Roccamorice, il sindaco Pd si iscrive al Pdl e la sua maggioranza... approva

Alessandro Biancardi

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ROCCAMORICE. Trasformismi politici, se ne vedono ogni giorno ma a Roccamorice la realtà supera la fantasia.

Il sindaco, del Pd, fa un tuffo carpiato e si butta nel Pdl. La maggioranza si ritrova all'improvviso il primo cittadino del colore politico avverso. E che fa? Niente, approva. Tutti felici?
Nient'affatto. I componenti del Gruppo consiliare “Libertà e sviluppo” rimangono esterrefatti. Si chiedono come sia stato possibile tutto questo. Chiedono ai vertici del Pd cosa ne pensano, se sia normale, se sia lecito. Se sia opportuno. Ma le risposte non arrivano: è silenzio assoluto.
«Il sindaco Antonio Del Pizzo, eletto nella lista del Pd», racconta il consigliere di minoranza Francesco Palumbo, «d'un canto si iscrive al Pdl dichiarando solennemente in Consiglio di voltare gabbana per poter chiedere ai potenti di turno qualche spicciolo per il paese, come dire, mirabile esempio di trasparenza politica di matrice anglosassone».
«Non solo», continua Palumbo, «ma il gruppo del Pd, lungi dal manifestare un grammo di rimostranza continua a sostenere il sindaco con invidiabile nonchalance, confermandogli peraltro la fiducia nel corso della discussione di una mozione di sfiducia, promossa dalla minoranza anche a seguito della condizione di indagato nell'ambito dell'inchiesta sul distretto sanitario di Scafa».
Per Del Pizzo, infatti, è stato chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta che ha coinvolto il manager Alderighi, in quanto medico componente della tredicesima commissione di invalidità.
Commissione, sostengono gli inquirenti, troppo 'morbida' nel concedere punteggi ai malati, anche senza visite mediche.
Ma neanche questo coinvolgimento nell'inchiesta ha turbato più di tanto il Comune di Roccamorice. D'altronde se il principale indagato è tornato al suo vecchio lavoro (alla Asl di Montesilvano, però) da queste parti non ci si formalizza e la vita scorre tranquilla come un tempo.
Ma Palumbo e il suo gruppo si ribellano, eccome. Così hanno provato a scrivere al direttivo del Pd per sapere cosa ne pensassero di questo «ibrido da primato nella Repubblica».
«Interpellati sul punto i dirigenti regionali e provinciali del Pd su tale scenario», racconta Palumbo, «essi tacciono, ripetutamente e inspiegabilmente. Se a tale desolante quadro vengono aggiunti poi alcuni corollari di costume, quale a titolo di esempio, il fatto che il sindaco abbia nominato assessore il padre di un consigliere e altre astruse trovate del genere, forse una parolina della stampa, previo rapido controllo dei fatti, non sarebbe del tutto inopportuna».
Eppure nel caso del sindaco di Spoltore Ranghelli (Pd), che ha fatto entrare nella sua maggioranza ex esponenti del centrodestra, il Partito Democratico si era fatto sentire.
Ma ormai Del Pizzo è volato verso altri lidi. Cosa dire a lui se non buon viaggio?
Ma cosa dice oggi il Pd sui proprio consiglieri che hanno dato la fiducia al nuovo primo cittadino targato Popolo delle Libertà?
«Noi riteniamo», scrive Palumbo, «che voi, in quanto dirigenti di partito, non possiate esimervi dal prendere una pubblica posizione. Come giustificherete la rinnovata fiducia nei confronti di un sindaco targato Pdl agli occhi dell'opinione pubblica regionale? Certo non potrete appellarvi all'anomalia del piccolo caso di periferia o derubricare il tutto a scelte di carattere personale dei singoli consiglieri. Non è il rango territoriale delle questioni che diminuisce le responsabilità dei dirigenti ed è partire dalle questioni più vicine ai cittadini che occorre dimostrare la coerenza e la dignità di una forza politica».

17/03/2010 9.45