Dismissioni immobili Provincia, Coletti (Pd): «quello era il mio piano»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Se le parole hanno ancora un significato allora tutti noi dovremo attenerci a chiamare le cose con il loro nome».

E' abbastanza sconcertato Tommaso Coletti nell'apprendere le dichiarazione di Di Giuseppantonio relativamente al piano di dismissione degli immobili della Provincia di Chieti.
Perchè Coletti ne è sicuro: «quello è il piano di dismissione già previsto dall'amministrazione da me guidata con una delibera approvata nel 2008 per adempiere alla norma nazionale del governo Berlusconi  che dispone di alienare gli immobili inutilizzati».
Un'azione utile a bilanciare i minori trasferimenti che lo Stato ha disposto verso gli enti locali  e un'adempimento che permette di assottigliare un patrimonio immobiliare spropositato e dai costi di manutenzione divenuti insostenibili per il bilancio provinciale.
Il piano di dismissione degli immobili che l'attuale Presidente definisce “ gioielli”, è composto secondo Coletti, «per la quasi totalità di ex case cantoniere, abbastanza malmesse, ereditate dall'Anas e, per una parte residuale, di fabbricati che non hanno mai reso un termini di entrate ma che hanno comportato solo esborsi per manutenzioni straordinarie. Prova ne è il fatto che quando siamo entrati in Provincia nessuno, per anni, aveva mai pagato per occupare i suddetti fabbricati».
«Quando i “gioielli” saranno stati venduti», continua l'ex presidente della Provincia, «vigileremo, insieme ai cittadini, su quale sarà la destinazione vera degli introiti visto che la prossima approvazione del bilancio consuntivo svelerà la verità sui debiti inventati. Ne vedremo delle belle!» Coletti anticipa che nei capitoli del bilancio 2009 sono già stati individuati 4.500.000  di euro di fondi non impegnati e un avanzo di amministrazione di 1.800.000 di euro.
«La somma è presto fatta, 6 milioni di euro circa, e  consegna al Presidente delle scuse e delle lamentele una Provincia di Chieti con i conti a posto. Dico questo», conclude l'esponente del Pd, «dopo aver subito mesi di accuse ingiuste e lo dico a beneficio non mio ma  di tutte le aziende in sofferenza che  aspettano di essere pagate, delle associazioni che hanno visto revocati i contributi assegnati, dei tanti giovani messi alla porta perché non ci sono i soldi per pagare. I soldi ci sono per i direttori generali, per gli staff, per i tanti collaboratori amici, ma questa è un'altra storia».
14/04/10 12.37