Vi raccontiamo l’Abruzzo che non va

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Numerosi gli spunti emersi ieri nel convegno organizzato dallo Sdi per lanciare il partito di Del Turco nella campagna elettorale. Disamina attent dei problemi della nostra regione.
L'Abruzzo è in grave ritardo nelle infrastrutture, nella formazione e nella ricerca e, se non avremo il coraggio di cambiare le cose, la conseguenza è la perdita di competitività delle aziende che operano sul territorio”.

E' quanto emerso dal convegno “Cosa serve all'Abruzzo” svoltosi ieri pomeriggio all'Auditorium Cianfarani di Chieti alla presenza di esponenti delle istituzioni, della politica, del mondo accademico e delle imprese.

A scaldare gli animi ci ha pensato il Presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco: «Gli ultimi giorni dimostrano che l'Abruzzo ha cominciato ad essere protagonista delle vicende italiane ed europee: l'aumento delle assegnazioni del fondo sanitario e l'assegnazione del ruolo di capofila dell'Abruzzo nel progetto Interreg 3 per unanime decisione delle regioni italiane e dei Paesi transfrontalieri sono due risultati importanti che danno il senso della rileggittimazione che l'Abruzzo sta meritando. Il nuovo corso lo abbiamo comunicato con l'approvazione di un bilancio virtuoso che non punta a distribuire soldi a tutti ma che è deciso ad investire nella ricerca, nell'innovazione e nella formazione di una classe dirigente con un'operazione che coinvolga tutto il mondo dei saperi, prima di tutti le Università. Conservare è sicuramente più facile di innovare – ha proseguito Del Turco – e una prova di coraggio riformista la chiedo anzitutto ai componenti della nostra coalizione, a partire dal Parco scientifico e tecnologico che di scientifico e di tecnologico finora hanno avuto solo il modo di sperperare il danaro pubblico».


Duilio Gruttadauria presidente di Ecosfera, una delle società di progettazione e studi di fattibilità più importante del nostro Paese, ha parlato di politiche infrastrutturali: «Le esigenze infrastrutturali dell'Abruzzo non sono cambiate inegli ultimi 15 anni, e sapete perché? Perchè non è stato fatto nulla di ciò che era necessario per il territorio. Oggi la situazione è ancora più urgente: Le imprese hanno necessità di abbattere i costi e uno dei fattori è la mobilità delle merci e qui la più concreta idea di sviluppo passa inesorabilmente attraverso il rafforzamento del canale di connessione tra l'Adriatico e il corridoio transeuropeo che ha in Roma uno dei suoi nodi fondamentali».

«Essenziali», continua, «a questo fine sono due interventi: il potenziamento del porto di Ortona e l'attrezzatura e il potenziamento dell'innesto di questo canale a Roma. Inoltre, il sistema di comunicazione tra l'Adriatico e Roma potrebbe prevedere altri punti di riqualificazione e ridefinizione funzionale: la connessione adriatica, cioè l'attrezzatura della E rovesciata che connette Teramo, Giulianova, Pescara, Manoppello, Ortona, il Porto di Ortona e il suo retroterra; la nuova attribuzione di ruolo preciso all'interporto della Marsica, ad Avezzano. Un problema con una sua autonomia resta la ferrovia Pescara-Roma, che deve essere posta in condizioni di costituire uno snodo efficiente per il trasporto delle merci, ma deve anche servire, almeno in alcuni tratti, a permettere il trasporto di flussi rilevanti di passeggeri, soprattutto pendolari. Occorre insomma una vera e propria governance delle infrastrutture perché ciò che serve all'Abruzzo per la mobilità è sicuramente qualcosa che servirà all'Italia e all'Europa».

Il Magnifico Rettore dell'Università de l'Aquila, Ferdinando Di Orio, ha parlato dello stato della ricerca in Abruzzo e in Italia: «Se si considera il rapporto tra ricerca scientifica (valutata con il numero di citazioni per articolo) e il Prodotto Interno Lordo quanto più è alto questo rapporto, tanto più è efficiente il paese nel campo della ricerca – il primato mondiale spetta alla Svizzera. L'Italia si posiziona al 16esimo posto, ed è preceduta dalla Spagna. Questo dato spiega che una produzione scientifica non solo quantitativamente cospicua ma anche di ottima qualità, può realizzarsi solo se procede di pari passo e in modo sinergico con uno sviluppo socioeconomico ad elevato know how e ad alta competizione sui mercati. Nel 2003 l'investimento pubblico in ricerca è diminuito del 5.3% e, secondo dati provenienti dalla Commissione Europea, l'Italia è posizionata all'ultimo posto tra i 25 paesi dell'Unione allargata».

«Si sta inoltre accentuando il fenomeno cosiddetto della “fuga dei cervelli” – continua il Rettore Di Orio – che si realizza in due momenti diversi: al momento della scelta dell'iscrizione all'università e al momento dell'entrata nel mondo del lavoro, e l'Abruzzo non ne è escluso. Da studioso chiedo alla politica interventi strutturali, meno sagre e più ricerca. Uno studioso per cinque anni costa 250 mila euro e fa ricerca a tempo pieno, è una risposta a chi pretenderebbe investimenti milionari per attività sportive e per cementificare il territorio. L'investimento maggiore è la conoscenza. Servono investimenti nella ricerca, il governo centrale, negli ultimi cinque anni, li ha fatti mancare, speriamo nel prossimo, e serve un parlamentare abruzzese che conosca e dica queste cose, che parli dell'Abruzzo che fa ricerca e non solo di sagre e giochi».
Il professor Pino Mauro, docente di economia della Università G. D'Annunzio ha descritto i processi di trasformazione in atto nella nostra regione, riportando dati allarmanti sul prodotto interno lordo negli ultimi anni.
«L'apparato produttivo abruzzese si trova in una situazione di affanno – ha dichiarato il professor Mauro – il Prodotto interno lordo ha avuto negli ultimi anni non solo crescita zero, ma negli ultimi anni un andamento negativo. Nel 2004 forse il peggiore tra tutte le Regioni italiane. Sull'occupazione abbiamo risultati altrettanto deludenti, specie nel 2004: aumentano le persone incerte d'occupazione e si verifica una situazione di crescita basta esclusivamente sul lavoro flessibile. Se mettiamo insieme questi due aspetti verifichiamo che l'Abruzzo si trova in una situazione non certo incoraggiante».

«Il perché di questo trend - continua il professor Mauro - si spiega da un lato con aspetti di natura congiunturale e strutturale, dall'altro con l'aumento del petrolio, l'avvento dell'euro e la fine delle svalutazioni competitive che prima consentivano all'Italia di essere presente sui mercati internazionali. Il saldo tecnologico, la globalizzazione crescente e l'aggressione della concorrenza internazionale, specie dei paesi dell'Est sono attualmente le sfide più impegnative».

«Allora, occorre innanzitutto partire dagli elementi postivi, come i sistemi locali di lavoro e i distretti industriali che sono aspetti significativi per la piccola impresa, e poi occorre rigenerare i fattori di competitività con un'azione forte sulla ricerca e sullo sviluppo, e contemporaneamente sulla formazione delle competenze professionali. Per l'Abruzzo, è necessario implementare l'attrattività del territorio, attivare politiche di internazionalizzazione e di sostegno del manifatturiero e del terziario. Il nostro obiettivo deve essere liberalizzare il terziario dove l'Abruzzo è sottodimensionato, vale a dire turismo, cultura, servizi, che in Italia sono molto protetti, pena la trasformazione di questa crisi in un vero e proprio declino».

L'intervento conclusivo di Lamberto Quarta ha riassunto i tre temi emersi nel corso delle relazioni e ha individuato una sorta di trasversale che l'esponente regionale della Rosa nel Pugno ritiene essere alla base per aumentare il potenziale di sviluppo delle imprese abruzzesi, ossia la politica della formazione professionale: «Si tratta di una questione cruciale e strategica, perché qualsiasi intervento per lo sviluppo e per l'innovazione deve confrontarsi con un mercato del lavoro che nella nostra Regione appare oggi inadeguato a raccogliere le sfide della competizione. Su questa questione le competenze di programmazione e quindi le responsabilità di un utilizzo delle risorse, ricadono interamente sulla Regione. Non si può aggirare questo problema invocando la scarsità di risorse economiche disponibili o la responsabilità di istituzioni sovraregionali. Ci sono grandi risorse finanziarie disponibili ed occorre pertanto una nuova politica della formazione che sia coerente con il Documento di programmazione economico e finanziario, e che si muova sui seguenti obiettivi: a) controllo dell'emergenza occupazionale; b) qualificazione dei servizi e degli strumenti di politica attiva del lavoro; c) sviluppo del sistema d'istruzione e formazione attraverso il coinvolgimento delle istituzioni universitarie finalizzato all'alta formazione e al potenziamento delle attività formative individuali, con uno sforzo che veda al centro l'ingegneria e le nuove tecnologie».

«Insomma – ha concluso Lamberto Quarta – per fare queste cose occorre modificare radicalmente il sistema formativo regionale, costruendo una rete integrata che sostenga lo sviluppo delle piccole e medie imprese e che renda altresì concreto, il rapporto tra realtà produttive e ricerca universitaria ed enti di formazione».
13/03/2006 9.53