Mascia sotto scacco, Teodoro le tenta tutte per tornare in giunta

Alessandro Biancardi

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Mascia sotto scacco, Teodoro le tenta tutte per tornare in giunta
PESCARA. Mascia e i suoi ex amici: tornato il braccio di ferro in vista della votazione del bilancio. Il voto dei teddyboys potrebbe fare la differenza.

Si sono incontrati prima in Comune poi sono andati a cena in un ristorante di pesce sperando di riuscire a fare pace davanti ad un brodetto.
Ma quello che la politica divide, il cibo non ricompone, almeno sembra per il momento.
Gianni Teodoro, dopo la litigata di Natale e la sua uscita dalla giunta (con l'ingresso al suo posto dell'assessore D'Ercole), torna a chiedere al primo cittadino il rispetto degli accordi pre elettorali.
Teodoro vorrebbe rientrare nella squadra di governo del primo cittadino e sistemare qualcuno dei suoi uomini in posti apicali. Ma il braccio di ferro continua e la soluzione non arriva.
«Ho ricordato nuovamente al sindaco», ha scritto Teodoro in una nota, «che prima della seduta sul bilancio devono essere ripristinate le condizioni politiche che consentano la rappresentanza della Lista Teodoro nel governo cittadino e negli organi consiliari di vertice, come la vice presidenza vicaria del consiglio e la presidenza di una commissione. Se il sindaco sul bilancio chiede un voto politico, io attendo che risolva politicamente le questioni».
Insomma o Mascia rispetta i patti o rischia di andare sotto in votazione.
Ma fuori dalla porta ci sono altri che bussano e spingono.
Sabato si è riunito, infatti, il Gruppo Consiliare al Comune di Pescara della “Democrazia per le Autonomie”, di Giampiero Catone che ha assicurato «siamo a livelli non più tollerabili».
«Continua il degrado della condizione della maggioranza al comune di Pescara, per il cui superamento abbiamo formulato invano proposte unicamente mosse dalla preoccupazione di dare slancio e respiro propositivo e strategico ad una gestione della cosa pubblica che è perfino incerta ed altalenante su un itinerario di ordinaria amministrazione», ha detto l'onorevole insieme ai consiglieri Adele Caroli, Livio Marinucci, Domenico Lerri, tutti ex amici di Mascia poi emigrati in altri lidi.
«Purtroppo», ha spiegato Catone, «non abbiamo fin'ora riscontrato segnali positivi, capaci di cogliere l'inadeguatezza dell'attuale esecutivo rispetto alla crisi che minaccia ora le fondamenta dell'economia cittadina e all'esigenza di restituire un ruolo propulsivo alla città rispetto all'area centrale dell'Adriatico e dell'intera regione».
«Perciò, nel ribadire la nostra piena autonomia dal gruppo del PDL», hanno continuato i quattro, «invitiamo il sindaco della città a valutare attentamente l'esigenza di un gesto coraggioso e responsabile, che realizzi sia le condizioni per l'esistenza di una giunta condivisa, sia di un bilancio frutto di un lavoro e di un impegno veramente comuni». Ovvero si sta chiedendo di sciogliere la sua giunta. E crearne un'altra. Che accontenti un po' tutti.
Non resta a guardare le guerre intestine il Partito Democratico.
Per Stefano Casciano, Segretario cittadino del Pd, «sembrava che Mascia ce l'avesse fatta a uscire dal tunnel, a non farsi più tenere in pugno dai suoi volubili alleati. E invece, questa goffa iniziativa, un tentativo estremo di ricomporre la maggioranza in vista della seduta sul bilancio, rimette tutto in discussione. Sappiamo bene che occorrono 21 voti per approvare la delibera, e i due teddyboys potrebbero fare la differenza fra un'amministrazione alla deriva e una che continua ad annaspare per restare a galla».
«La combriccola del brodetto», continua Casciano, «fa bene a cercare di riaccendere la scintilla della passione davanti ad un buon piatto di pesce, ma, forse, Mascia dovrebbe preoccuparsi del fatto che l'amore non è mai scoccato fra la sua amministrazione e la città di Pescara. Dopo questo incontro, il sindaco vedrà il bilancio approvato, Teodoro e i suoi avranno qualche poltrona e qualche incarico in più e i pescaresi, come sempre, saranno gli unici a farne le spese».

15/03/2010 9.15