Postilli-Riccio. Radica(Pd):«esempio di come non va fatta un'opera pubblica»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Un'opera che rischia di restare una grande incompiuta (come avevamo già scritto oltre 3 anni fa).

Il maxi cantiere della Postilli Riccio è per il consigliere provinciale del Pd, Angelo Radica «un esempio da mostrare ai futuri architetti e ingegneri».

Per trarne spunto? Niente affatto: «quello è un esempio su come non deve essere assolutamente fatta un'opera pubblica», tuona Radica.
La lunga, lunghissima storia di questa opera inutile così come realizzata fino ad ora si può far risalire al 2002: il Comune di Ortona e l'Eni (che aveva appena aperto due nuovi pozzi) firmarono un accordo con il quale la multinazionale si impegnava a costruire il lungomare.
Insomma un'opera per la collettività a fronte della presenza sul territorio dell'azienda petrolifera.
In un primo momento la strada doveva essere pedonale, piccola, un nuovo passeggio per turisti a pochi passi dal mare e per servire meglio la zona sulla quale c'erano solo piccoli sentieri interpoderali.
Il costo ipotizzato era di un paio di milioni di euro.
Poi si è stravolto tutto. Il costo è lievitato (6 milioni di euro) così come si sono decisamente allargate anche le dimensioni che hanno reso la zona tutt'altro che pista pedonale. Si sono aggiunti fondi pubblici e tra un po' si festeggeranno i dieci anni dal varo del progetto. Senza la strada ovviamente.
«Agli studenti andrebbe spiegato innanzitutto che per realizzare l'opera sono stati utilizzati i fondi Cipe (ora Fas) destinate ad opere strategiche», continua Radica nella sua provocazione. «Questa strada lungo poco più di un chilometro non è certo un'opera strategica».
Non sono mancate nel corso degli anni le proteste di cittadini, associazioni e forze politiche ma l'opera viene comunque avviata nel 2007.
«Dopo 3 anni esatti», continua il consigliere provinciale, «dopo avere speso tutti i 6 milioni di euro ci troviamo di fronte ad un cantiere incompiuto, ad un vero è proprio “detrattore ambientale”, alla necessità di altre risorse finanziare per completare l'opera, soldi che pagheranno i cittadini in un momento di scarsità di finanziamenti per le opere pubbliche e di taglio ai bilanci comunali».
Radica parla di un «grave spreco di risorse pubbliche in una fase in cui le amministrazioni locali non riescono nemmeno a garantire la manutenzione delle strade, l'erogazione di servizi minimi in particolare alle categorie più deboli. Sappiamo che sono in corso contenziosi tra i vari soggetti coinvolti. Chiediamo a chi di dovere di accertare in fretta le responsabilità, all'amministrazione comunale scelte sulla destinazione dell'opera. Questa volta non può accadere come spesso avviene in Italia che di fronte a veri e propri scempi la responsabilità non sia di nessuno».

31/05/2010 14.12