Ricci ritira querela contro Febbo: «si è scusato in privato»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L'ex sindaco Francesco Ricci ha ritirato la querela nei confronti dell'assessore regionale Mauro Febbo: «si è scusato», ha spiegato l'ex primo cittadino, «ma la questione politica non è chiusa».


Si è conclusa in questi giorni una vicenda che ha visto contrapposti l'ex sindaco Ricci e l'assessore regionale all'Agricoltura Mauro Febbo. Il secondo in una conferenza stampa, nel 2007, parlando della situazione creatasi dopo il crollo della Biblioteca De Meis, paventò un interesse privato di Ricci al trasferimento della sede presso l'ex ospedale militare, in quanto di proprietà di un parente dell'ex assessore comunale Carmelina Di Cosmo.
«La questione venne da lui sollevata in una conferenza stampa», ricorda oggi Ricci, «nella quale mi dipingeva come grande manovratore lasciando intendere cose che non era in grado di sostenere con i fatti, per questo decisi di querelarlo».
«A riflettori spenti, senza taccuini davanti, di fronte solo a chi lo chiamò per ascoltare la sua versione dei fatti e forse per evitare un possibile rinvio a giudizio», continua l'ex sindaco, «Febbo ha ribadito le affermazioni, dicendosi però convinto della mia buona fede e sottolineando che mai aveva sospettato un mio privato interessamento, perché quel trasferimento non si concretizzò e a distanza di quattro anni da quelle affermazioni, la sede era ancora al Teathe Center».
Un concetto che l'assessore ribadisce anche nella lettera di scuse a sua firma, che ha inviato qualche giorno fa al suo avversario politico. «L'ho ricevuta dopo la fine della campagna elettorale», racconta ancora Ricci, «durante la quale, però, malgrado “fosse convinto” della mia onestà come scrive nella lettera, non ha mancato di cavalcare la tigre del sospetto e della scorrettezza solo per screditare ancora la reputazione di chi in cinque anni non ha accumulato scheletri nel suo armadio di sindaco e di cittadino di Chieti».
L'ex sindaco ha comunque deciso di non dare seguito a quel procedimento, perché la sua affermazione sulla buona fede di fatto sarebbe stata sufficiente a chiudere la questione giuridica, «ma di certo non risolve il problema politico», sostiene l'esponente del Pd.
«Trovo infatti che questa vicenda offra un'eloquente chiave di lettura circa il modo di fare politica di Mauro Febbo e del centrodestra che oggi è alla guida della città: sollevare polveroni per confondere le idee dell'opinione pubblica, sicuri che il tempo del chiarimento sia lungo a venire. Nei fatti un metodo basato sull'inganno e sull'opportunità, più che sull'onestà intellettuale e la concretezza. Da ex sindaco di Chieti mi auguro davvero che quello che è capitato a me non succeda anche alla città che ho amministrato con onestà e passione, anche se a dire il vero le premesse sulla composizione della giunta lascerebbero più di una perplessità in merito».

17/04/2010 13.28