordo del calore di quanti hanno voluto vederlo di persona- anche le cravatte di uno dei più famosi artigiani locali ed un delfino d'oro, simbolo della città di Pescara.

22/03/2006 14.10




«LA TV STRUMETALE NON CI SARÀ PIÙ»

(AGI) «Dopo il 10 aprile non avremo una televisione strumentale».
Romano Prodi, durante una manifestazione elettorale a Montesilvano, risponde cosi' a chi gli chiede se dopo le elezioni ci saranno cambiamenti nell'informazione Rai.
«Tutti i giornali mondiali hanno riportato la sceneggiata di Vicenza - spiega il leader dell'Unione riferendosi al blitz di Berlusconi - in modo straordinario. Solo il Tg1 l'ha riportata in modo tale che non ci si e' capito assolutamente niente. Ho fatto un test tornando da Vicenza. Cosa capiva la gente guardando il Tg1? Veramente non hanno capito niente, ne' come e' partita la polemica, ne' quali erano i punti della disputa. Invece, i giornali stranieri, francesi tedeschi, inglesi, americani, compreso il 'New York Times', hanno riportato con senso di angoscia questa mancanza di serieta'. Il cambiamento - ha detto ancora Prodi - si fa nella cabina elettorale, non lo si decide urlando, impadronendosi dei mass media ed umiliando, spesso, la par condicio, come avviene inventando trasmissioni in cui Berlusconi e' visto di fronte e a me mi si riprende da dietro la testa. Tutte cose - ha concluso - abbastanza ridicole, umilianti per un Paese serio».
«Vi assicuro - ha aggiunto - che ci sara' piu' concorrenza nel sistema televisivo. Nel sistema televisivo - ha aggiungo Prodi - voglio la pluralita' delle voci; noi siamo davvero liberali perche' non abbiamo interessi: non potete essere liberali se possedete il sistema televisivo. Il problema dei media e' il piu' delicato di tutto il funzionamento della democrazia. ».

22/03/2006 17.36