Nucleare, Sinistra e Libertà: «decreto passato senza sentire le regioni»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. L’8 marzo la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto legislativo con cui il Governo vorrebbe spingere l'Italia nell'avventura nucleare.


Per Alfiero Grandi, della Sinistra Ecologia Libertà alla Provincia de L'Aquila: «il Governo ci ha scavalcati» e il testo è stato approvato «senza sottoporlo alle Regioni».
E infatti in testa al decreto è proprio scritto «Preso atto che la seduta del 27 gennaio 2010 della Conferenza Stato-Regioni non si è tenuta» e prosegue con gli altri passaggi di rito: visto, acquisito.
«Il Governo», contesta Grandi, ha considerato non indispensabile il parere delle Regioni sul testo, forse per timore che venisse bocciato. Il Governo cerca di ignorare che la singola amministrazione regionale è l'unica titolare del diritto di decidere sul suo territorio».
Ma per l'esponente di Sinistra Ecologica, in realtà il Governo saprebbe bene che difficilmente avrebbe ottenuto il consenso delle Regioni: «ne è conferma la fuga dal nucleare, per quanto opportunista, di tutti i candidati della destra alla Presidenza delle Regioni. Per i quali l'unico nucleare buono è quello costruito altrove».
Il Governo, sostiene sempre Grandi, avrebbe anche scritto una norma «capestro», «palesemente incostituzionale, prevedendo che nel caso di disaccordo della Regione interessata ci sia un decreto governativo sostitutivo della mancata intesa».
In altre parole o la Regione accetta le centrali oppure il Governo deciderà comunque di farle attraverso questo decreto sostitutivo.
«E' necessario», insiste Grandi, «che le Regioni, pur in piena campagna elettorale, decidano rapidamente di fare ricorso alla Corte Costituzionale anche contro il decreto legislativo. Per evitare che sopravviva (ormai ha forza di legge) anche ad un giudizio negativo sulla legge 99/2009».
Ma il decreto conterrebbe «altre perle»: «viene affermata con sicumera l'affidabilità dell'energia nucleare e questo costituisce il fondamento ideologico della strategia nucleare del Governo, ignorando perfino le preoccupazioni espresse dalle Agenzie per la sicurezza di Francia, Finlandia e Inghilterra su diversi aspetti delle stesse centrali che dovrebbero essere costruite in Italia.
L'Agenzia per la sicurezza ancora non esiste e la legge prevede sia costituita mettendo insieme il personale di 2 uffici pubblici esistenti e senza fondi. Eppure, stando al dl, l'Agenzia dovrebbe controllare le proposte delle aziende per le centrali, i siti, la loro costruzione».

19/03/2010 10.58